
di Anna Foti – Trasformare l’attuale crisi economica in una risorsa per fare rete e assicurare una maggiore aderenza della politica economica nazionale ai diversificati livelli locali. Nella cornice della riflessione sulla crisi del credito, con particolare riferimento alla provincia reggina, dunque si articolano le proposte della Camera
di Commercio di Reggio Calabria, presieduta da Lucio Dattola. Collasso del credito, caduta degli indici di borsa, il forte indebitamento delle economie dell’Est Europa con una pesante rivalutazione dell’euro. Questi i fattori illustrati da Giuseppe Capuano dell’istituto “Guglielmo Tagliacarne” per favorire l’analisi dell’attuale crisi, nella sua relazione introduttiva del workshop ospitato presso il salone della Camera di Commercio e intitolato “Crisi del credito: il caso Reggio Calabria. Istituzioni e banche, fare rete contro la crisi”. In occasione dell’appuntamento informativo, hanno offerto il loro contribuito anche Maurizio Berruti, del Consorzio Camerale Credito e Finanza, e Antonio Palmieri, segretario generale della Camera di Commercio e nel quadro generale emerso, accanto ai fondamenti esogeni (prezzo materie prime, tassi di interesse e tassi di cambio) su cui progettare un rilancio della situazione complessiva, vi sono anche i fondamenti endogeni che rappresentano la specificità delle singole realtà locali. La sintesi tra queste due componenti appare più che mai necessaria. Il recente report curato dalla camera di Commercio di Reggio Calabria e dall’istituto “Gugliemo Tagliacarne” di Roma, illustrato in occasione del workshop, registra infatti la presenza di dieci fondamenti endogeni che descrivono la realtà della nostra provincia, tracciando possibili e costruttivi interventi. Per risollevare il basso livello di veicolazione di credito per sportello, ci si propone di aumentare la percentuale di comuni “bancati” ossia dotati di un numero adeguato di sportelli bancari, attualmente pari al 47%. Tale percentuale rappresenta la causa, secondo gli autori dell’analisi, della mancata crescita del tessuto socio-imprenditoriale locale per altro prevalentemente composto da piccole e medie imprese che tendono a chiedere prestiti di modesta entità. La valutazione sulla qualità del credito nel nostro territorio non può prescindere dal fatto che le imprese reggine non investono a capitale fisso e non formulano richieste di strumenti e servizi finanziari evoluti; la stessa analisi non può altresì prescindere dalla presenza di imprese fallite, in diminuzione, e di soggetti protestati, invece in aumento rispetto alla popolazione. Le conseguenze di tali fattori sull’erogazione del credito sono notevoli, atteso che gli istituti bancari hanno dichiarato di non “fidarsi” e di non concedere credito a famiglie etichettate come cattive pagatrici. Inoltre si registra una certa diffidenza da parte della banche nei confronti di soggetti nuovi nel panorama imprenditoriale e si predilige la concessione del credito alle imprese già “collaudate”.
Tra le soluzioni poste in campo dalla Camera di Commercio per fronteggiare tale quadro vi è lo strumento del microcredito che mette a disposizione 400 mila euro per i soggetti bancabili, le cui dimensioni imprenditoriali siano significative, e 150 mila per i soggetti non bancabili. Un sfida che la Camera di Commercio ha deciso di fronteggiare con continuità stanziando un fondo che cresce nel 2009, solo per i soggetti bancabili, da 400 mila ad 1 milione di euro.




