
di Luisa Nucera – Presepi viventi allestiti con cura e dovizia di particolari in scenari fantastici. Teatri i vecchi borghi della nostra terra; località che si prestano alla rappresentazioni suggestive e impressionanti per la presenza
di vecchie case e ruderi dal fascino antico e leggendario. Capaci di far sognare ma anche di far rivivere la storia e le tradizioni con slancio e curiosità, fede ed emozione, ma anche con un pizzico di nostalgia per qualcosa che forse oggi non può più sopravvivere; non può più esistere. L’associazione pro-terra di Fiumara è uno dei tanti che ha utilizzato con accuratezza di preparazione il viottolo pedonale che parte dal basso e che si inerpica fino a metà collina, circondato da vecchie abitazioni e ruderi del Palazzo Catalani . Più di 50 i mestieri rappresentati, e, le scene allestite, mettono in evidenza lo sforzo dei componenti dell’Associazione onlus in uno scorcio paesaggistico che rievoca la vita d’altri tempi.” In cima ad una rupe, sgretolano i muri di un castello antico che riporta al passato; vivo la leggenda di quelle antiche mura…di quel castello sono rimasti i ruderi e la sua storia…” Giuseppe Sergi poeta, riporta con i suoi versi la bellezza della storia e il valore del passato che, grazie al sacrificio e all’operosità di un popolo, ha conservato il valore della memoria e la dignità del sacrificio. Lo stesso che i mestieri, incarnati da abitanti del posto,hanno riprodotto con passione e autentica immedesimazione. Il vecchio fabbro che con l’incudine ha forgiato i suoi ferri per costruire il recinto e i bastoni ad uncino; i panettieri che hanno diffuso la fragranza del pane fatto in casa condito con olio ed origano e che i visitatori hanno apprezzato. E c’era pure chi, sotto una luce fioca e deprimente, è riuscito a lavorare la creta per il vasellame da esporre o da vendere o per modellare le giare adatte ad usi svariati dell’epoca. Un bisogno quasi inconscio di far riaffiorare il senso del passato; il sacrificio, dopo un sudato lavoro, regalava soddisfazione al prossimo e, al tempo stesso, accresceva fiducia ed autostima. Si respira un’atmosfera di calma e di serenità al presepe vivente di Fiumara; i sentieri ripidi costringono alla lentezza dei percorsi; alla sosta dinanzi ad una scenetta; alla riflessione, alla compostezza, alla meditazione. Una nostalgia di lentezza nell’acquisizione di una consapevolezza del valore e dell’etica del sacrificio che lo sforzo umano comporta e che nella Cristianità è arricchente e illuminante, indispensabile e catartico. Fa da sfondo la frenesia dell’era consumistica quasi selvaggia ed irriverente. Non riflette un vero e proprio bisogno fisiologico, ma è l’opportunità materiale che esige la sua presenza. La nostra era minimalista ed approssimativa, immediata e scontata, esige la velocità del pensiero e quella del movimento. Dote fondamentale per acquisire fiducia e rispetto dell’opinione comune. Difficile controllare l’ansia che scaturisce da un tale processo in continua corsa e che non lascia spazio alla riflessione. Difficile ammettere di non avere il tempo per ripensare ad un’equilibrata e pacifica vita. Impossibile ripescare, in un vortice di corsa convulsa e frettolosa, la lentezza del pensiero o ricreare i sacrifici comportamentali dei vecchi mestieri, assorbiti dal consumismo e dall’agio. Fortuna che rimane il sogno, la storia e la tradizione. Spesso sinonimo di sfogo, riflessione e contemplazione. Non sempre grazie ad essi ci sentiamo più forti ma, perlomeno ci avviciniamo al sentiero complesso delle emozioni del passato. Per un futuro fatto di speranza concreta e nostalgia della fede. Affinchè, nelle larghe maglie della memoria, si perda per sempre, la corsa contro il tempo e si recuperi l’energia positiva del pensiero di ogni uomo.




