Questa la sintesi dell’intervento, che il prof. Salvatore Bottari, dell’Università degli studi di Messina, ha tenuto stamani a palazzo Zanca su Garibaldi, i Mille, la Sicilia e l’Unità d’Italia,
nell’ambito della giornata dell’Unità Nazionale e della Festa delle Forze Armate. “Alla vigilia della spedizione garibaldina – ha sottolineato il prof. Bottari – la Sicilia era antiborbonica nei ceti nobiliari, borghesi, popolari e persino in amplissimi settori del clero, come testimoniano decine di resoconti della polizia borbonica. La scintilla rivoluzionaria del resto si era già accesa nel 1820 e nel 1848-49, e divampa nuovamente il 4 aprile 1860 con il moto palermitano della Gancia, che si diffonde in tutta l’Isola un mese prima dello sbarco dei Mille a Marsala. Nel 1860 l’iniziativa rivoluzionaria non nasce pertanto da fattori esogeni, ma nasce dall’interno.Il Risorgimento italiano vide coinvolte attivamente alcune centinaia di migliaia di persone. Si tratta sempre di una minoranza rispetto ai milioni che nelle società contadine devono affrontare i problemi legati alla sussistenza quotidiana alla miseria, all’analfabetismo. Del resto tanto le rivoluzioni inglesi del Seicento quanto la guerra d’indipendenza americana e la rivoluzione francese nel Settecento e persino la rivoluzione d’ottobre nel XX secolo hanno visto la partecipazione attiva di minoranze, più o meno cospicue, ma comunque minoranze. Con i limiti descritti, in Sicilia le caratteristiche popolari del Risorgimento sono ancora più accentuate che altrove e la creazione della nazione costituisce in ogni caso un processo positivo di modernizzazione. Pensiamo solo ad un elemento: nelle società di antico regime si era sovrani per diritto divino. Il potere supremo, cioè discendeva da un imperscrutabile potere divino. Adesso si è sovrani anche per volontà della nazione. I concetti di popolo e di nazione si confondono e si sovrappongono. Certo dapprima coloro che hanno ed esercitano diritti politici sono fasce esigue che poi con il tempo includeranno strati sempre più vasti della popolazione. E la vicenda dell’Italia unita assomiglia a tante altre vicende. Per questo occorre contestualizzarla per comprenderla”. “Negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia – ha proseguito – la classe dirigente liberale non sempre comprese le esigenze che si muovevamo in settori ampi della società meridionale. L’Italia eterogenea che si era creata aveva bisogno nell’immediato di una duttilità maggiore. Da questa incomprensione scaturisce il tragico pugno di ferro che il nuovo stato esercita in Sicilia nel 1862 e nel 1866 e nella repressione nel Mezzogiorno continentale di quel complesso fenomeno definito brigantaggio, che assume i contorni di una guerra civile. Nondimeno è proprio dalla Sicilia che nel 1874 si preannuncia la svolta che due anni dopo avverrà anche in campo nazionale con il governo della Sinistra Storica. E l’Italia di fine Ottocento è in gran parte caratterizzata da una grande presenza della Sicilia con uomini di stato come Crispi e di Rudinì, con scrittori come Verga, Capuana e De Roberto, con scienziati sociali come Napoleone Colajanni, e inoltrandoci negli anni potremmo aggiungere i nomi di Luigi Pirandello, Giovanni Gentile, Vittorio Emanuele Orlando ecc. Vi era, dunque, una classe dirigente siciliana, politica e intellettuale, che trovava il modo di esprimersi nel più vasto proscenio della nuova nazione e all’Italia dava un contributo fondamentale”. “I processi storici – ha concluso il prof. Bottari – non sono mai unilineari e restano complessi. Nondimeno nella nuova compagine nazionale sono maturate tra difficoltà e occasioni perdute nuove opportunità di crescita sociale, culturale e civile per la Sicilia come per le altre regioni d’Italia. In un mondo che si fa sempre più piccolo, invece di rinchiuderci in localismi fuori dalla storia, semmai oggi bisognerebbe guardare anche ad un’altra dimensione: l’Europa. Nella consapevolezza che ciascuno di noi reca con sé, dentro di sé più identità. Siamo al contempo messinesi, siciliani, italiani ed europei. E queste identità non confliggono tra di loro ma vivono bene armonicamente insieme”.




