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Le palme sculettanti, l'esterofilia e le ''essenze ammalorate''

29 Aprile 2009
in Diario
Tempo di lettura: 2 minuti
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alberipentimeleokbis.jpg
di Enzo Vitale*
– Grandi qualità porta in dote la palma washingtonia “filifera”, quella probabilmente scelta per sostituire a Pentimele gli alberi secolari che vi svettavano e che davano fastidio “colà dove si puote”: è robusta e allo stesso tempo longilinea;

dall’elegante fogliame,   si adatta a   qualsiasi terreno e sviluppa rapidamente; è longeva e, cosa assolutamente non sottovalutabile, è poco esigente; contrariamente alla sua sorella “robusta”, non teme il freddo e resiste alle escursioni termiche; il massimo di sé lo dà in ambienti aperti e aerati, come il riva al mare, e, insieme a sua cugina Phoenix canariensis, è l’ideale per filari e viali alberati.

Delle tipe intriganti le palme washingtoniane: con i loro 20 metri di altezza e solo 80 cm di diametro, sono nello stesso tempo esotico-caraibiche e, con un rimando immediato alla Los Angeles degli stravisti telefilm, perfettamente hollivoodiane: fanno scena, insomma, come può tenere il palcoscenico una fila di subrettine d’avanspettacolo che sculettano e fanno sbavare una platea di masturboni.

Fare scena, infatti, non significa fare bella scena. In questo caso significa: cedere ai canoni estetici dell’homo banalis, involuzione teledipendente dell’homo sapiens; nutrirsi degli stereotipi massificanti della globalizzazione made in Usa e rigettare il locale come non di moda; cedere alla colonizzazione del piattume e rifiutare ciò che fa parte della propria storia e del proprio territorio; stravolgere un paesaggio urbano dello Stretto per sostituirlo con uno non nostro. 

Ottantamila euro buttati al vento per sostituire 20 “essenze ammalorate” e pericolose. Anche se si usa un succedaneo del “latinorum” di manzoniana memoria per confondere le acque, nessuno è tanto sciocco da crederci: le piante erano sanissime e non erano per nulla pericolose. C’è qualcosa di molto poco chiaro in tutta questa operazione: se si vuole fare buona amministrazione, il responsabile dell’operazione dovrebbe essere mandato a casa a estirpare le erbacce dal proprio orticello, se proprio vuole continuare a occuparsi di giardinaggio.

*Presidente Fondazione Mediterranea

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