di Eleonora Scrivo –Un antico adagio recita che il cane è il migliore amico dell’uomo. Personalmente, nel corso degli anni, ho sperimentato, con esiti alterni, gli effetti della compagnia quadrupede e ho sempre apprezzato bestie e padroni che, in maniera
sobria e coerente con la specificità della propria natura, convivono, senza alterare i rispettivi ruoli.
Tradizionalmente, a cani a cui mancava solo la parola, si accompagnavano padroni loquaci ed estroversi e gatti sdegnosi e temerari, bazzicavano discretamente le case di sedentari e pacifici umani.
Ultimamente, però, assisto, perplessa a preoccupanti e progressivi segnali di inversione del processo.
Sfingi umane hanno, come interpreti, cagnoline a pelo corto con il collare coordinato alla cover del cellulare e bohemiens di ritorno, accarezzano appagati e rapite, gatti dalla personalità azzerata a cui confidano profondi dilemmi esistenziali.
Spesso, l’incontro dei due destini avviene a valle di una rovinosa storia d’amore, quando l’umano, deluso irrimediabilmente dai suoi simili, dopo aver raccontato per l’ennesima volta agli amici come i suoi sogni siano andati in frantumi, appare improvvisamente radioso e sereno.
L’effetto di questo cambiamento non è quasi mai dovuto a un nuovo palpito del cuore o ad una inattesa conversione, ma ha i tratti di un pastore alsaziano, scelto per la capacità di adattarsi al clima mediterraneo o il profilo altero di un certosino o, visto con i miei occhi, il portamento obliquo di una papera.
La bestiola, una volta acquisita dal cuore infranto, perde il nome di battesimo e viene appellata con un generico “AMORE”, diventando così partner e confidente, oggetto di confronti verbali, in cui si oppone all’interlocutore che annuncia il primo dentino del figlio, la prodezza del felino che beve birra dal boccale e snobba sigarette senza filtro.
Io che, ahimè, ho passato troppi pomeriggi ad ascoltare zia Orsola, mentre confidava dubbi al ficus benjamin, detto semplicemente “la pianta” e di ogni pretendente, diceva mestamente “non è un’aquila”, animale degno della sua stima e considerazione assieme alle galline e al maiale che accudiva con ruvida devozione, mi chiedo se, uscendo con un’oca al guinzaglio, potrò aspirare a fidanzarmi, entro l’anno, con un parlamentare.




