
di Francesco Creazzo – Gina Marques e Thierry Cros sono giornalisti che da anni raccontano l’Italia ai propri concittadini. La prima, brasiliana di San Paolo, è attualmente corrispondente della televisione ”Globo News” dopo aver scritto per ”O Globo”
e aver collaborato con media nazionali come ”L’espresso”. Thierry Cros è francese ed è attualmente il corrispondente della televisione nazionale francese ”Tf1” e di Radio Montecarlo. Li abbiamo incontrati subito dopo l’incontro di ieri sera al circolo ”Polimeni” per parlare di giornalismo e, ovviamente, di Italia.
Cosa vi chiede il pubblico dei vostri paesi? Cosa vogliono sapere dell’Italia e, di conseguenza, come svolgete il vostro lavoro?
Cros: Se io incominciassi a parlare dei singoli fatti di cronaca italiani, farei solo quello.
Più che altro interessa sapere, in merito ai singoli fatti, come sono stati gestiti, qual è l’aria generale, come la polizia fa rispettare la legge. Insomma un giornalismo di racconto e di confronto: questo ci si aspetta in Francia da un corrispondente.
Marques: A me invece chiedono l’approfondimento, anche se mi si richiede spesso di dare un’impronta generale della situazione, ad esempio quella politica. Le situazioni su cui mi chiedono la cronaca pura sono le grandissime tragedie o i pezzi di colore, come il caso Ruby.
Avete mai raccontato la Calabria? E se così è, che chiave di lettura avete dato?
Marques: Quando lavoravo per ‘’O Globo’’ sono venuta qui a coprire la pallacanestro. Allora ebbi solo cose positive da dire: la ndrangheta è l’organizzazione criminale più potente del mondo, però, non si può ridurre l’immagine di una regione soltanto a questo fenomeno negativo.
Cros: A me è successo poche volte di raccontare la Calabria e ricordo di avere seguito la nazionale italiana di Calcio a Reggio Calabria, subito dopo che era stata fischiata a Firenze. Quella volta ho cercato di mettere in evidenza che questa è una terra di calcio, ma che il fenomeno andava molto oltre a questo. Anche secondo me il Sud non può essere raccontato soltanto con la spazzatura a Napoli o la faida di San Luca. Bisogna darne un’immagine completa, soprattutto per quanto riguarda noi corrispondenti che abbiamo il compito di fornire ai nostri connazionali un’idea precisa.
Come vedete la stampa italiana, è libera? Qual’è la differenza principale con quella dei vostri paesi?
Cros: Ma se un giovane italiano vuole avere una firma in un media importante, ce la farà a non impantanarsi nel ‘’mucchio’’? La stampa italiana cambierà quando sulla scena si affacceranno editori con le palle. Editori con la capacità di essere onesti: di fare gli editori e non gli imprenditori editoriali.
Marques: Il grande passo del Brasile è stato l’inclusione sociale. Questo ha avuto effetti positivi su tutta la società, non ultimo il mondo dei media. Oggi abbiamo una stampa abbastanza libera perché, giustamente, siamo vincolati all’editore ma l’editore non è vincolato ai politici, come invece avviene in Italia.
Dopo tanti anni nel bel Paese, vi siete un pò stufati o ancora provate entusiasmo nel raccontare i fatti d’Italia?
Marques: Entusiasmo! E’ un paese meraviglioso da raccontare.
Cros: E’ un paese che dà tanto lavoro. La complessità dell’Italia ci offre la possibilità di leggere la realtà in tutte le sfaccettature. E’ un paese ricco dove non esiste il fatto puro: ogni fatto ha dietro uno sfondo storico o culturale che ti aiuta a interpretare meglio la realtà.




