Chi denuncia il pizzo o l’usura trova nello Stato il più importante alleato. «Attraverso lo strumento del ristoro economico, si arriva all’emersione del fenomeno criminale e dunque alla
ripresa del settore imprenditoriale, vero motore dell’economia. È evidente come la collaborazione interistituzionale, amministrativa e giudiziaria, rispecchi un sistema complesso quanto indispensabile per contrastare il fenomeno e garantire la giusta applicazione delle leggi a tutela delle vittime. Lo Stato deve offrire sostegno, non assistenza a chi – a volte – purtroppo tende ad approfittare dei benefici previsti dalla legge». Con queste parole Giosuè Marino, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed usura, fa il punto a conclusione della giornata di studio che stamattina – 2 luglio – si è svolta in Prefettura, alla presenza del prefetto Vincenzo Santoro, con alcuni autorevoli esponenti della magistratura che, su invito dell’Asaec – Associazione antiestorsione “Libero Grassi” di Catania – hanno approfondito lo status normativo vigente a tutela dei soggetti che denunciano i propri estortori e usurai, con particolare riferimento alla sospensione dei termini contemplata dalla legge 44/99. A cosa va incontro chi decide di denunciare? Quali le garanzie, le modalità e i tempi burocratici per ottenere il sostegno offerto dallo Stato? Il percorso è chiaro: «Il passo più importante, nonché il più delicato, è quello della denuncia – spiega il presidente Asaec Linda Russo Zangara – che deve essere chiara e circostanziata, in modo da favorire una veloce applicazione della normativa e ridurre i tempi dell’accertamento del reato eludendo la possibilità di un errore giudiziario. Servono criteri oggettivi per accertare la fondatezza del danno subito, che siano conciliabili con i tempi burocratici e con le esigenze dell’imprenditore che denuncia». Lo Stato quindi garantisce il risarcimento economico – un prestito a tasso zero nel caso di usura, un’elargizione a fondo perduto nel caso di estorsione – nonché la cosiddetta “sospensione dei termini” con cui la prefettura, con il parere favorevole del Pm, tutela il soggetto nei confronti dei suoi creditori, prorogando i termini di scadenza quali ad esempio: ratei di mutuo, adempimenti di carattere fiscale, termini esecutivi, vendite giudiziarie, rilascio di immobili. Attenzione a chi «da vittima diventa testimonial» ha sottolineato Marino: il rischio è infatti quello che il risarcimento vada a chi non ne ha titolo, approfittando del valore stesso della collaborazione con la giustizia. «Il confronto aperto di oggi – ha concluso il prefetto Santoro – è servito a chiarire alcuni punti chiave di un percorso lungo ma di essenziale supporto per chi denuncia: un ruolo fondamentale è svolto dalle Associazioni antiracket e antiusura, che rappresentano il primo anello di congiunzione tra il bacino degli estorti e la giustizia. Intendiamo portare la nostra società entro i binari della legalità». I momenti di approfondimento sono stati moderati dal vice prefetto Angelo Sinesio e curati da Marisa Acagnino, presidente di Sezione Tribunale di Catania. I relatori – il procuratore aggiunto Tribunale di Palmi Emanuele Crescenti, il presidente della II Sezione Tribunale Penale di Catania Bruno Di Marco, il presidente della IV Sezione Civile Tribunale di Catania Angelo Giorlando, e il procuratore aggiunto del Tribunale di Catania Carmelo Zuccaro – si sono confrontati apportando ciascuno il punto di vista delle proprie esperienze.




