
di Claudio Cordova – Pene pressochè conformi alle richieste del pm della Dda Roberto Di Palma. La Corte d’Assise di Palmi ha accolto l’impianto accusatorio proposto dall’Ufficio di Procura, infliggendo condanne esemplari ai presunti
esponenti della ‘ndrangheta di Seminara, nell’ambito del processo “Artemisia”.
Al termine di una camera di consiglio durata oltre ventiquattro ore, la Corte, presieduta da Fulvio Accurso, ha dunque condannato all’ergastolo, così come richiesto dal pm Di Palma, Pietro Lombardo e Antonino Tripodi. Nel procedimento, infatti, sono confluiti anche alcuni fatti di sangue: un omicidio, quello di Silvestro Galati, e un duplice tentato omicidio, di Antonio Caia e Carmelo Romeo. Pena conforme alle richieste della Procura anche per Antonino Gioffrè, condannato a venticinque anni di reclusione; leggerissime variazioni rispetto alle richieste del pm nelle condanne, comunque pesantissime, di Domenico Gioffrè (vent’anni di reclusione) e Vincenzo Gioffrè (ventidue anni di reclusione), quattro anni e otto mesi per Giuseppe Vincenzo Gioffrè, diciannove anni per Antonino Tripodi, sette anni per Antonino Schiavone, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, quattro anni per Domenico Laganà e due anni (pena sospesa) per Caterina Caia, l’unica imputata donna del processo.
Condanne in blocco, dunque, per la famiglia Gioffrè. Una sentenza, quella emessa dalla Corte d’Assise di Palmi, che chiude il cerchio sulla famiglia di Seminara: un filone d’indagine, quello coordinato dal pm Di Palma ed eseguito dalla Compagnia dei Carabinieri di Palmi, già “premiato” nello stralcio di abbreviati, allorquando il Gup Francesco Petrone, avvalorando le tesi dell’Ufficio di Procura, condannò diciannove persone: Antonio Caia alla pena di dodici di reclusione; Carmelo Caia dieci anni e otto mesi; Domenica Caia nove anni e otto mesi; Antonio Ditto sei anni e otto mesi; Domenico Ditto due anni e sei mesi; Vincenzo Emma quattordici anni; Domenico Gioffrè cl.79 otto anni; Fabio Giuseppe Gioffrè cl. 79 otto anni di reclusione; Giovanni Gioffrè otto anni e otto mesi; Giuseppe Gioffrè cl. 84 quindici anni, otto mesi e venti giorni; Rocco Gioffrè cl 83 otto anni di reclusione; Rocco Laganà due anni e otto mesi; Saverio Laganà nove anni e quattro mesi; Giuseppina Sopo Miceli tre anni e due mesi; Carmelo Romeo otto anni e otto mesi; Carmelo Santaiti cl. 82 otto anni e otto mesi; Carmine Demetrio Santaiti cl. 54 otto anni e otto mesi di reclusione; Saverio Rocco Santaiti cl.60 otto anni e otto mesi; Michele Scicchitano due anni e sei mesi. Solo tre le assoluzioni: Donatella, Fortunato e Pietro Santo Garzo. Un’indagine, quella “Artemisia”, che portò, nell’aprile 2009, all’arresto di oltre trenta persone accusate, a vario titolo, di appartenenza alla ‘ndrangheta, che si intreccia e prosegue un’altra indagine del pm Di Palma, denominata “Topa”, che andò a colpire le infiltrazioni della famiglia Gioffrè nel Comune di Seminara. Anche in quel caso le condanne furono tante: il vecchio patriarca Rocco Antonio Gioffrè fu condannato a sette anni di reclusione, il sindaco uscente Antonio Marafioti a sei anni e sei mesi di reclusione, Carmelo Buggè e Mariano Battaglia a sei anni di reclusione. Per Vittorio Vincenzo Gioffrè, Antonio Giuffrè, Vincenzo Gioffrè, Domenico Gioffrè e Adriano Gioffrè il Tribunale comminò cinque anni e sei mesi di carcere.
Le indagini eseguite dal Tenente Mario Ricciardi, dunque, hanno di fatto smantellato la famiglia Gioffrè, che, dopo la morte del vecchio patriarca Rocco Antonio Gioffrè, si ritrova quasi al completo in carcere. Uno degli imputati, Antonino Gioffrè, condannato a venticinque anni di reclusione, si è reso peraltro protagonista, nelle scorse udienze, di un duro e minaccioso sfogo nei confronti del pm Di Palma, che da anni indaga sulle cosche della Piana di Gioia Tauro e dei territori limitrofi: “Il dottore Di Palma ha rovinato la mia famiglia, il dottore Di Palma è un assassino” disse al cospetto della Corte d’Assise.




