
di Enzo Vitale* – Pensando e agendo sotto spinta emotiva, a volte si possono formulare giudizi non coerenti al proprio pensiero e, di conseguenza, assumere posizioni non allineate al proprio vissuto.
In altri termini, sopravvalutando alcuni aspetti di un problema e minimizzandone altri, attribuendo importanza a particolari ininfluenti e trascurandone invece altri significativi, spesso sovrapponendo questioni diverse, si rischia di esprimere giudizi che sostanzialmente non coincidono con i propri interessi né con quelli della comunità in cui si vive e di cui ci si sente parte. Sull’attualizzata Questione Bronzi sta accadendo proprio questo: la qual cosa non giova a una sufficiente definizione del problema.
La questione dell’eventuale trasferimento dei Bronzi di Riace all’isola della Maddalena in occasione del G8, toccando un nervo scoperto della sensibilità reggina, è il classico problema su cui si rischia di fare confusione e di assumere indirizzi sbagliati. In poche parole, la questione di oggi non è affatto sovrapponibile al trasferimento ad Atene per le olimpiadi e, ancora di più, non è assimilabile alla “clonazione” cui si sarebbero dovuti essere sottoporre i due guerrieri se Chiaravalloti l’avesse avuta vinta.
Bene ha fatto il Sindaco Scopelliti a dichiarare che dall’Amministrazione non verrà presa alcuna decisione che vada contro la libera espressione della cittadinanza. Questa però non è stata espressa per questa occasione ma per altre e diverse. Diversi sono i tempi, infatti, diversa la sensibilità, diverse le condizioni.
Trascurando le questioni di campanile (Allora si voleva sfruttare i Bronzi, clonati o meno, per promuovere un’immagine della Calabria in cui i reggini non si riconoscevano pienamente), il fatto nuovo e dirimente è che i lavori di ristrutturazione del nostro museo archeologico investiranno sia l’esterno che l’interno, e naturalmente anche la sala in cui sono custoditi i Bronzi: che dovranno, pertanto, necessariamente essere spostati.
Se non ci fosse stato questo fatto nuovo, mutatis mutandis il giudizio espresso anni fa dalla cittadinanza reggina sarebbe più o meno ancora valido e se ne potrebbe tener conto. Ma allo stato dei fatti, se tecnicamente l’operazione è senza rischi e se il ritorno in immagine è garantito (e se, cosa di non poco conto, ci sarà una tangibile riconoscenza del potere centrale romano), non si vede perché non si debba sfruttare questa occasione di porre Reggio – e non genericamente la Calabria, nella quale e nei cui interessi i reggini generalmente poco si riconoscono – all’attenzione dei media internazionali.
La Maddalena non è Atene: diverse e contingenti condizioni spingono a una presa di posizione che consideri, in mancanza di rischi, possibile se non auspicabile il prestito dei nostri Bronzi per il G8.
*Presidente Fondazione Mediterranea




