
di Giuseppe Strangio* – Caro Direttore, la conosco e l’apprezzo come persona e come professionista esperto non solo di politica ma anche di sport, di calcio in particolare. Per questo
mi permetto di suggerirle di rivedere la sua ricostruzione prima sulla storia recente dell’Inter, e poi sulle traiettorie future del partito che provo a condurre avanti assieme e tanti altri, ora sotto la regia saggia del commissario Musi.
Ricorderà, lo ricorderanno certamente i tanti interisti reggini, che prima di Mourinho e prima ancora di Mancini, l’Inter non vinceva nulla, era l’eterna incompiuta. Ogni stagione era un travaglio: sembrava che finalmente si fosse capito il problema, che si fosse individuata la cura, ma niente. Anche i più grandi campioni, profumatamente acquistati dallo sconsolato Moratti, una volta giunti a Milano in pompa magna si “interizzavano”, diventavano, cioè, poco più che mezze tacche buone per la pensione anticipata. Da Juventino incallito quale sono dico che ora, purtroppo, sappiamo perché quello succedeva. Il “sistema Moggi” non sembra fosse “orientato” favorevolmente verso l’Inter. Anzi, addirittura quella squadra sembra fosse stata predestinata al ruolo di semplice sparring-partner mentre le altre (la Juve e lo stesso Milan) dovevano contendersi il ruolo da protagonista.
Rimosso quel “sistema”, l’Inter è stata messa nelle condizioni di giocarsi le partite sul campo, di vincerle o di perderle, ma partendo da pari condizioni rispetto alle avversarie. Ed ha vinto. Aveva anche prima un’ottima squadra e lo ha dimostrato. Ha vinto molto sotto la guida del Mancio, ha continuato a vincere con lo Special One. L’ultima stagione, poi, si è superata. Ha vinto tutto, restituendo all’Italia un ruolo da protagonista del calcio europeo e mondiale, che da anni non recitava più.
Cosa intendo dire, gentile Direttore, che a volte le condizioni generali ti frenano anche se, poi, tutto sommato non sei niente male e ti potresti, in condizioni normali, giocare alla pari tutte le partite.
Venendo alla politica ed al PD, il “sistema Berlusconi” e, da noi, quello “Scopelliti”, l’hanno fatta per anni da padrone. Da Roma, da Villa Grazioli o da Arcore, e nel piccolo da Palazzo San Giorgio, tutto era deciso a tavolino dal Sistema e gli altri, che nelle varie combinazioni non c’erano, venivano declassati al ruolo di vittima sacrificale. Ma le sembra normale che nel nostro Paese un solo uomo detenga ancora oggi indisturbato il controllo diretto e personale dell’intero sistema dei grandi mezzi di comunicazione di massa che orientano in modo capillare l’opinione pubblica nazionale? Le sembra normale che questo stesso signore sia anche il Presidente del Consiglio dei Ministri? Le sembra normale che questo medesimo cittadino italiano abbia fatto votare una legge elettorale secondo la quale è lui stesso, come capo di partito, a nominarsi i propri parlamentari e che sia così di fatto proprio lui a concedere la fiducia alla “propria” maggioranza parlamentare (eleggendosela) e non il contrario, come vorrebbe la Costituzione? Le pare possibile che, questa stessa personcina per bene, da Legislatore, si faccia a misura leggi su leggi da cui trae vantaggi per se e per i suoi compagni – pardon, “compagni” è la parola meno adatta in questo caso, perché per me ha tuttora un significato troppo serio per abusarne- , diciamo meglio “sodali”?
Potrei continuare a lungo, ma è evidente che quel “sistema” tende a perpetuarsi nel tempo finendo per ridimensionare dinanzi agli occhi della pubblica opinione lo sparring-partner PD, esaltandone pubblicamente i limiti, le incertezze, gli errori che, per carità, ci sono, ma forse non sarebbero così evidenti e decisivi in negativo. E nel contempo, quello stesso “sistema” ridimensiona i “difetti” del Presidente. Così, anche se Silvio ne combina ogni giorno di cotte e di crude, cosa importa? In fondo Lui è fatto così, mica è un santo, e gli italiani lo amano per questo (è il refrain classico della propaganda berlusconiana, o mi sbaglio?!)
Se questo è il campo di gioco nazionale, dove il Pdp (partito del predellino) è nato in un’ora, a piazza San Babila, dinanzi a poche decine di persone, tanto al resto ci pensano le televisioni a far sembrare tutto un “nuovo miracolo italiano”, per noi la partita è difficilissima. Noi (e già questo pronome ci differenzia da Silvio) per fare il Pd abbiamo sciolto dei partiti veri, eredi di una tradizione politica gloriosa e l’abbiamo fatto con dei congressi fondativi pagando prezzi altissimi, con primarie, coinvolgendo i cittadini che in milioni hanno affollato, forse troppe volte – ma è giusto così – circoli, sezioni e gazebo per scegliere il Segretario. Poi, non c’è dubbio, siamo fin troppo esigenti, al minimo errore ci deprimiamo ed abbiamo la tentazione di abbandonare il campo. Per fortuna, alla fine non lo facciamo, anzi alla minima incertezza dell’avversario ci carichiamo e ripartiamo a correre più forti di prima.
