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Calabria, Di Iacono: “Discriminazione e grave sfruttamento del lavoro”

19 Marzo 2010
in CITTA
Tempo di lettura: 5 minuti
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Di seguito nota di Di Iacovo alla Conferenza nazionale su “Discriminazione e grave sfruttamento del lavoro”

 

“Una giornata che aggiunge “valore” alla sfera di quanti operano per la tutela e la difesa dei diritti, poiché affronta, proprio qui in Calabria, tematiche delicate come: la lotta al razzismo, le discriminazioni, lo sfruttamento del lavoro, l’accoglienza dei nuovi cittadini stranieri.” Così Bendetto Di Iacovo, Presidente della Commissione Regionale della Calabria per l’Emersione del lavoro non regolare,  in apertura del proprio intervento al Seminario Nazionale “discriminazioni e grave sfruttamento del lavoro” che ha avuto luogo a Reggio Calabria, presso la Scuola Allievi Carabinieri, nell’ambito  “Settimana d’azione contro il razzismo” promossa dall’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Dipartimento delle Pari Opportunità, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

 

All’iniziativa hanno preso parte rappresentanti del governo e delle parti sociali, nonché delle autorità regionali e cittadine, tra i quali il Prefetto di Reggio Calabria Luigi Varratta, l’assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi, il Vice-Sindaco di Reggio Giuseppe Raffa , il Procuratore aggiunto di Reggio Ottavio Sferlazza, il tenente colonnello Gaetano Restelli del Nucleo dei Carabinieri per la tutela del lavoro, il Segretario Confederale UIL Guglielmo Loy.

 

“In Calabria, rispetto al problema immigrazione e sfruttamento, ci sono nelle tre grandi Piane tre bombe sociali con innesco pronto”. Questa la denuncia rilanciata da Di Iacovo durante il lavori del seminario. “La prima è esplosa a Rosarno, con le conseguenze che tutti conosciamo, dove i caporali si aspettavano solo braccia da lavoro ma non sospettavano che una coscienza comune avrebbe invece “lavorato” per affermare i propri diritti – ha affermato il Presidente della Commissione per l’Emersione del lavoro non regolare – le altre due sono pronte a deflagrare in qualsiasi momento, nella Piana di Lamezia e di Sibari, territori molto vasti a vocazione agrumicola e olivicola; comparti in cui operano prevalentemente immigrati, circa 23.000 regolari ed almeno altri 8.000 irregolari.”

 

“Il problema dell’Italia, o della Calabria, o di Rosarno, non sono gli immigrati ma i mali antichi del nostro Paese, e cioè: l’illegalità, il lavoro nero, la malavita organizzata, l’assenza dello Stato in ampi territori della Penisola. Dove non c’è legalità – prosegue Di Iacovo – non c’è il rispetto della persona ed è impossibile la convivenza civile.”

 

“L’agricoltura, l’edilizia e le collaborazioni domestiche, sono i campi in cui il fenomeno dello sfruttamento e del lavoro nero per gli immigrati è più accentuato ed il Sud, come tutti sappiamo, rappresenta la patria dell’irregolarità con una percentuale del 19,6% di ‘nero’, cioè quasi un lavoratore su cinque, contro una media nazionale del 12,1%. La Calabria viaggia sul 24% (in diminuzione rispetto al 2005/2006), ossia con un lavoratore su quattro in posizione di irregolarità”.

 

“Per discriminazione si intende qualsiasi azione anche non deliberata che mira a negare la parità di trattamento alla persona, in quanto tale, privandola dei propri diritti, sulla base di caratteristiche somatiche, culturali, etniche e religiose. La motivazione più diffusa – prosegue l’analisi di Di Iacovo – è quella relativa al genere e all’orientamento sessuale; la discriminazione etnica è di un punto più frequente in Italia rispetto alla media europea. Accanto a queste  discriminazioni, ne vanno altre, quali il lavoro nero, il lavoro minorile, il mobbing, lo sfruttamento del lavoro. Per non parlare di ciò che succede con le Multinazionali, anche in Europa: nei laboratori a domicilio nell’Europa dell’Est si lavora ancora 15 ore al giorno per 6 o 7 giorni alla settimana.  Tale aspetto ha incentivato le delocalizzazioni nell’Est europeo, dando origine a piccole imprese specializzate nelle lavorazioni in conto terzi, che sottraggono lavoro alle imprese italiane regolari. Si pone, quindi con urgenza, il problema di una revisione dei meccanismi di scambio commerciale che attualmente impoveriscono il sistema produttivo italiano.”

 

“I lavoratori in posizione di irregolarità e/o sfruttamento sono circa 2.900.000 in Italia. Quella calabrese, al 30/06/2009, ci segnala una mole di unità di lavoratori in posizione di irregolarità, pari a 170.097 unità. Una economia irregolare e/o illegale – sottolinea il Presidente – che muove circa 5,5 miliardi di € l’anno di imponibile, con una sottrazione di imposte erariali a vario titolo, pari a circa 2 miliardi di € l’anno. Voglio ricordare in questa sede che per effetto dell’insicurezza sul lavoro e dello stress al quale sono stati sottoposti i nostri lavoratori, per condizioni al di sopra della sopportabilità umana, sono ben 118 i lavoratori e lavoratrici calabresi che dal 2005 al 2009 sono morti sul lavoro.”

 

“Se vogliamo eliminare ogni forma di discriminazione e di sfruttamento, abbiamo bisogno di ristabilire una legalità diffusa –conclude Di Iacovo – che è condizione di una possibile convivenza civile e di sviluppo in ampie zone di questo nostro bel Paese. E la legalità deve essere fondata sul riconoscimento ed il rispetto dei diritti inalienabili di ogni essere umano, a partire dalle condizioni di vita e di lavoro.  Sempre meno ci pare sostenibile la contraddizione tra la realtà di un Paese che degli immigrati ha bisogno e si avvale, in agricoltura come nell’industria e fin dentro le proprie case per l’assistenza domiciliare, e politiche sull’immigrazione orientate ad enfatizzare le sole categorie dell’emergenza e della difesa dell’ordine pubblico”.

 

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