Conferire il Premio “Bronzi di Riace” a Sandro Bondi è come insignire del Nobel per la Pace Osama Bin Laden. Mi auguro che quella avanzata dal consigliere comunale Giuseppe Martorano
sia solo una boutade, una battuta esternata senza troppo pensarci sopra, maturata nel clima di agitazione che si respira a Palazzo San Giorgio in attesa di un chiarimento romano sulla candidatura di Scopelliti. In caso contrario, il tutto assumerebbe il sapore di una provocazione di pessimo gusto al cospetto della cittadinanza, di quei reggini che in questi mesi hanno dovuto difendere i Bronzi dagli attacchi provenienti con particolare veemenza proprio da Bondi.
Ricordo a Martorano che il Sandro Bondi che intende premiare è stato, in qualità di Ministro dei Beni Culturali del Governo Berlusconi, tra i più accesi sponsor della bislacca ipotesi di trasferimento dei due guerrieri di Riace dalla loro sede naturale del Museo di Reggio Calabria. E’ stato colui che ha caldeggiato, con tanto di forzature ai danni delle istituzioni locali e colpi di mano presso il Consiglio superiore dei Beni Culturali (con la rimozione del prof. Settis e la nomina a presidente di Andrea Carandini), prima l’invio dei Bronzi alla Maddalena in occasione del vertice del G8 e, successivamente, il loro trasbordo a Roma per lavori di “restyling”. Solo grazie alla protesta dei cittadini di Reggio, alle petizioni, i “girotondi”, la ribellione di gran parte delle forze politiche e sociali e degli intellettuali, alla messa in campo di opzioni alternative di valorizzazione dei Bronzi, credibili e condivise, si è riuscito ad impedire quest’ennesimo scippo e conquistare il diritto di esporre le due opere magno-greche a Palazzo Campanella.
Altro che Premio “Bronzi di Riace”: se c’è un trofeo che il Ministro Bondi meriterebbe di conseguire a pieni voti, questo è il “Tapiro d’oro”.
Il Consigliere provinciale,
capogruppo del Prc
Omar Minniti