Ne stia certo, faremo così anche alle prossime amministrative, con una novità, però: il “sistema Berlusconi-Scopelliti” incomincia a cedere! Vengono fuori le prime crepe, si viene a sapere delle prime case acquistate da Ministri, ad esempio, senza che loro, poverini, ne sapessero nulla, ed e’ solo l’inizio. Tentazioni di rottura pervadono persino la “Stanza dei bottoni”, dove Fini scalpita e rivendica addirittura “democrazia interna”, una bestemmia per il Sistema!
Ed a vacillare, nello stesso momento, c’è anche la dimensione locale. La crisi drammatica in cui versa il Comune di Reggio fa il paio con il vuoto di classe dirigente del centrodestra reggino che ha raggiunto livelli francamente imbarazzanti. Tutto questo è sotto gli occhi di tutti, e da questo dobbiamo e possiamo trarne notevoli vantaggi.
Ma attenzione! Non possiamo commettere ancora gli stessi errori del passato.
Come Moratti, il Pd per anni si è convinto che i problemi si potessero risolvere cambiando il leader. Ecco che Simoni è stato messo repentinamente da parte perché precocemente invecchiato; Cuper, si è detto, non conosceva il calcio italiano; Mancini era troppo ben pettinato ecc..
Poi, dopo “calciopoli”, anche Moratti ha capito che non era quello il punto, almeno non era solo quello.
Per il Pd penso stia avvenendo lo stesso. Ci siamo affannati per cercare a tutti i livelli la leadership giusta, senza mai trovarne una che convincesse tutti fino in fondo.
Non sarà che nel calcio, come in politica, l’allenatore conta di certo, ma i giocatori e la squadra sono veramente fondamentali?
Secondo me puoi avere uno scienziato in panchina, ma se non hai un regista che vede il gioco, un’ala che mette i cross dal fondo, un centravanti che la mette dentro, un mediano che copre ed un portiere bravo che magari aiuta la difesa, non vai da nessuna parte.
Non è quindi, solo un problema di Maso Canale si/no. Maso lo rispetto ed, anche se a volte, sbagliando, se la prende con noi, lo stimo senza se e senza ma, e credo che se si e’ sentito pronto a buttarsi nella mischia ha fatto bene a farlo e, conoscendolo, sono sicuro che andrà fino in fondo.
Noi, gentile Dott. Branca, dobbiamo ricominciare a fare il nostro gioco, fare squadra innanzi tutto, mettere in campo (da settembre) tutto quello che abbiamo, allenandoci bene con iniziative e la mobilitazione dei nostri elettori, ricucendo i rapporti nello spogliatoio, lavorando assieme, partito, gruppo, commissario, dirigenti, militanti, tutti insieme. Vedrà, Direttore, che se la squadra gira, ed il “sistema” che ci teneva ai margini continua a vacillare, la partita ce la giochiamo. E poi, Lei me lo insegna: mai dire mai. Noi sceglieremo un nostro candidato, ne stia certo, pescando dalle fila del partito o dalla società civile. Terremo i nostri esperti di mercato all’erta per vedere come fare per accaparrarci qualche giocatore buono in più, e qualche alleato nuovo in più. Allargheremo la squadra e macineremo gioco. Se poi con Maso ci sarà convergenza “negli schemi di gioco” (parlo dei programmi, ovviamente) potremo anche fare primarie vere e veloci, nel più breve tempo possibile, e chi le vincerà affronterà con maggior forza la campagna elettorale oramai alle porte.
Faremo il nostro, insomma. Sperando che la buona sorte ci aiuti un
pochino, che non fa mai male. Se può, in questa fase di preparazione, non ci tratti troppo male, non parta anche Lei con quei pregiudizi tipici di certa stampa sportiva snob, verso le squadre che vengono da una stagione poco felice. Le critiche sono giuste, ci mancherebbe, ma aspettiamo che alle prossime amministrative parli “il campo”. Si auguri, assieme a noi, che questa volta la partita sia vera, l’arbitro fischi bene, le telecamere inquadrino tutti i falli, anche quelli a svantaggio degli avversari, e che la squadra si esprima bene e dia tutto quello che ha.
I conti, come al solito, li faremo alla fine. E se poi noi e Maso Canale finiremo per giocare nella stessa squadra, stia certo che non saremo invidiosi se a segnare sara’ lui. Perché, allora, avremmo vinto tutti, comunque.
Giuseppe Strangio, segretario provinciale Pd




