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Rifiuti: fine pena mai? Ma anche qui per Roma la Calabria è diversa…

4 Gennaio 2013
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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spazzaturagallina4

di Claudio Labate – La domanda che si pongono tanti calabresi esasperati dalla miriade di servizi

che la Pubblica amministrazione di casa nostra non riesce ad erogare in maniera neanche decente è se la Calabria uscirà mai dal tunnel dell’emergenza rifiuti. Certo, a dare un’occhiata alle nostre strade la risposta sembra obbligata. Invece, se guardiamo allo scempio di risorse pubbliche sacrificate sull’altare di un insufficiente Ufficio del Commissario per il superamento dell’emergenza, allora le cose potrebbero cambiare. Perché se ancora oggi, gennaio 2013, il problema è chiamato ancora emergenza (e che emergenza!) allora più di qualcosa sembra non aver funzionato nel corso degli anni.

Rifiuti, fine “pena” mai!
D’altra parte l’emergenza in Calabria è cominciata nel lontano 1997. La Commissione d’inchiesta parlamentare che si è occupata del ciclo dei rifiuti in Calabria non ha dato un giudizio confortante, anzi tutt’altro: “Il motivo principale del fallimento deve essere individuato nei numerosi conflitti tra l’ufficio del commissario e gli enti locali, che hanno paralizzato tutte le iniziative dei vari commissari delegati che si sono succeduti nel tempo, oltre che nella inidoneità di alcune scelte operative di questi ultimi e, in definitiva, nella loro incapacità.
Tale dato è singolare e, al contempo, allarmante, alla luce del fatto che nella fase iniziale dell’esperienza commissariale e nella ragionevole prospettiva di una valida e seria collaborazione istituzionale, sono stati via, via nominati commissari delegati gli stessi Presidenti della regione Calabria (Giuseppe Nisticò, Giovambattista Caligiuri, Luigi Meduri e Giuseppe Chiaravalloti).
Soltanto a partire dal mese di settembre 2004, il consiglio dei ministri – probabilmente allo scopo di evitare eventuali condizionamenti alla struttura commissariale, determinati dal cumulo dell’incarico istituzionale di commissario delegato del Governo con la carica elettiva di presidente della regione, come tale legata al consenso popolare – ha nominato commissari delegati vari prefetti, succedutisi nel tempo (Domenico Bagnato, Carlo Alfiero, Antonio Ruggiero, Salvatore Montanaro, Goffredo Sottile), salvo nominare, nel mese di luglio 2010, nuovo commissario delegato il presidente della regione, Giuseppe Scopelliti, in sostituzione di Goffredo Sottile”. A sua volta, nel febbraio 2011, Scopelliti è stato sostituito dal generale della Guardia di finanza Graziano Melandri. Che dimessosi dalla carica è stato rimpiazzato da Vincenzo Speranza, il cui incarico è scaduto il 31 dicembre 2012.
“La gestione straordinaria dell’emergenza rifiuti in Calabria – scriveva ancora la Commissione parlamentare d’inchiesta – sarebbe dovuta essere una esperienza transitoria e limitata nel tempo, in quanto volta a superare la fase emergenziale, con la finalità di consentire alla regione Calabria di proseguire in modo autonomo la gestione ordinaria dello smaltimento dei rifiuti. In tale ottica, ai sensi della legge n. 225 del 1992, alcune funzioni degli enti territoriali (comuni, province, assessorato regionale all’ambiente) sono state temporaneamente – per la dichiarata emergenza – «commissariate», mentre tutte le risorse sono state direttamente canalizzate nella contabilità speciale, intestata all’ufficio del commissario e gestita dal funzionario delegato.

L’uscita dall’emergenza
Dunque, di proroga in proroga, effettuata con ordinanza del presidente del consiglio dei ministri a cadenza annuale si è arrivati alla data del 31 dicembre 2012. Nel frattempo è stata invece dichiarata chiusa la fase emergenziale in Campania con il D.L. 30 dicembre 2009, n. 195. La gestione del ciclo di rifiuti è rientrata così nel regime ordinario e nella competenza degli enti locali. Per favorire il passaggio di consegne e assicurare il rientro nella gestione ordinaria, nell’ambito del Dipartimento della Protezione Civile sono state istituite – con il decreto legge n. 195 del 30 dicembre 2009 – due nuove strutture: l’Unità stralcio e l’Unità operativa. L’Unità stralcio si è occupata di definire le situazioni creditorie e debitorie della gestione dell’emergenza da parte delle strutture commissariali e della struttura del Sottosegretario per l’emergenza rifiuti. All’Unità operativa sono state affidate invece le competenze amministrative legate agli impianti, come l’esecuzione del contratto di affidamento del termovalorizzatore di Acerra o la determinazione dei costi di conferimento dei rifiuti. Nell’ottica del rientro nella gestione ordinaria, le due strutture si sono occupate anche di coordinare il flusso dei rifiuti, organizzare le attività di presidio militare su alcuni impianti e, soprattutto, di offrire attività di supporto alla Regione e alle Province della Campania. Le Unità stralcio e operativa hanno cessato l’attività il 31 gennaio 2011. Parte dei compiti loro affidati sono stati trasferiti all’Unità Tecnico-Amministrativa, istituita, sempre nell’ambito del Dipartimento, con l’ordinanza 3920. Recentemente con OPCM n°4018 è stato nominato il prefetto Gianfelice Bellesini a capo dell’Unità tecnico amministrativa con il compito di provvedere “in regime ordinario ed intermini di somma urgenza alla prosecuzione ed al completamento entro e non oltre il 31 dicembre 2012 delle iniziative dell’Unità stessa”.
Altra emergenza, altro rientro alla gestione ordinaria. Così in Friuli Venezia Giulia il subentro della Regione nelle iniziative finalizzate al definitivo superamento della situazione di criticità socio-ambientale determinatasi nella laguna di Marano Lagunare (UD) e Grado (GO) è stato disciplinato dall’ordinanza di Protezione civile n°10 del 22 giugno scorso. In questo caso è stato individuato (a titolo gratuito) l’assessore regionale alla Protezione civile quale responsabile delle iniziative finalizzate al definitivo subentro della medesima Regione nel coordinamento degli interventi.
A questo punto è lecito domandarsi, al netto delle diverse Italie del Paese, quando toccherà alla Calabria, atteso che dopo la scadenza del mandato del Commissario Vincenzo Speranza si dovranno attendere ancora i 45 giorni di proroga prima di avere delucidazioni sul caso. Intanto in tutta la Regione monta la protesta, unitamente alla richiesta di uscire dal Commissariamento e di coinvolgere gli enti locali nella risoluzione dell’emergenza.

 

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