
di Giusva Branca – Una Calabria senza futuro perchè negli anni è stata gestita, governata e spesso depredata da mediocri. Quelli che – come scrive Antonello Caporale – non hanno nemmeno gli strumenti per pensare
al futuro, al progetto, allo sviluppo, intenti come sono ad arraffare tutto e subito.
E’ stato ancora una volta questo lo spaccato venuto fuori dall’ennesima puntata che Annozero ha dedicato al caso-Calabria. In verità, come era ovvio, si è parlato – sì – di Calabria, ma la chiave di lettura porta nomi che nei secoli evocheranno vergogne su vergogne, quelli, cioè, di “Why not” e “Poseidone”, le inchieste che, come il Bologna Calcio degli anni ’60, tremare (o tramare…) il mondo (calabrese) fan…
Ma qui il discorso, la tematica, si ampliano a dismisura e nessuna parte resta fuori da quello che, ad un certo punto, diventa una sorta di risiko gestito a tavolino.
La tattica del diversivo è vecchia quanto il mondo; spostare l’attenzione da una cosa creandone, più o meno ad arte, un’altra; buttarla in rissa quando la sconfitta sul campo si avvicina è uno dei comandamenti del manuale di guerriglia urbana ed anche stavolta – in qualche modo – è andata così.
Provate a chiedere in giro alla gente cosa sa di “Why not”; vi risponderanno quasi tutti che si tratta di un’indagine per la quale due Procure di questa Repubblica hanno litigato. Punto.
Ora, a parte l’ignominia e l’infamità derivate per la Repubblica dal comportamento di alcuni magistrati travestiti da gaglioffi (o viceversa) e della quale abbiamo trattato più volte in separata sede, il Paese intero e, particolarmente, quello spicchio di territorio maggiormente interessato, la Calabria, si è dimenticato che, comunque, alla base di tutto ci sono delle indagini con gravissime ipotesi di reato rispetto alle quali risultano indagati anche i custodi massimi della cosa pubblica regionale.
E proprio la Magistratura – inquirente prima e giudicante poi che, vivaddio, non coincide (o non dovrebbe) con questo o quel singolo magistrato – dovrà spiegarci se questi signori agivano – appunto – come custodi o, invece, come sacerdoti, quasi come vestali di inconfessabili interessi, che, nella terra delle lobbies, potessero essere funzionali a questo o a quello.
A condizione, ovviamente, che la Giustizia torni, anche in Calabria, ad essere amministrata in nome del popolo italiano.
Ma, come detto, la tematica è amplissima e da questa frana etico-morale non può restar fuori anche la dinamica dell’informazione.
Ignorare “Why not” e “Poseidone”, personalizzarne le risultanze – al di là dei complotti più o meno presunti contro De Magistris e delle sue ingenue uscite fuori dalle righe (dopo essere caduto nei tranelli della provocazione) – chiude il cerchio degli interessi perseguiti sulla pelle dei calabresi.
Anche di questo si è parlato ad Annozero, anche di questo ha parlato il nostro Antonino Monteleone.
Ha parlato in rappresentanza di tanti; per sè stesso ed i blogger, per strill e per la rete. Quella rete che ha rotto – anche con il suo blog e www.strill.it – il cerchio blindato della “non notizia” o della “notizia a timer” che altri extraweb, prima di noi, solo timidamente e saltuariamente avevano provato a frantumare.
La rete è espressione massima del pensiero che, come cantava Dalla, “è come l’Oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare”; la rete non ha padroni perchè non risponde a logiche di costi e finanziatori vecchie di secoli e che hanno contribuito ad ingessare l’informazione in un Paese, l’Italia, dove Santoro torna a lavorare per decisione di un Giudice…
Nella regione dell’immobilismo e dei segreti, delle mezze frasi e dei segnali criptici, del compare di mio compare che, quindi, è mio compare, nella regione della coppola per traverso intesa come identificativa, segnale di un’appartenenza a qualcos’altro rispetto all’ordine costituito, nella regione della trasversalità, che per decenni ha fatto accomodare nei medesimi salotti politica ed imprenditoria, massoneria e ‘ndrangheta, aristocrazia (più o meno presunta) e magistratura, sta accadendo qualcosa.
In questa regione qualcuno sta disperatamente bussando nelle menti, nelle coscienze di milioni di calabresi violentati, spaventati e rassegnati urlando come il soccorritore che entra per primo nel luogo del disastro: “C’è nessunoooo??’ Qualcuno è vivo lì dentrooo?”.
Questi “soccorritori” sono quasi tutti in rete (qualcuno per fortuna è anche fuori dalla rete, ma non ha strumenti né megafoni )ed Antonino Monteleone li rappresenta tutti.
Che Dio lo perdoni.
Di certo non lo faranno coloro che hanno ridotto la Calabria ad una terra di figuracce e figuranti




