
di Anna Foti -“La Non basta guardare,
occorre guardare con occhi che vogliano vedere,
che credono in quello vedono”
Galileo Galilei (Pisa 1564 – Firenze 1642)
Quattrocento anni fa, nel 1609, Galileo Galileo si orientava nel cosmo e ne solcava le pieghe attraverso il cannocchiale che gli avrebbe permesso di esplorare le montagne dell’unico satellite terrestre, solo quarant’anni fa raggiunto dall’uomo: la Luna. Furono consegnati all’occhio e alla conoscenza dell’uomo le luci e le ombre della Luna, la cui superficie non era liscia ma simile a quella terrestre. Dall’occhio nudo ad uno strumento che all’osservazione avrebbe accostato un metodo di misurazione complesso e di notevole spessore scientifico, così il viaggio nel cosmo divenne più appassionante dopo che Galileo fu in grado di esplorare e descrivere le montagne della luna, le stelle della Via Lattea, i quattro satelliti di Giove, le fasi di Venere. Il cannocchiale venne, infatti, perfezionato e adattato a cogliere il fascino dei corpi celesti dal matematico italiano dopo l’invenzione dello scienziato olandese Hans Lippershey dell’anno prima. Nel 2009, dichiarato non a caso dalle Nazioni Unite “Anno Internazionale dell’Astronomia”, quindi ricorre un anniversario importante per il mondo dell’astronomia, della scienza e di tutto lo scibile umano, cui è stata dedicata anche la settimana dell’astronomia del maggio scorso, promossa dal planetario provinciale “Pythagoras” e dal liceo scientifico “Leonardo Da Vinci”. Anche la Regione Toscana, nel cui capoluogo fiorentino Galileo trascorse gran parte della sua vita, dove venne anche esiliato e dove fu sepolto, dedica per tutto questo anno una serie di iniziative celebrative delle straordinarie scoperte astronomiche del genio con mostre, esposizioni, riletture storiche, teologiche e filosofiche dei suoi manoscritti. Le sue intuizioni e l’esposizione del principio della relatività e della conservazione della quantità di moto, della legge della caduta dei gravi, delle traiettorie dei proiettili, del concetto di inerzia gli valsero lo status di scienziato che stava capovolgendo la teoria geocentrica di Tolomeo, che delegittimava la fondatezza di tutti gli elementi della teoria della cosmologia aristotelica, che contestava la Chiesa e il suo tentativo di fermare il progresso e la sperimentazione. Protagonista del conflitto tra Scienza e Fede su cui si incentra la pellicola di Ron Howard, “Angeli e Demoni” , il riferimento a Galileo riveste un ruolo centrale nella trama del film. Essa racconta la vendicativa e sanguinosa rivalsa della Scienza, in passato perseguitata e repressa dal Tribunale dell’Inquisizione al punto tale da spingere gli scienziati alla clandestinità. Gli “Illuminati”, che secondo la finzione romanzesca di Dan Brown sarebbero stati capeggiati da Galileo Galilei (sul punto le incongruenze storiche sono notevoli), tornano nel terzo millennio per rivendicare il diritto ad elaborare delle verità scientifiche dotate del privilegio di essere riscontrabili e verificabili. Il metodo scientifico, di cui Galileo è invece senza ombre il fondatore, sarebbe stato avversato dalla Chiesa Cattolica anche attraverso il sacrificio nel 1668 di quattro scienziati uccisi con la “purga”. Tutt’altro che casuale il richiamo alla figura di Galileo, emblema del metodo di costruzione di verità scientifiche, che tuttavia subisce significative forzature da parte dell’autore del romanzo Dan Brown che evidentemente non individuò in nessun altro scienziato del passato quel calibro necessario e funzionale alla sua storia di conflitto tra Scienza e Fede.
Fondatore della scienza moderna e di un metodo nuovo di conoscenza della natura incentrato sulla nozione di esperienza supportata dalla razionalità del calcolo matematico, precursore della coesistenza pacifica della teologia e dell’universo eliocentrico di Copernico, Galileo Galilei insegnò alle Università di Pisa e di Padova, nella Repubblica di Venezia dove godette della libertà di ricerca fino a quando, contravvenendo alle teorie geocentriche perse il sostegno della Chiesa e le sue opere non vennero più pubblicate. Straordinario genio innovativo, padrone del legge sulla caduta dei gravi, studiò il moto dei pendoli. Autore de Le meccaniche, del Sidereus Nuncius (”Messaggio dalle Stelle”scritto in lingua latina) e del Dialogo dei Massimi Sistemi, prima bandito per i suoi contenuti considerati eretici dalla Chiesa e riabilitato solo nel 1834, attraverso l’uso del cannocchiale scoprì i satelliti di Giove ed anche quelli di Saturno, poi ritrattati perchè scomparsi dal suo ambito di osservazione. Ciò in ragione della rotazione dell’asse del pianeta rispetto a quella dell’asse della Terra, di cui ancora le lenti del cannocchiale non erano in grado di percepire lo spostamento. Fu poi l’olandese Huygens a riaffermarne scientificamente l’esistenza nel 1665. Come narrato nell’opera teatrale novecentesca del drammaturgo tedesco Bertolt Brecht “Vita di Galileo” (Leben des Galilei) e dalla pellicola italiana “Galileo” di Liliana Cavani del 1968, egli fu costretto da minacce di tortura ad abiurare alle proprie convinzioni copernicane nel 1633 al cospetto del Tribunale dell’Inquisizione, avamposto granitico della teoria geocentrica. Galileo è oggi ricordato come il fondatore del metodo scientifico e della verificabilità di ogni teoria enunciata. Fu questo a condurlo alla costruzione di un cannocchiale astronomico, successivamente migliorato da Giovanni Keplero, erede del patrimonio di misurazioni effettuate da Tycho Brahe e che già nel 1610 in un’epistola Dissertatio de Nuncio Sidereo con Galileo si era complimentato per le scoperte dallo stesso compiute con il cannocchiale. Presentato al senato di Venezia nell’agosto del 1609 con la capacità di otto ingrandimenti, solo tre mesi dopo il cannocchiale tra le mani di Galileo divenne capace di venti ingrandimenti. Ciò che Galileo scoprì attraverso questo straordinario strumento cambiò per sempre il mondo dell’astronomia. Il suo metodo di osservazione ha riscritto le leggi del cielo per come ancora oggi le conosciamo e ha favorito il progresso scientifico in ogni campo del sapere. Una sonda che porta il suo nome, negli anni Novanta in viaggio verso Giove, ha confermato che la vita sulle Terra è visibile dallo spazio e che la biosfera terrestre è rilevabile dall’esterno del pianeta terrestre. Attraverso l’analisi della luce assorbita e riflessa e delle emissioni radio, tutti elementi conosciuti e dunque rilevabili anche altrove, non solo si è affermata la possibilità di esplorare da lontano il nostro ed altri pianeti, ma è anche emersa l’esistenza di circa trecento pianeti extrasolari o esopianeti, in orbita intorno a stelle diverse dal Sole. Nessuno di essi, tuttavia, assomiglia alla Terra e potrebbe ospitare la vita per come noi la concepiamo. Ma ciò non esclude che altre forme di vita esistano. Dunque potremmo non essere soli e il nome di questa sonda non avrebbe potuto essere più adeguato data la portata degli studi che le informazioni raccolte hanno permesso di condurre. A Galileo Galilei si devono molte scoperte e molte rivelazioni in campo scientifico ma più di tutto si deve lo stupore con cui ancora oggi si intraprende il viaggio nel cosmo, nel rispetto delle sue leggi.




