
di Alessandro Villari* – “Lo spazio del paesaggio […] contiene in sé la città:
la quale confina con esso da ogni parte, è nata nel paesaggio”.
Rosario Assunto,
“Il paesaggio e l’estetica”, Novecento, Palermo 1994
Le recenti calamità ambientali offrono molti spunti di riflessione sulla sicurezza e la salvaguardia dell’ambiente e la necessità di una pianificazione strategica del territorio. Il nostro paese presenta un grado di antropizzazione del territorio che non ha eguali in tutto il continente europeo. Senza entrare nelle polemiche legate all’abusivismo edilizio e allo sfruttamento sconsiderato dei suoli, è necessario capire come la tutela del territorio passi inevitabilmente attraverso processi di anamnesi dei sistemi ambientali e di comprensione delle vocazioni e criticità espressi da ogni paesaggio.
Tale livello di antropizzazione non attiene solo allo sfruttamento connesso all’eccessiva proliferazione edilizia, ma in senso più generale alla trasformazione dell’ambiente sia per le attività legate all’agricoltura, sia per il continuo sviluppo urbanistico delle nostre città. Non meno importanti sono le aree abbandonate o sottoutilizzate, in cui i processi di trasformazione, anche se lenti, incidono inesorabilmente sull’aumento del degrado fisico, la conseguente rottura degli equilibri naturali e la progressiva cancellazione dei tratti differenziali che distinguono un paesaggio da un altro. Viviamo una forma di strabismo tra pensiero e operatività che produce politiche di modernizzazione e sfruttamento del territorio non idonee ad una salvaguardia dei contesti di vita.
In opposizione ai frequenti disastri ambientali assistiamo ad un interesse sempre più crescente per il paesaggio e le sue strette relazioni con l’urbanistica, nel tentativo di avviare nuovi modelli di reinterpretazione complessiva del territorio. In questa direzione, la sottoscrizione della Convenzione Europea per il Paesaggio (CEP) da parte dell’Italia (2000) e la sua trasformazione in legge dello Stato nel 2006 prevede che il paesaggio debba essere soggetto di azioni specialistiche, e prescrive che debba essere incluso in ogni strumento urbanistico e territoriale.
In tema di sensibilizzazione, la CEP affronta anche la questione di una più incisiva presenza dello studio del paesaggio nell’insegnamento scolastico ed universitario, perseguendo così l’obiettivo di costruire un sapere che miri con più specificità alla valorizzazione, alla pianificazione e alla sua salvaguardia.
In questo processo di sensibilizzazione anche il corso di Laurea in Urbanistica, nella nuova riconfigurazione assunta sotto la presidenza di Enrico Costa, ha deciso di introdurre lo studio del paesaggio nel palinsesto delle attività formative, che in stretta relazione con le discipline di analisi e progettazione del territorio sia capace di prefigurare nuovi scenari strategici per una “urbanistica del paesaggio” responsabile. Proprio il senso di responsabilità deve oggi pervadere la cultura della pianificazione urbanistica, verso una progettualità che esplori i diversi significati di senso che ogni territorio manifesta e che affronti, ogni volta con occhi nuovi, le relazioni tra le diverse identità spaziali, culturali, ecologiche e antropologiche che danno vita ad un paesaggio.
Serve costruire un confronto dialettico tra urbanistica e paesaggio, utile a completare il quadro delle informazioni e perseguire il perfezionamento e il registro degli strumenti di pianificazione in un ambito di convergenza disciplinare.
È sempre più indispensabile porre al centro del dibattito urbanistico il tema della riconoscibilità del paesaggio, attraverso lo studio della storia e delle sue trasformazioni naturali ed antropiche. Questo processo di conoscenza ci permette di individuare i caratteri identitari di un territorio, di comprendere la struttura del mosaico ecologico e di sviluppare nuovi scenari strategici orientati ad una progettualità attenta alla salvaguardia e ad una trasformazione sostenibile.
Dunque il paesaggio, nella sua specificità più completa, diventa “oggetto” di processi di pianificazione e imprime un radicale cambiamento di prospettiva nelle politiche di sviluppo territoriale e urbano. Appare evidente la necessità di un cambiamento degli strumenti operativi che, in quadro di convergenza, assegnino al paesaggio il rilievo necessario in quanto “valore”, in grado di colmare tutti gli aspetti riguardanti i mutamenti e le trasformazioni del territorio.
Gli attuali eventi che minacciano i nostri territori, calabresi e siciliani, impongono una efficace e più incisiva riflessione sull’ambiente, sul livello delle trasformazioni passate e sullo sviluppo futuro del territorio, in cui gli strumenti del paesaggio possono essere capaci di riattivare livelli di trasformazione compatibile. La manipolazione della struttura geografico-paesaggistica dei luoghi e il conseguente degrado ecologico ed estetico hanno comportato la perdita incommensurabile di armonia spontanea con la natura. Ritrovare questa armonia con la terra è una grande responsabilità. Progettare il paesaggio vuol dire concepire a priori un’idea e ricercare nella natura i mezzi per una possibile interpretazione delle relazioni tra la società e il suo territorio.
* Ricercatore di “Architettura del Paesaggio”, insegna “Fondamenti di Architettura del Paesaggio” presso il Corso di Laurea in “Urbanistica”, Facoltà di Architettura dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria




