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Terremoto “di Messina”? E che male c’è? Basta polemiche!

2 Gennaio 2009
in Storie
Tempo di lettura: 5 minuti
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http://www.meteoweb.it/images/smallfototerremoto/149.JPG

di Peppe Caridi – Un secolo fa morivano quasi centomila persone tra Reggio, Messina e le due Province e oggi, dopo cent’anni, cosa siamo in grado di fare? Ci stiamo scannando per cercare di capire se è stato il “terremoto di Messina” o il “terremoto di Reggio”; il “terreomto dello Stretto” oppure ancora “il terremoto di Reggio e Messina”; ma non è finita qui, perchè potremmo chiamarlo “terremoto Calabro/Siculo” o “terremoto Siculo/Calabro”, ma prima Calabro o prima Siculo?

Le polemiche, concentrate soprattutto a Reggio e in Calabria, si scagliano contro il Papa Benedetto XVI°, contro il Presidente della Repubblica Napolitano, contro le Poste Italiane che hanno emesso l’annullo filatelico sul “Terremoto di Messina” senza citare Reggio.

Viene naturale una riflessione: ma se lo Stretto si chiama “Stretto di Messina”, se il giorno del terremoto Messina era una città con oltre 130 mila abitanti e Reggio una piccola cittadina di meno di 50 mila, e ancora se Messina aveva uno dei porti più attivi del Mediterrneo con cui manteneva i commerci con gran parte del pianeta e rivaleggiava da un paio di secoli con Palermo per la supremazia di una Regione ricca e sttrategica come la Sicilia mentre Reggio, cullandosi sulla propria bellezza ed eleganza, pur fondata prima di “Zancle”, non era ancora riuscita nel corso di tutto l’800 a dipingersi addosso una precisa identità e se, ancora, Messina fu colpita più violentemente dal sisma rispetto a quanto non lo fu Reggio beh allora che c’è di male a chiamarlo “Terremoto di Messina”?

Il fatto che si chiami così, o che lo si definisca così un pò per comodità, un pò per localizzazione geografica ben precisa, non significa che oltre a Messina non ci siano stati altri luoghi interessati dal sisma: qualora una violenta calamità naturale si abbattesse su Roma e dintorni, facendo morti anche a Fiumicino, Pratica di Mare o Latina, si parlerebbe di “terremoto di Roma” o di “disastro di Roma”, così come lo si farebbe nei confronti di Bologna nonostante l’eventuale calamità colpisse anche Modena o Ferrara, e così come lo si farebbe nei confronti di Milano allorquando il disastro sarebbe allargato anche a Como, Varese, Monza e Pavia.

Oggi la distanza tra Messina e Reggio è notevolmente assottigliata sia dal punto di vista demografico che, ancor di più, sotto l’aspetto economico e culturale. Ma in passato, e a maggior ragione nel 1908, tra le due città c’era un vero e proprio abisso tanto che Messina era l’unico vero grande centro urbano, culturale e commerciale di tutto il distretto Calabro/Siculo Orientale.

Non bisogna inoltre mai dimenticare il prestigio che ha la Provincia di Messina già solo per il fatto di custodire al proprio interno perle come Taormina, Milazzo e le Isole Eolie: se Reggio è il fiore all’occhiello di una Provincia aspra, povera e arretrata, Messina è invece solo la porta di una realtà decisamente più ricca, fiorente e sviluppata. Non è un caso che in tutte le graduatorie nazionali (Sole24Ore in primis) Reggio Calabria città, come Comune, sta molte posizioni più avanti di Messina città, mentre Messina Provincia mantiene diverse decine di posizioni al di sopra della Provincia di Reggio: tale è ancora oggi l’abisso tra i territorio extraurbani che gravitano intorno allo Stretto.

Bando a rivalità e futuli, stupidi e inutili battibecchi provincialistici e territoriali, parlare di “Terremoto dello Stretto”, visto anche il violento maremoto che seguì la scossa sismica, probabilmente sarebbe la cosa più giusta e corretta.

Ma qualora non tutti dovessero farlo, chiamandolo “Terremoto di Messina”, è davvero il caso di fare tutte queste polemiche che sono superate da una società civile che ha ormai preso coscienza che “Messina” non è differente da “Reggio” in quanto le due città vivono ormai in un’unica area metropolitana che cresce e si evolve non a compartimenti stagni ma, piuttosto, percorrendo la stessa strada di sviluppo?

Così è oggi ma, seppur con meno vigore, così fu anche in passato. La seta che fece grande il porto di Messina era la seta di Reggio e Provincia, la seta Calabra lavorata nei campi dell’entroterra. E da sempre le due sponde dello Stretto condividono tragedie, epidemie, carestie e periodi di sviluppo.

Continuare a scannarsi per fregiarsi del “nome” del terremoto appare raccapricciante agli occhi di chi il 28 dicembre ha davvero voluto ricordare le quasi centomila vittime del terremoto. Appare offensivo per chi ha pianto di commozione nell’immedesimarsi nello Stretto di quella tragica alba del 28 dicembre 1908 fatta di morte e distruzione.

Quanti Reggini che oggi se la prendono con il Papa, o con il Presidente Napolitano, o con tutti coloro che continuano a parlare di “Terremoto di Messina”, il 28 dicembre hanno acceso un cero per ricordare i morti di un secolo fa?
Quanti “polemisti” di oggi hanno preso parte alle numerosissime manifestazioni celebrative di ricordo e commemorazione, laiche e religiose, che nella giornata della memoria sono state organizzate dagli enti e dalle istituzioni locali (comune di Messina e Comune di Reggio in primis)?

Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile, nella conferenza stampa di Villa Zerbi nella mattina del 28 dicembre ha dichiarato che “bisognerebbe, per correttezza, ricordarsi di tutte le vittime di Reggio e della Calabria, e quindi dovremmo parlare di terremoto Calabro/Messinese, senza limitarci a ricordare solo Messina città”.

Peccato però che pochi secondi prima s’era lasciato sfuggire, a proposito di una brillante orazione sul sisma, un “Terremoto di Messina” che aveva pur fatto storcere il muso a qualcuno nella sala.

E’ la testimonianza di quanto poco importante sia il nome “d’etichetta” del terremoto: dicano di Reggio o “di Messina”, poco ci deve importare.
Perchè Reggio è Messina quanto Messina è Reggio.

Il vero significato del centenario del terremoto dovrebbe essere quello di unirci ulteriormente nel ricordo e nella memoria.

Non quello di riempire le testate giornalistiche di note, comunicati e dichiarazioni degni degli striscioni che gli ultras srotolano durante i Derby.
Almeno, loro, lo fanno con grande spirito sportivo, per una sana rivalità che inizia e finisce nel gioco del calcio.

La vita reale, però, quella socile e civile, non è un gioco.
Così come non fu un gioco il terremoto, e non fu per gioco che quel giorno morirono quasi centomila persone.

Centomila nostri avi che in questo momento, osservandoci dall’alto, inorridiscono a vederci litigare, ancora, dopo cent’anni, per capire se quello era il terremto di Reggio o di Messina.

http://peppecaridi2.wordpress.com/

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