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Cari insegnanti, cari genitori…

19 Maggio 2011
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Tempo di lettura: 4 minuti
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La collana Uroboros, Armando Editore, pubblica numerose opere dedicandosi con fervente interesse e dedizione a tematiche attuali dall’alto spessore tecnico scientifico, rendendole scorrevoli

e dinamici nel linguaggio divulgabili così al più ampio ed eterogeneo pubblico di lettori. Diretta e curata ormai da  anni dal Dottore Pasquale Romeo (Psichiatra, Psicoterapeuta e scrittore di molte opere tra cui: Senza legami, libertà o necessità, 2009; Maschio addio, 2009; All’ombra di… lui,2010) Uroboros porta oggi in scena la sua ultima creazione: Cari insegnanti, cari genitori … salviamo i nostri figli, un testo pratico e diretto che si rivolge a tutti quegli agenti educativi che direttamente o indirettamente hanno a che fare con i complessi processi intrapsichici cognitivi ed emotivi, nonché relazionali ed interpersonali dello sviluppo di bambini ed adolescenti.
Presentato  il 14 Maggio 2011 al Salone Internazionale del libro a Torino, e prossimo alla presentazione alla Sala del Campidoglio di Roma il 24 Ottobre 2011, il testo sta già riscuotendo un enorme successo poiché  affronta ed interpreta da vicino le tante problematiche che sorgono nei diversi contesti educativi (scuola, famiglia, gruppo dei pari ecc); ad esempio fra le tante false attribuzioni cui è solito aggrapparsi l’adulto, vi è quella forse più rischiosa di credere di avere in mano la chiave educativa ed interpretativa perfetta per sviluppo psicofisico del proprio bambino …  si pensa infatti, erroneamente,  che bastino solo  poche regole ed un sano buon senso. Non è proprio così, specialmente oggi!  il bambino da quando viene al mondo è investito di proiezioni genitoriali, di aspettative che si allontanano dalla sua vera natura e dai suoi reali bisogni, da una moltitudine di stimoli ambientali che riecheggiano nello spazio di vita del piccolo frastornandolo.
Proprio nell’infanzia infatti,  il bambino è privo di resistenze è dunque più facile che i nostri schemi e preconcetti si radichino sul bambino producendo un vero e proprio processo manipolativo che si allontana dagli scopi di una sana e corretta educazione: il termine educare infatti  proviene dal latino ex-ducere, che significa “tirare fuori”, “portare avanti”, è un “processo” in continuo movimento che permette di  aiutare il bambino ad orientare le sue disposizioni innate e permettergli di svilupparle, assecondando il percorso della natura.. ciò che invece sembrerebbe prevalere fra gli educatori di oggi è l’operazione inversa del “mettere dentro”, avendo la pretesa cioè, o forse l’illusione, di poter scrivere sulle pagine bianche del libro della vita dei loro educandi senza commettere errori e/o sbavature. 
Il libro prosegue con un’ampia trattazione dei diversi aspetti dell’educare rivolgendosi in particolar modo ai genitori i quali ovviamente,  non sono esenti dagli effetti  dei  celeri e mutevoli cambiamenti della nostra società sul sistema familiare e relazionale che, inevitabilmente ci chiedono una qualche forma di adattamento. Gli stessi autori,  facendo tesoro delle loro conoscenze ed esperienze nell’ambito clinico psicologico, propongono delle “linee guida”, che arricchiscono le conoscenze di genitori, insegnanti e di chi si occupa di educazione, circa le possibili implicazioni psicopatologiche o dei fattori di rischio che potrebbero incidere sullo sviluppo dei nostri bambini: “Per essere uomini e donne bisogna amare la propria condizione e questa non è una cosa semplice da realizzare; in quanto ci si deve prima confrontare con le proprie debolezze. Recuperare l’educazione ai sentimenti è perciò un modo di vedere la realtà sotto una modalità differente, recuperando i nostri affetti e tutto ciò che di più intimo è a questi collegato (…)”.
Ecco allora alcune delle “coordinate” che un educatore sano dovrebbe seguire per orientarsi nella crescita del proprio educando:
EDUCARE FIN DALLA NASCITA   Tutta la nostra vita vive nello sguardo dell’altro, esistiamo solo se siamo nella mente dell’altro, come sosteneva Winnicott. Per poter consentire al bambino, all’adolescente, alla persona che educhiamo di crescere e svilupparsi è necessario dare continuità al nostro sguardo, essere sempre lì, presenti, donando ciò che c’è di differente in noi, quindi, stabilendo  in modo chiaro i confini, senza i quali non esiste educazione, dire chiaramente “io sono differente da te”, ognuno di noi è diverso dall’altro e ti regalo questa mia diversità, io sono tuo padre, io sono tua madre;
EDUCARE ALLA LIBERTA’: il valore dell’attesa. Attendere per un educando significa avere  fiducia nell’educatore, pensare che l’attesa è un sacrificio, un rendere sacro il proprio tempo, proprio perché si ha fiducia in quello che si sta facendo e ciò fa vivere le propri frustrazioni in maniera più semplice  e leggera, invece, l’educazione quando prende i toni della costrizione diventa qualcos’altro, toglie il respiro ed impedisce una vita serena di realizzazione di se stessi;
EDUCARE ALLA LIBERTA’ DI SCELTA: “ Non vale le pena avere la libertà se questo non implica la libertà di sbagliare” (Gandhi). la libertà è la facoltà dell’uomo di agire e di pensare in piena autonomia, ovviamente questo dipende dai diversi aspetti individuali, sociali e politici.  La libertà è  la condizione di chi può agire secondo le proprie scelte … la libertà consente di effettuare delle scelte! chi compie un’azione è libero, quando ha la possibilità di scelta e può comportarsi in modo intelligente e spontaneo;
EDUCARE ALL’AMORE ED ALLA SESSUALITA’:  “L’amore, ricordiamolo sempre è il nutrimento indispensabile che consente all’essere umano di crescere e di acquisire una fiducia in sé sufficiente per sopportare le avversità della vita, per sopportare  una certa solitudine – che non sia isolamento – e per correre il rischio di una delusione, nel momento in cui ci si apre agli altri. L’eccesso di attaccamento e l’aggrapparsi diventano patogeni, nella misura in cui esprimono non tanto l’amore, quanto la paura della separazione, come se la mancanza di fiducia in se stessi potesse  annullare ogni possibilità di ritrovarsi.”  P. Jeammet

Tirando un po’ le fila del discorso, gli autori concludono il viaggio alla scoperta dei misteriosi intrighi che caratterizzano le diverse fasi di sviluppo, invitando gli educatori ad “allentare la corda tenendo sempre aperta la porta”, fungendo così da base sicura per la crescita e la conquista dell’identità personale dei nostri ragazzi.

Recensione a cura di
*Maria Laura Falduto, Psicologa.

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