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La Mannoia incanta un "Cilea" attento e coinvolto

14 Marzo 2009
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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mannoia.jpg
di Grazia Candido – Una musica che fa sognare, diverte e scuote le coscienze creando “Il movimento del dare”. Fiorella Mannoia incanta il pubblico del “Cilea” riuscendo anche questa volta,  a siglare un sold out aspettato per un’artista che, nella sua carriera, ha saputo raccontare la musica, le sue sfaccettature, le sue malinconie. Prima di far iniziare alla cantautrice romana la sua parentesi reggina della tournèe  “Canzoni del

tempo tour”, sale sul palco il promoter Ruggero Pegna, autore della rassegna “Fatti di musica Radio Juke box” giunta alla XXXIII edizione, per sottolineare “il fine socio-umanitario della kermesse canora che ha un doppio compito: divertire il pubblico e sensibilizzarlo a tematiche sociali e preventive sulla cura di malattie invasive che ci colpiscono nel corpo e nella mente”.

“Anch’io in passato ho combattuto con un brutto male – aggiunge Pegna – ma oggi, sono qui per dirvi che la prevenzione è la prima arma per sconfiggere queste malattie. Aiutiamo la ricerca e sosteniamo le associazioni umanitarie  che, quotidianamente, s’impegnano per il bene comune e per dare a chi ha perso il sorriso, la forza di recuperarlo”.

Il sipario si apre e, come una sirena, avvolta da un abito da sera bianco e luccicante, entra la “rossa per eccellenza” intonando la canzone che ha scritto per lei Luciano Ligabue “Io posso dire la mia sugli uomini”, brano che apre appunto, il suo nuovo lavoro discografico “Il movimento del dare”.

Gli applausi sono costanti così come gli apprezzamenti urlati dal pubblico ad un’artista che sa e vuole far divertire i suoi spettatori con uno show variegato dove le parole, le riflessioni e anche le critiche si uniscono alla magia della musica. 

Canta “Mimosa”, brano scritto da Niccolò Fabi, e poi ancora “Sally”, “Come si cambia”, “Il movimento del dare” (brano del nuovo Cd scritto da Battiato e Sgalambro), “Fino a che non finisce”, per poi, omaggiare Lucio Battisti e Fabrizio De Andrè con brani che hanno segnato il panorama musicale italiano.

L’artista romana segue minuziosamente i suoi musicisti in “un viaggio avanti e indietro nel tempo, tra il presente e il passato, tra i ricordi e l’attualità” e molte volte, si siede alla fine dei brani, per ascoltare anche lei, gli accordi delle chitarre elettriche o i tasti del pianoforte ammirando il suo pubblico che l’accompagna nei ritornelli.

“Questa canzone è stata ispirata da un disegno di un bambino – afferma la Mannoia scusandosi anche con i suoi fan se tratta una tematica forte nel concerto – si chiama Ali ed è uno dei tanti piccoli colpiti dal mostro guerra. Il 90% delle guerre, sono conflitti civili e vergognosi che insanguinano il nostro pianeta e quando Piero Fabrizi ha scritto questo brano “Sogno di Ali”, ha voluto raccontare il dramma che, quotidianamente, le comunità del mondo vivono e soprattutto, le atrocità che colpiscono i più piccoli. Io credo che la violenza perpetrata nei bambini e l’indifferenza che ci pervade li uccide due volte”.

La seconda parte del concerto si apre con il brano “Occhio non vede, cuore non duole” scritta da Jovanotti e con un altro “affondo” della cantante “all’indifferenza umana”: “Vi capita di pensare che non possiamo cambiare le cose che ci circondano, di essere piccoli di fronte a cattiverie che ci mettono all’angolo? Mi sembra che qualcuno abbia trovato una strategia per tenerci tutti sotto controllo. Chi decide l’andamento economico, la crisi, il progresso, chi ci guadagna in questo caos sociale? Contro chi dobbiamo combattere? E’ un nemico senza volto e, a molta gente fa comodo tacere l’allucinante verità ma noi possiamo mantenere il controllo di ciò che vediamo e sconfiggere il nemico rendendo vivo un fuoco quasi spento”.

Dopo tanta riflessione, Fiorella scherza con i suoi fan e a tutti loro dedica “Quello che le donne non dicono” e “Come si cambia”.

Siamo alle battute finali, il pubblico si alza in piedi per omaggiare la star ma ancora una volta, è lei che fa un altro regalo a Reggio Calabria, scendendo in platea e, ballando sulle note de “Il cielo d’Irlanda”, chiude una meravigliosa ed intensa performance artistica.

 

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