La presidente della Commissione regionale per le Pari Opportunità, Antonia Lanucara ha rilasciato la seguente dichiarazione che si trasmette nella sua stesura integrale:
“L’8 marzo 2009 è alle porte. Ritualità e riconoscimenti occuperanno i titoli delle pagine nazionali, regionali e locali ma poi, come sempre, il giorno dopo sarà tutto riposto fino all’8 marzo 2010. Questo è quanto.
Io penso, tuttavia, che ogni donna, femminista e non, una certezza ce l’abbia: le donne sono tutte prese dalla famiglia e dalla riproduzione della vita. In questa luce, dunque, e pur in assenza di strutture adeguate, la famiglia rimane comunque un’organizzazione efficiente dello Stato sociale, la vera sede, al di là del bene e del male, che le donne abitano.
Si rileva, serenamente, che le donne continuano a sacrificare il loro tempo riducendo fortemente le loro libertà personali e, non sembri eccessivo, parlare di solitudine individuale, essendo ormai tramontati i valori e i perni fondanti dell’antica società calabrese, come la solidarietà femminile.
In questo quadro, la maternità assume un carattere privato delle singole donne, le quali, a loro volta, privatizzano in tutti i sensi il rapporto con i figli: si innesta in tal modo una reciproca negazione che non può che produrre autoritarismo.
La crisi economica e morale di oggi si ripercuote sull’endemica disoccupazione e sottoccupazione delle donne calabresi, oggi più di ieri altamente qualificate e questa crisi colpisce proprio allorquando le donne hanno ‘imparato’ e compreso che l’autonomia finanziaria e l’identità professionale non sono un fatto privato ed individuale, ma il valore di una nuova comunità in crescita.
In questo nostro nuovo mondo, care donne, la politica partitica, nella quasi totalità dei casi ed in assenza di sedi nelle quali si concorre ad un progetto comune tra i due generi, di fatto, continua a perpetrare lo sfruttamento delle potenzialità delle donne.
Le donne, così, radicalizzano, nevrotizzandolo, il desiderio di affermazione personale (diplomate, laureate, ecc.) ed il loro desiderio di emancipazione sconfina nella negazione di un possibile cambiamento.
Care donne e cari uomini, la violenza quotidiana a cui assistiamo, non è, forse, il vero punto politico da affrontare in questa nostra società organizzata ancora su un modello di relazioni sociali ampiamente superato? Mi sento di affermare che sono scoppiate le contraddizioni: la crisi le fa precipitare ed è già tardi per affrontarle.
Vedete, oggi non servono ipocrisie e sepolcri imbiancati. Non è forse competenza anche del genere maschile, questa partita? I segretari dei partiti, gli eletti nelle istituzioni, i sindacalisti e quant’altro, è opportuno che facciano un passo indietro ed incomincino a discutere, finalmente, insieme al materiale, ‘l’immateriale’ che sta soffocando la nostra società. E qui devo lanciare un messaggio alle madri ed alle donne: assumiamo nuove responsabilità, culturali e politiche, mettiamo da parte pietismi e autocommiserazione per sviluppare il concetto di autostima.
Tuttavia, il convincimento della parità raggiunta e l’idea di una parità praticabile, deve essere un desiderio capace di mettere in evidenza anche la diversità tra le donne (i maschi da sempre hanno espresso le loro diversità).
In questo quadro di riferimento la nostra capacità di donne deve sapersi soffermare prioritariamente sul tema della violenza quotidiana che ci investe come genere e come società. Dobbiamo far risaltare, comunicando a tutti, nessuno escluso, il valore del pensiero delle donne, e dunque, la loro parola, capace di selezionare le priorità della politica.
L’attuale costume fa a cazzotti con regole ed antichi valori. La società di oggi deve sapersi ripensare e ricostruire autorevolmente il presente. Dobbiamo fare in modo che le Sedi nelle quali nuovi pensieri ed azioni coerenti si affermano, sappiano guardare agli stupri, alla violenza tra i generi, da cui spesso scaturisce il delitto. E’ indubbio che questi fenomeni non possano essere affrontati solo con la repressione o gli utili centri antiviolenza. Va ripensata la società, la sua organizzazione, la sua economia sociale, ma soprattutto va pensato l’‘abito inedito’, e non solo rivoltato. Bisogna allora riscoprire una società ‘delle buone volontà’ e metterle insieme.
Allora, care madri, care donne e cari padri, tanti auguri per l’8 marzo. E’ giunta l’ora di scendere in campo. Questa è la politica che serve all’Italia ed alla Calabria: la cultura dei due generi va coniugata con responsabilità e sapienza. Se non si invertono le marce attuali il disastro sciale sarà più grande del disastro economico”.




