
di Cristina Marra – Introdotto da Orhan Pamuk, il secondo volume di “The Paris Review” (Fandango Libri, pag.486, euro 22,00) raccoglie le più belle interviste ai grandi scrittori contemporanei pubblicate dalla celebre rivista tra il 1953 e il 2006.
Fondata nel 1953, la Paris non solo è stata la prima rivista a dare voce e spazio direttamente agli scrittori e alle loro opere ma ha anche stimolato, incuriosito e a volte confortato e formato chi si apprestava a scrivere il suo primo romanzo. Questo è ciò che è accaduto a Orhan Pamuk, premio Nobel per la Letteratura nel 2006, che a Istanbul alla fine degli anni Settanta, comincia a leggere le interviste della Paris a “scrittori già affermati e conosciuti in tutto il mondo che parlavano delle loro abitudini di scrittura, dei segreti del loro lavoro”. Per Pamuk, agli inizi della sua carriera letteraria, la rivista è materiale sull’arte del romanzo da studiare per imparare dalle esperienze dei grandi autori, ma è anche condivisione con loro di una passione che lo faceva sentire solo. Dopo trent’anni e dopo aver pubblicato sulla “Paris Review”, Pamuk, con un entusiasmo rinnovato, rilegge le interviste che continuano a parlargli “delle gioie e dei dispiaceri della letteratura in maniera più forte che mai”.
Le interviste di questo volume sono state realizzate in casa degli scrittori, nei loro studi o in camere d’albergo e campus universitari, a Parigi, New York, Clinton, Budapest. Robert Lowell, Stephen King, Harold Bloom e altre grandi voci della letteratura, fanno lunghe chiacchierate, raccontano i loro modelli di riferimento, le loro tecniche o abitudini di scrittura, le piccole manie o i rituali legati alla stesura di un romanzo o di una poesia. Dalle interviste emergono la personalità artistica di un autore, il percorso culturale che li ha formati, le influenze letterarie che li hanno plasmati. Le interviste della Paris rappresentano anche un grande scrigno che custodisce ricordi, racconti della sfera privata di scrittori che hanno espresso e continuano ad esprimere le principali tendenze letterarie internazionali. Chi non ha mai letto Gabriel Garcìa Marquez o William Faulkner o Alice Munro, con la Paris imparerà a conoscerli e sicuramente si appresterà alle loro opere con occhi diversi, chi già li apprezza o magari nutre dei dubbi avrà modo di saperne di più sulla loro arte. Sono tantissimi gli aneddoti, i capricci e anche le provocazioni lanciati dagli scrittori e se Philip Larkin ha concesso l’intervista per corrispondenza e ci ha messo cinque mesi per rispondere perché “scrivere le risposte è stata un’esperienza terribilmente noiosa”, Graham Greene rivela alla Paris che “l’artista è una creatura guidata dai demoni. Non sa perché scelgono proprio lui e di solito è troppo occupato per chiederselo”. La Nobel Toni Morrison, la “D.H. Lawrence della psiche nera”, rivela di scrivere perché le è “impossibile ignorare l’incredibile violenza, l’ignoranza ostinata, il desiderio di vedere il dolore altrui”.




