Caro Direttore, la Locride è povera di beni collettivi, di servizi pubblici minimi, di sostegni per i disoccupati, di trasporti seri, di difesa del suolo e del paesaggio, è incapace perfino
di liberarsi di “pochi” rifiuti. Ma la Locride, caro Direttore, mi creda, è soprattutto povera nella sua classe dirigente. E di questo ho avuto, se ce ne fosse ancora bisogno, conferma l’altro ieri.
Le scrivo a malincuore perché, devo ammetterlo, in questa vita di fatica e sudore, sono editore di un settimanale provinciale che esce da dodici anni nella provincia di Reggio, ho dato fiducia a più protagonisti della vita politica che mi circonda, e ogni volta ho incontrato delusioni autentiche. Fallimenti umani.
Persone che girano intorno agli incarichi come gli Sciiti a La Mecca. Non mollano mai, e più vanno giù più si rialzano chiedendo elemosine ai più forti e bastonando i più deboli. Non è il mio caso, grazie a dio. Non ho mai chiesto ruoli pubblici e se devo essere sincero non mi interessano, ma ogni tanto ho quell’ansia che mi spinge a credere che il mio territorio possa avere una prospettiva, un desiderio di trasformazione di cui non può fare più a meno.
Sarà forse il mio dna, mio padre è stato senatore di Rifondazione Comunista, ed ecco che all’improvviso uno spirito animatore stuzzica questa mia vecchia debolezza: credere di potere e dovere dare un contribuito. E’ il caso di queste ultime settimane.
Andiamo per ordine.
Masino Mittiga, oggi sindaco di Bovalino, forse per provocazione, o per dare uno scossone alla lobby che governa L’associazione dei Sindaci della Locride, propone la mia candidatura nel Cda di Locrideambiente Spa, una società mista nata con i finanziamenti regionali. Lo fa in modo categorico dicendo «basta! da anni girano sempre gli stessi nomi». Cosicché il sindaco di Bovalino propone un nome fuori dagli schemi e da ogni sorta di interesse: Rosario Condarcuri. Io do la mia disponibilità, caro Direttore. Apriti cielo!
Ed ecco che alcuni di quelli che stanno alla Locride come i Trenta tiranni ad Atene calano l’asso: Gianni Gerace, persona perbene, ma già assessore di una giunta ancora sotto indagine. Si blindano e chiamano il blocco.
Subito, senza esitazione, il più scaltro dei sindaci, Giorgio Imperitura lo stereotipo del politico nostrano, uno che se non è sindaco è presidente della comunità Montana, singola o accorpata, fiuta il pericolo, non fa votare e chiama a se dei sindaci, due parole e via a casa. Il risultato: mancanza de numero legale, cosicché non si può votare. Così arriviamo al 30 marzo, cioè all’Assemblea del Consorzio Locride Ambiente. Prima delle votazioni il gruppo dell’Udc chiede cinque minuti di pausa. In un angolo della sala, Giorgio Imperitura riunisce i “bravi” sindaci Mario Mazza, Vincenzo Loiero, Rosita e Rocco Femia, Galluzzo,Brizzi e Schirripa intimando: “o si votano Tucci e Gerace oppure facciamo mancare il numero legale”. Al che gli altri sindaci accettano o per debolezza o perché coinvolti in una discussione più seria riguardante la discarica di Casignana.
Tutto qui. Tranne il solito modo d’intendere la cosa pubblica in Calabria e l’ennesima sconfitta. Nient’altro.
Cordialmente
Rosario Vladimir Condarcuri




