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Donne e pensioni. L’altra faccia del sistema pensionistico italiano. Daniela De Blasio non ci sta

11 Dicembre 2008
in Storie
Tempo di lettura: 3 minuti
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Da anni le menti più autorevoli del Bel Paese, dibattono su una questione cara a tutti i lavoratori e non: la riforma delle pensioni. Ormai tra Scalini, pre-pensionamenti e pensioni integrative, chiunque sente doveroso

 il riconoscimento dei “frutti” del proprio lavoro. Riforme a parte, l’Italia in questi gironi incassa l’ennesimo cartellino giallo da parte della corte di Giustizia Europea su uno dei tanti punti in materia di parità di  trattamento tra uomo e donna, in cui il nostro Paese è indietro rispetto alla realtà Europea, contravvenendo, cosi, agli obblighi di cui all’art. 141 CE, che impone a ciascuno Stato membro di assicurare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.

Il faccia a faccia con la Consigliera di Parità, Daniela De Blasio, riaccende un tema caldo, come quello della parità tra i due sessi, ponendo l’accento sulla discriminazione pensionistica, che vede L’Italia tra i fanalini di coda dei paesi appartenenti all’Unione.

Colpo di bacchetta, che fa male quello della Corte di Giustizia Europea; nel mirino il sistema pensionistico Italiano, oggetto di numerosi grattacapi da parte dei diversi governi, ed ora si aggiunge il richiamo ufficiale.

Il passo per essere bacchettati è stato davvero breve. Il decreto legislativo n.421 del 23 ottobre 1992 ha stabilito che i dipendenti hanno diritto alla pensione di vecchia INPDAP alla stessa età prevista dal sistema gestito dall’Inps: 60 anni le donne e 65 gli uomini. La corte di Giustizia Ue, con la sentenza nella causa C-46/07 promossa da Bruxelles, chiede dunque all’Italia di rimuovere l’elemento discriminatorio, pena nuova procedura di infrazione e una nuova condanna in automatico, accompagnata questa volta da una sanzione economica.

Al di là dei vari cartellini gialli sbandierati dall’Ue, il sistema pensionistico è davvero discriminatorio?

Meno anni di contribuzione equivale ad una discriminazione retributiva a tutti gli effetti. La fissazione, pertanto, ai fini del pensionamento, di un’età diversa a seconda del sesso è fortemente discriminatoria: non aiuta le donne nella loro vita professionale, non compensa gli svantaggi cui sono, continuamente esposte le loro carriere, dando vita, cosi, a salari più bassi, a carriere più corte, a pensioni che già ridotte, vengono ulteriormente compresse.

Un figura, quella femminile, che stando alla luce degli ultimi avvenimenti vede il traguardo della “famosa” parità ancora non raggiunto.

Le donne posseggono delle specificità che vanno sfruttate nel corso di tutta la vita lavorativa. Costringerle ad andare in pensione ben cinque anni prima rispetto agli uomini non le aiuta, né agevola, bensì gli impone una disparità di trattamento che ne aggrava la condizione, soprattutto quando si tratta di donne sole, di donne costrette a contare economicamente, esclusivamente su se stesse.

Lo sconto alla vita lavorativa femminile rappresenta un danno o un aiuto?

Le donne devono essere tutelate lavorativamente nel corso della maternità, dell’inserimento lavorativo, delle progressioni in carriera, dell’accesso alle carriere più alte, accordargli uno sconto alla fine della vita lavorativa, non ha alcun beneficio per loro, anzi contribuisce a stroncare le loro attese di vita, quando non cela la necessità di ricondurle ai lavori di cura e assistenza per sopperire alle deficienze dei servizi mancanti.

Quali sono le soluzioni da adottare e quali i rischi da tenere ben presenti ?

Occorre che l’Italia recepisca al più presto, non solo in ambito pubblico, ma che vi sia un adeguamento anche nel privato, questa importante decisione che segna un ulteriore svolta in tema di parità tra uomini e donne.

Ma la Costituzione…..

Ben detto, l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro…tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” ed io aggiungerei…..di età pensionabile.

Ritornando ai rischi, cosa si preannuncia per l’Italia?

Se L’Italia non si adeguerà al più presto alla pronuncia rischia di pagare una multa salatissima, che ricadrà nelle tasche dei contribuenti.

Francesco Pizzimenti

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