
di Cristina Marra – Dal cinema alla libreria e non il contrario. Con “Panico al villaggio, le 9 catastrofi di cavallo!”(Orecchio Acerbo editore, pag.64 a colori, euro 15,00) le immagini del film d’animazione di Vincent Patar
e Stéphane Aubier e il testo di Stéphane Malandrin, diventano il racconto delle nove catastrofi di cavallo, il protagonista. Storie inverosimili, comiche, ridicole e soprattutto assurde, coinvolgono molti personaggi, tutti giocattoli di plastica. Le “catastrofi” avvengono il giorno del compleanno di cavallo e compromettono il suo incontro galante con la bella puledra Madame Longrée. É lo stesso cavallo, l’io narrante, a cominciare a raccontare gli avvenimenti curiosi e incredibili che vedono protagonisti soprattutto il più maldestro cowboy del Far West e il l’Indiano pasticcione. A rimandare i particolari dell’incontro con la puledra e soddisfare la curiosità della giovane Jeannine ci pensano le molteplici incursioni di pecore, maialini, mucche, polpi, un orso, un gallo e persino gli atlantidi, mentre “solca” le pagine del libro un postino trafelato in cerca di Bénédicte. Nel libro ci sono tutti gli elementi che caratterizzano un’opera dell’assurdo e del nonsense che già avevano conquistato gli spettatori della serie televisiva da cui è stato tratto il film. La semplicità dei giochi dei bambini in cui si mescolano spesso i giocattoli più disparati, protagonisti di storia senza tempo, senza senso e surreali, diventa spunto per riscoprire la creatività e l’immaginazione dell’infanzia, scevra da preconcetti o stereotipi e per far “evadere” gli adulti nel mondo della fantasia. Dalla fattoria invasa dai mattoni, allo stagno abitato dagli atlantici, dalla casa rubata agli acquisti su Internet, la convivenza delle diverse realtà e soprattutto la cooperazione pacifica tra uomini e animali, fino all’esilarante epilogo, sono un monito ad abbandonare sovrastrutture mentali e culturali e lasciarsi andare alla riscoperta della natura e all’irrazionalità dei sentimenti.




