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Home EVENTI Tabularasa scandalo 2011

Oliviero Beha: “La lotta alle mafie da sola non otterrà i risultati attesi”

13 Maggio 2013
in Tabularasa scandalo 2011
Tempo di lettura: 2 minuti
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tabularasabeha2
di Teodora Malavenda (foto Antonio Sollazzo) –
Un’Italia scandalosa, quella vista, vissuta e raccontata da Oliviero Beha, ospite dell’ottava serata di Tabularasa.

Giornalista, poeta, conduttore radiofonico e televisivo, scrittore e autore di testi teatrali, Beha descrive la Nazione in cui viviamo con un linguaggio graffiante, diretto e privo di ridondanza. Ne viene fuori un ritratto a tinte forti, dal cui sfondo emerge l’orrenda figura di un Paese che non deve e non vuole morire.
Quest’anno il tema di Tabularasa è lo scandalo. Cos’è per lei scandalo?
Ci sono molte cose che mi scandalizzano. In primo luogo l’ipocrisia di chi sa benissimo come stanno le cose ma finge di non saperlo scandalizzandosi in modo artefatto e truffaldino. In secondo luogo mi indigna chi non si scandalizza di fronte al livello abissale di illegalità, immoralità, mancanza di etica e di cultura di questo Paese. Sembra che nessuno si renda conto di quanto stiamo retrocedendo. Si tende ad attribuire la colpa solo alla questione economica. Sicuramente è un’ aspetto importante, ma non l’unico.

Far Tabularasa per smantellare l’esistente o partire da una Tabularasa per inaugurare una nuova stagione?
Partire da una Tabularasa per organizzare una nuova stagione. Questa che abbiamo sotto gli occhi non è politica ma piuttosto un comitato d’affari con gente che si divide porzioni di torta. Ultimamente si tende a sdrammatizzare utilizzando lo strumento satirico, ma occorre fare attenzione. Mentre è famosa la frase “una risata vi seppellirà” non lo è per nulla “una risata vi ricostruirà”. Bisogna essere seri e ricomporre le macerie ma per farlo è necessario perdere di vista il proprio tornaconto personale e ragionare in termini di collettività.

La generazione della Legge Biagi, quella che affolla disperatamente i call center o saltella audacemente tra i contratti a orologeria, recentemente è stata apostrofata dal ministro Brunetta come “l’Italia peggiore”. Non crede che forse sarebbe opportuno realizzare una nuova edizione di “Un terno al lotto”? Forse avrebbe quantomeno un valore simbolico, per una televisione pubblica…
Il programma che cita è durato due mesi. In otto puntate andate in onda su Raitre, ho trovato quasi tremila posti di lavoro facendo incontrare in televisione domanda e offerta. Poi la trasmissione è stata sospesa  e ora forse sarebbe il caso di sostituirmi al Ministro Brunetta. Non crede? (ridiamo, ndr).

Una domanda provocatoria. Denunciare, parlare, raccontare dei mis(fatti) delle mafie ci aiuterà davvero a sconfiggerle?
È indispensabile farlo ma non è sufficiente. C’è un altro animale da combattere ed è la mafiosità di questo Paese in cui tutto è poco trasparente.  Tutti raccomandano tutti senza pensare di poter ottenere per meriti qualcosa. È fondamentale smontare questa mentalità oppure, benché sia indispensabile, la lotta alle mafie da sola non otterrà i risultati attesi.

Nel corso degli anni anche il modo di fare giornalismo è mutato. Il moltiplicarsi delle opportunità e dei “modi” ne ha compromesso la qualità?
Credo che il moltiplicarsi delle opportunità abbia diversificato l’arretratezza. In questo paese è degenerata la dignità delle persone che con il tempo hanno perso identità.  Con i nuovi strumenti tecnologici siamo passati da un’informazione dotata di coltello ad una dotata di mitra. E tra le due qual è più pericolosa? (…)

Il nome di un poeta, quello di un regista teatrale e quello di un calciatore.
Konstantinos Kavafis, David Mamet, Roberto Baggio.

Tags: personaggitabularasa scandalo 2011
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