
di Cristina Marra – “The end” sullo schermo di un cinema. La fine del film e di un amore: quello tra Chiara e Gianmarco. Dopo dieci anni insieme, le loro strade si separano senza un motivo apparente, senza una vera ragione. Da una fine l’autore narra la storia di un
nuovo inizio e di un cambiamento.
Chiara, l’io narrante, è una giovane donna fiorentina, proprietaria di un negozio in centro che cerca “di rimettere assieme i tasselli di un puzzle che” fino alla sera prima “combaciavano alla perfezione e che adesso sono confusamente sparsi qua e là”. Il puzzle sembra intricarsi per un oggetto che Chiara trova per strada e il cui possessore, Pierre, creatore di gioielli, è sparito da Firenze. Comincia la ricerca di Pierre che è metafora di una ricerca interiore, di una riscoperta, di una nuova consapevolezza. Chiara si svela, si comprende e si scopre donna indipendente che dalla vita e dall’amore può pretendere di più. Postorino inserisce pian piano gli altri personaggi, altri pezzi di quel puzzle che comincia a prendere forma, a ricomporsi, a svelare il suo soggetto. Il coinvolgimento emotivo di Chiara nella scomparsa di Pierre, la sua determinazione nel ritrovarlo, rappresentano l’anello di una catena narrativa a cui sono legati anche Alba, Nadine, Franco, Michele, Paolo, Marianna. Una catena tenuta insieme dalla forza del sentimento dell’amore. Materno, passionale, fraterno, l’amore è il fil rouge del romanzo che sprona i personaggi a non arrendersi, a lottare contro pregiudizi e incomprensioni. Le donne, siano esse madri o mogli di uomini perbene o di malavitosi, amano e lottano fino in fondo. Sono coraggiose e determinate e seppur con esperienze professionali e sentimentali diverse si alleano perché accomunate dalle stesse priorità, dalle stesse motivazioni, non si risparmiano di fronte alla necessità di difendere e proteggere chi amano.
Scandito dal ritmo delle canzoni e della musica e dai versi di poesie che compaiono come indizi di una verità che pressa e spinge per uscire allo scoperto, il plot procede e diventa ricerca di un segreto che conduce da Firenze a Pontassieve, fino in Calabria. “La campagna brulla color ocra e punteggiata da macchie verdi sembra tuffarsi nell’azzurro quasi abbagliante del mare”, è la Calabria che si presenta agli occhi Chiara nel suo viaggio per le strade di Riace in cui il silenzio è una necessità per “godere appieno del paesaggio, dell’atmosfera”, “come se un semplice sussurro potesse spezzare questo incantesimo”. Ben presto Chiara conosce un’altra Calabria, quella di gente dura, difficile, ostinata e prepotente, carnefice e vittima di una mentalità da troppo tempo radicata in un territorio che potrebbe offrire e dare altro e diventare quell’altrove anelato da Pierre e da Michele.
Nel romanzo di Postorino, la poesia, come la musica, diventa linguaggio universale dal grande potere evocativo. Le parole acquistano potenza e forza capaci di contrastare e vincere preconcetti e pregiudizi. La parola diventa arma dell’amore che combatte l’odio, vita che ha la meglio sulla morte e rende liberi.




