
di Giusva Branca – Il calcio, per la Calabria, è sempre stato molto di più di uno sport, sia pure di massa.
La Calabria ha trovato nel football più volte motivo di aggregazione e riscatto sociale, spunto di affermazione di una comunità, testimonial di una possibilità di speranza per il futuro. Più volte il calcio è stato uno dei pochissimi aspetti a dimostrare ai calabresi che si può, anche osando dove pare solo utopia provare ad arrivarci.
Nell’ultimo decennio la massima espressione sportiva regionale ha vestito le maglie amaranto della Reggina che, però, sta conoscendo, oggi, la parte discendente della sua parabola. Un avvio di stagione disastroso ha condizionato e compresso oltre ogni negativa previsione le aspettative ed i sogni di gloria paiono già chiusi a doppia mandata in un cassetto.
Di contro, nello stesso campionato, milita il Crotone, che ha lasciato alle spalle forti turbolenze che hanno caratterizzato gli anni passati, per affrontare – da matricola – nuovamente il torneo cadetto.
Fin qui tutto ciò che è mancato alla Reggina in termini di carattere, personalità e forza d’animo, ha rappresentato il marchio di fabbrica del Crotone e, tutto sommato, la massima esaltazione della peculiarità prima della calabresità: la testardaggine intesa come assoluta dazione di sé stessi a caccia dell’obiettivo.
Crotone-Reggina di sabato prossimo non è solo un derby; non è solo una partita che, sorprendentemente, si è trasformata in un big-match delle zone basse della classifica.
Crotone-Reggina è la cartina di tornasole che, in qualche modo schiude lo scrigno dell’interpretazione relativa al destino della Calabria tutta. Solo un atteggiamento da trincea, sempre e comunque, costante nel tempo e nello spazio, consente ai calabresi di spingersi oltre, di aggredire più in là ciò che pare inattaccabile, di dimostrare a sé stessi, prima che al mondo intero che il destino apparentemente segnato per la Calabria non è affatto ineluttabile.
Certo, bisogna combattere con i denti e con sudore, perché nessuno ti regala niente.
Il Crotone di quest’anno lo ha capito bene, la Reggina ancora si sente principessa aggredita dalla mala sorte che si fa beffe di lei. E chi veste gli abiti della principessa, ovviamente, non può sbucciarsi le ginocchia…




