
di Clara Varano – Sicura di sé, schietta e consapevole delle sue grandi capacità di donna e divulgatrice di cultura, Antonietta Santacroce,
per gli amici solo Tonia, direttore artistico del teatro Politeama di Catanzaro, si racconta a strill.it, parlando del suo mondo, dell’amore per la musica, per l’arte, entrando nel dettaglio del suo ultimo lavoro, il “Festival d’Autunno”, senza nascondere un grande orgoglio femminile e senza tralasciare quel pizzico di vita privata che contribuisce, e dal sorriso e la luminosità con cui ne parla è chiaro, a renderla una donna completa e felice. Un uomo, Floriano Noto, suo marito, che oggi rappresenta un valore aggiunto non solo nella sfera personale.
Oggi direttore artistico del Politeama, una meta importante, ma quando nasce la sua passione per la musica?
La mia formazione è musicale. Sin da quando avevo 15 anni mi esibivo in concerti al pianoforte. Ho studiato piano, clavicembalo e musica antica al conservatorio e da allora la musica, il bello e l’arte sono state le compagne della mia vita. Ho approfondito i miei studi del pianoforte a Losanna, in Svizzera, e successivamente con Emilia Fadini, fra i pionieri dello studio e dell’esecuzione storicamente informata della musica antica in Italia, musica antica e Barocca a Milano. E infine, proprio per avere una competenza anche in relazione alle problematiche sonore dell’amplificazione e della tecnica del suono oltre che dell’aspetto musicale e umanistico ho conseguito la laurea in scienza e tecnologia del suono.
È proprio da questa passione per la musica barocca che nasce il Festival d’Autunno vero?
Nel Festival, appena concluso con successo, io porto sempre la fusione di tutte le mie passioni e competenze. Il viaggio nel Festiva d’Autunno inizia esattamente nel 2002 e nasce come Festival Barocco. La finalità era quella di diffondere la musica, la danza e la recitazione barocca, cioè quella del ‘600-‘700, quasi sconosciuta ai più con gli strumenti originali. Due edizioni di grande coraggio che ebbero molto successo e alcuni abbonati di oggi sono gli stessi di 10 anni fa.
Come si è passati poi, alla versione attuale del Festival d’autunno che ha l’attenzione della stampa nazionale, quest’anno ad esempio Rai 1 e Repubblica ne hanno parlato?
Catanzaro è sempre stata una città avida di conoscenza, però non avendo un ricambio di pubblico, ho trasformato il percorso culturale e sono approdata dal Barocco al ‘900. Questo è successo in maniera naturale con il Concerto Grosso dei New Trolls, nel quale la commistione del genere classico da un lato, con l’orchestra sinfonica, e del rock dei New Trolls, ha rappresentato questo momento di passaggio. Da qui ho cercato di celebrare nei miei lavori successivi ogni genere musicale. Da allora il festival è cresciuto moltissimo, tanto da ricomprendere una rassegna esclusivamente culturale come “Parole e Musica”.
Oggi il Festival d’Autunno è vincitore del bando regionale “Grandi Eventi” questo cosa significa?
Rappresenta un’opportunità per l’intera Calabria. Noi stiamo già lavorando al cartellone, anche perché l’assessore alla Cultura, Mario Caligiuri, vuole che venga presentato un cartellone unico di tutti i festival vincitori. Questo significa avere il supporto della Regione Calabria nella promozione del Festival che, essendo realizzato in un periodo di bassa stagione, potrebbe essere una giusta attrattiva turistica culturale.
Qual è la finalità principale del Festival d’Autunno?
Io sono convinta che ogni festival, ogni iniziativa artistica abbia l’obbligo di diffondere la cultura a 360 gradi ed il mio festival ha questo scopo e spero proprio che lo raggiunga. Sono felice quando riesco a rendere le bellezze artistiche della città lo sfondo ideale per le mie rappresentazioni, come l’antica Chiesa di Sant’Omobono, che è stata teatro in questa edizione di una celebrazione della Divina Commedia. Una qualunque rassegna culturale deve lanciare dei semi che possano germogliare e aiutare a prendere atto e ad avere una maggiore coscienza di ciò che accade nel mondo senza fermarsi al proprio spaccato e riflettendo su sé stessi e i moti dell’animo.
Come nasce l’idea di dedicarlo alle donne?
La decima edizione andava festeggiata degnamente e festeggiare degnamente significava offrire qualcosa di più al pubblico, anche per questo, quest’anno su 10 spettacoli 4 sono stati gratuiti. Io sono sempre stata orgogliosa di essere donna e in quanto tale credo di avere una sensibilità che mi porta anche ad affrontare e a sentire le cose in maniera diversa rispetto ai colleghi uomini.
Quanto è cambiata oggi, rispetto al passato la figura della donna?
