
di Daniele Castrizio – Prendo spunto per queste poche righe dall’irresponsabile e pericoloso incendio dei cassonetti in via Boschicello documentato dalla foto. Ho l’impressione che, aldilà delle beghe politiche, la nostra bella
polis sia completamente priva di kybernetes e di proreus. Il kybernetes è propriamente il timoniere, colui che dovrebbe tenere la rotta e guidare la nave tra i marosi. Per questo ruolo, sia pure ff, la politica si accapiglia da sempre, e sembra che diventare gubernator sia il fine ultimo di ogni cursus honorum. Il guaio, nella nostra Reggio, è che risulta vacante anche il ruolo di chi, stando a prua, riesce ad avvertire il timoniere di eventuali scogli e trova i punti di riferimento per mantenere la nave sulla rotta determinata. Questo ruolo, tradizionalmente, è stato appannaggio della classe dirigente e degli intellettuali della città, ma l’anarchia dilagante e la sensazione terribile che ogni sforzo sia vano, stanno allontanando dalla cabina di regia coloro che potrebbero governare la nave, o almeno indicare il porto verso cui tendere. I Romani dicevano che “nessun vento è favorevole per chi non sa verso quale porto è diretto”. Bene, donne e uomini reggini, la nostra situazione è precisamente questa.
Un idiota presume di poter impunemente appiccare il fuoco alla spazzatura che giace non raccolta … e lo fa! Senza paura e senza rispetto verso le regole del vivere civile. Ho la netta sensazione che sta passando la tragica idea, frutto della “cultura del bunga bunga”, che, seppellito il Diritto Romano e la Costituzione della Repubblica, l’unica legge in vigore sia quella della giungla, in cui il più forte prevale. L’ho vista farsi largo prima nella scuola, quando insegnavo nei Licei, e poi, gradualmente, affermarsi anche tra i giovani universitari, cha attualmente frequento. La legge della prevaricazione del più forte nei confronti del più debole è praticata ormai anche dalla classica casalinga di Voghera: basta soffermarsi a un qualsiasi incrocio della città e vedere come si comportano le brave e operose donne reggine, tutte votate al culto della guida intimidatoria, esattamente come fanno i propri padri, mariti e fratelli.
Ora, la legge della giungla non è affatto nuova: era già maggioritaria ai tempi di Neanderthal e fu riportata a Reggio prima dai Goti e poi, dopo altri 600 anni di civiltà, dai Normanni. Oggi la ritroviamo in vigore, universalmente accettata: “a che vale studiare, impegnarsi?”; “a che serve essere onesti?”; “perché dovrei pensare ai miei figli, invece che a me stesso?”
I riflessi di questo modo di pensare nella politica sono deleteri: siamo tornati al sistema feudale, e l’unica cosa che importa ai vari “politici” è il loro posto nella gerarchia vassallo – valvassore – valvassino. Non solo non esiste un progetto per il futuro di Reggio, ma anche la normale amministrazione e la manutenzione sono completamente allo sbando.
Cari amici, che ci crediate o no, la colpa è di noi Reggini, che abbiamo abdicato al nostro ruolo politico (anche senza entrare in qualche partito), e soprattutto di quelli che ci professiamo Cristiani, tutti fermi alla “prudenza” vaticana e sempre attenti all’”opportunità” delle nostre proposte e proteste.
Occorre, invece, una chiamata alle armi, occorre che i cittadini onesti alzino la bandiera della legalità e chiamino sotto di essa tutti coloro che vogliono vivere in una Reggio che possa offrire un futuro ai nostri figli. Come quando arrivavano i pirati turcheschi, qualcuno deve rispondere alla chiamata della campane che stanno suonando per avvertirci del pericolo.
Per quanto conta, la mia bandierina è da oggi sul suo pennone, pronta a unirsi alle altre migliaia che vorranno ribellarsi alla sottomissione alla andrangheta e, soprattutto, all’imperante superbia degli ignoranti, che, come diceva Luciano di Samosata, “sanno solo fare soldi”.




