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Reggio: la Fiamma dice SI all’acqua pubblica

7 Giugno 2011
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Giorno 12 e 13 giugno i cittadini italiani saranno chiamati nuovamente alle urne, stavolta per rispondere a quattro quesiti referendari di tipo abrogativo. Fra questi, il primo è relativo alle

modalità di affidamento e gestione del servizio dell’acqua a soggetti privati, ed il secondo alla determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Più semplicemente, i primi due quesiti chiedono che il servizio dell’acqua non passi in gestione ad enti privati ma rimanga di dominio pubblico. I quesiti posti non sono da poco conto, anzi offrono immediatamente uno spunto di riflessione sui concetti e le differenze fra cosa pubblica, e l’acqua a prescindere lo rimarrà sempre, e gestione della cosa pubblica, ovvero sulla possibilità di fruire liberamente, o meglio collettivamente, un servizio di interesse sociale. Privatizzare significa cedere la gestione di un bene pubblico, quindi patrimonio di tutti, ad imprese che lo gestiranno secondo fini che rispondono a soli scopi di puro lucro e non di utilità collettiva, dove i guadagni saranno a tutto beneficio della casta degli azionisti e le perdite ovviamente a carico del povero contribuente. Il percorso parte da lontano, è da Amato, passando per Prodi e D’Alema, che l’Italia, un giorno un po’ a sinistra e un giorno un po’ a destra, si prostra umilmente ai principi del libero mercato per assicurarsi la benedizione in sudditanza dei poteri forti. Il fatto è che tra il 1993 e i primi mesi del 2001 in Italia si sono compiute cessioni di proprietà del Ministero del Tesoro e di altri enti a controllo pubblico come l’ENI, l’ENEL, le ferrovie e le poste ed altri ancora . E non poteva finire ovviamente qui. L’Italia è un Paese fortemente indebitato e deve rispettare i decreti di ingiunzione per la restituzione del credito, e quando qualcuno è indebitato deve vendere i gioielli di famiglia. Ma con chi siamo indebitati principalmente? Con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Guarda caso gli stessi enti che stanno spingendo da anni i governi dei Paesi terzomondisti, soffocati dai loro prestiti, a svendere la propria acqua alle multinazionali sotto controllo dell’amministrazione della Banca Mondiale. I risultati di tale politica appaiono evidenti, questi Paesi continuano a dipendere politicamente dalle lobbies finanziarie e ad essere dilaniati dalla povertà senza che il capitale debitorio abbia subito la benché minima regressione. E probabilmente, per sillogismo, noi saremo, anzi siamo già avviati allo stesso destino. Cosa resta, allora, ancora da privatizzare oltre ai già citati colossi ex-pubblici per recuperare credito dalle tasche degli italiani? Un rapporto della Confindustria del 2001 ci da qualche interessante suggerimento in merito: «Occorre inoltre considerare che è stata avviata, ma non completata, l’operazione di privatizzazione dei servizi di pubblica utilità in ambito locale, dove aziende pubbliche, nella forma di imprese municipalizzate, controllano servizi di rilevante impatto sociale ed economico, come la distribuzione dell’acqua…». Ma l’ordine a proseguire verso la cessione anche dell’ “oro blu” come servizio non nasce né da Confindustria né dal ministro Ronchi, del quale la legge porta il nome, e neanche dall’attuale premier Berlusconi. La cessione dell’acqua, infatti, era già in agenda dell’ultimo governo Prodi, con analogo disegno di legge che portava le firme degli allora ministri Bersani e Di Pietro. Si, proprio gli stessi che oggi si ergono a paladini della giustizia ed equità sociale. La battaglia per la sovranità nazionale, che passa soprattutto dalla autodeterminazione monetaria e dall’affrancamento dalla piaga del signoraggio bancario, in una visuale di più ampio respiro e quindi di vera giustizia sociale, invece sono da sempre cardini imprescindibili del MSI-Fiamma Tricolore. La battaglia per la difesa dell’acqua pubblica, pertanto, diventa per noi missini una questione etica e di civiltà da vincere assolutamente votando ed invitando a votare due decisi “SI” al primo ed al secondo quesito referendario.

Giorgio Arconte – Segreteria provinciale

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