La donna, ancora oggi, non è sufficientemente valorizzata, per questo ho voluto mettere l’accento sui vari aspetti di essere donna. Della donna spesso si parla solo per le cose negative di cui è vittima in questo periodo, oltre al fatto che magari negli ultimi anni berlusconiani l’immagine diffusa è stata quella di unna donna assolutamente mercificata. È giusto che le donne che hanno le competenze che lavorano seriamente e concretamente, si facciano sentire di più, perché è questa la donna italiana. Ed il mio festival questo voleva essere: un omaggio alla donna vera che lavora e sgobba per ottenere un risultato.
Torniamo al Politeama, come ci si sente ad essere un direttore artistico con le mani legate?
La carica in sé per sé non vuol dire nulla, infatti, se non hai gli strumenti per portare avanti un progetto. Sono stata nominata da Traversa per rilanciare l’immagine del teatro. Appena vi ho messo piede già si parlava di questo buco, che poi è stato acclarato, all’interno della fondazione del Politeama. L’importo destinato alla stagione era minimo perché c’era da ripagare questi debiti. Il mio apporto in quella stagione è stato molto limitato, anche se ho realizzato dei concerti che hanno avuto un grande successo di pubblico, come Raphael Gualazzi e Renzo Arbore.
Quindi quando è nato il reale problema?
Il problema è stato quest’anno in cui, sforato il patto di stabilità, al Politeama non è stato assegnato alcun importo e siccome il comune di Catanzaro è l’unico ente a sostenere il teatro, perché la Regione lo fa solo attraverso i bandi ai quali non abbiamo partecipato, la Provincia dà solo un contributo di 40 mila euro, gli sponsor privati si sono tenuti lontani dalla fondazione per la cattiva gestione che l’ha contrassegnata negli ultimi anni e che insieme ad altre cause l’ha portata a questo buco, non abbiamo potuto realizzare un cartellone. Venendo meno il sindaco, inoltre, non si sono potute neanche prendere decisioni in merito ad uno scorcio di stagione che avremmo potuto realizzare utilizzando le forze calabresi, perché tutto è rimasto sospeso. Speriamo che si risolva questa situazione politica, perché il fatto di non avere una continuità al comune ha peggiorato anche la situazione del Politeama.
In questo momento il teatro Politeama non ha un cartellone ed è diciamo “in mano” ai promoter, lei che ne pensa?
Il fatto di dare il teatro solo ai promoter è indice di decadenza, non depone bene per il teatro. C’è poco da essere contenti. Si può accettare solo in un periodo di transizione. Non è assolutamente pensabile che sia una strategia per tenere il teatro politeama aperto a costo zero per il Comune, perché un teatro si tiene aperto solo se è in grado di fare una stagione che abbia un filo conduttore ed una qualità artistica eccelsa al pari di quella che ha proposto negli ultimi dieci anni. Questo approccio significa annullare il lavoro degli anni precedenti. Deve essere una situazione transitoria a questo infelice periodo, dico infelice perché l’assenza di una guida determina una inabilità.
Un’artista che ha sempre desiderato portare in città e che spera di portare in futuro?
Ce l’ho! È un’artista rock che corteggio da tre anni, un’artista internazionale, importantissima, donna, molto difficile che continua a cambiare data e andiamo dalla Primavera all’Estate, all’Autunno… Speriamo che la prossima stagione sia quella buona, perché mi piace portare a Catanzaro queste grandi star internazionali, specialmente al femminile, che hanno saputo nei decenni dimostrare di essere grandi con una caratura umana ed una professionalità unica. Reggi decenni solo se sei la numero uno.
Un marito importante, quanto nella sua vita essere sposata con un uomo come Floriano Noto, che ha un peso rilevante all’interno della comunità, è stato un ostacolo è quanto invece è servito?
All’inizio è stato sicuramente d’ostacolo. La sua presenza mi ha danneggiata. Questa unione nei primi tempi non rendeva chiara la mia competenza, perché veniva offuscata dal fatto che fossi la moglie di… D’altro canto, però, devo dire che mio marito è una persona veramente discreta che rimane molto dietro le quinte ed ha sempre volutamente fatto 5 passi indietro per non essere d’intralcio. Col tempo, però, finito questo momento, il fatto che sia un grosso imprenditore mi è stato utile. La mia quotidianità accanto a lui ha reso anche la mia mente imprenditoriale, facendomi assorbire involontariamente que concetti che lui ha automatici, e così il mio approccio al festival è stato differente, rendendolo, fin da subito, di una caratura elevata. Ho messo nell’organizzazione del festival la giusta importanza da dare al marketing e ad una serie di operazioni commerciali che lui come imprenditore conosce bene. Apparteniamo professionalmente a due mondi differenti, ma paralleli, che non si incontrano mai perché nessuno si intromette nelle faccende dell’altro, però c’è questa osmosi involontaria che deriva dal vivere insieme determinate situazione che mi ha consentito di avere come direttore artistico un approccio molto manageriale.
Un approccio che se fosse applicato a tutti i livelli anche istituzionali sarebbe di successo dunque?
Certo! L’imprenditore lavora per sé, è vero, ma dà lavoro a 1500 persone. Nel momento di crisi che viviamo, arrendersi sarebbe facile, invece bisogna insistere e cercare di limitare i danni che la crisi ha creato.




