
di Cristina Marra – Per la prima volta in contemporanea nelle librerie e su ebook “Incubo bianco” (pag.432, a soli euro 6,90) è il primo romanzo dell’avvocato svedese Lars Rambe. Best seller in Svezia, il thriller che promette di gelare il sangue nelle vene in piena estate non delude le aspettative. Una tranquilla cittadina svedese, un irrisolto duplice omicidio avvenuto nel 1965, l’inchiesta di un
giornalista che quarant’anni dopo riapre il caso e fa affiorare dure e scomode verità: questi gli ingredienti del plot con cui Ramble costruisce una storia di fughe, amore, gelosia, vendetta e violenza. Fredrik Gransjö, il protagonista, reporter di cronaca nera, nonostante “i ritmi serrati e la paga davvero pessima” ama il suo lavoro e lascia Stoccolma e il suo incarico all’Expressen per trasferirsi quasi per caso” con la moglie Ulrika, in attesa del secondo figlio, e la piccola Klara nella più tranquilla cittadina di Strängnäs “e lavorare per il giornale “Strängäs Dagblad”. Il direttore responsabile gli accorda il permesso di scrivere una serie di articoli storici, “l’argomento era il vecchio ospedale psichiatrico sull’isola di Tosterön, il Sundby, che era stato chiuso alla fine degli anni Ottanta”. Trasformato in parco aziendale e zona residenziale, l’ospedale aveva ancora un fortissimo significato per la città ed “era questo che interessava Fredrik. La storia dell’ospedale metteva facilmente in moto la fantasia, e la realtà poteva forse essere ancora più eccitante”.
Fredrik comincia ad occuparsi del Sundby e si concentra “sull’importanza dell’ospedale nel secolo passato e, soprattutto, sulle tracce che poteva aver lasciato sulla Strängnäs di oggi”. Gli episodi agghiaccianti avvenuti nel 1965 relativi alle morti violente di due giovani riemergono dal lavoro di ricerca di Fredrik. In una gelida mattina del gennaio 1965 “ in mezzo a una porzione di ghiaccio irregolare dal colore bluastro, si vedeva un buco quasi congelato. Dal buco spuntavano i busti di due persone” la polizia ritrova così i cadaveri di un uomo e una donna “stretti l’una contro l’altro, quasi attorcigliati”. Il duplice omicidio era avvenuto “sui ghiacci del lago Mälaren e una delle vittime era un paziente dell’ospedale psichiatrico”.
Con uno stile asciutto e “glaciale” come l’atmosfera invernale che pervade tutto il libro, l’autore si inoltra nel racconto del mistero che avvolge quel caso e le vecchie indagini dell’ispettore di polizia Sven Aronsson, che all’epoca si era occupato del caso, si alternano con quelle del giornalista che consulta documenti e articoli di giornale per fare luce sulla vicenda e arrivare alla verità. Fredrik che ha ottimi rapporti con la polizia locale e anche “il capo delle indagini, Maria Carlson, era favolosa ma con lei era un po’ più difficile entrare in confidenza”, si improvvisa detective e con i suoi articoli svela i “molti punti di domanda attorno al caso” emersi dopo il ritrovamento dei cadaveri nelle acque gelate del lago e rimasti senza una risposta. La ricostruzione dei fatti e la descrizione di personaggi coinvolti nella vicenda di quarant’anni prima procede di pari passo con quella dei fatti di cronaca della Strängnäs del 2005. Il giornalista scrive, si espone alle critiche ed é “preparato a reazioni violente” che non tardano ad arrivare. Mentre la cittadina è sconvolta da un omicidio, uno scasso e un incidente stradale che sembrano essere collegati, l’incolumità di Fredrik e della sua famiglia sono messe a repentaglio.
Gransjö riconosce la sensazione che prova nel tornare ad occuparsi di cronaca nera e ad essere a contatto con la violenza ed i rischi e “quand’era sparita la nausea erano spariti anche i suoi tentennamenti riguardo all’incarico. In quel momento nutriva una sorta di odio-amore per quel ruolo giornalistico, ma ci si voleva ugualmente buttare a capofitto”. In un susseguirsi di azioni, di chiamate anonime o d’emergenza, di sopralluoghi e interrogatori, il thriller procede a ritmo incalzante, e il bianco della neve e del ghiaccio macchiati dal sangue vittime diventa di nuovo candido quando la verità dei fatti torna a galla così come avevano fatto i cadaveri delle due giovani vittime gettati nel lago nel lontano 1965.




