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Home RUBRICHE Lettere a Strill

Tutti liberi di querelare chiunque. Ma i problemi restano

14 Novembre 2008
in Lettere a Strill
Tempo di lettura: 4 minuti
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di Antonino Monteleone – Caro Direttore,

ti chiedo, per l’ultima volta, di essere cattivo con i lettori di strill.it offrendo ancora una volta “imbarazzante evidenza” anche a questa mia nota per chiarire ai lettori (e ad Enzo Vitale, che non si limita a non condividere, ma addirittura “stigmatizza”) le mie osservazioni.

Intendo riportare la questione nella sua originaria collocazione che può essere ricompresa  in una semplicissima domanda: querelando Curzio Maltese per due falsità abbiamo forse dato lustro alla Città o risolto anche uno solo dei problemi (ahinoi verissimi!) contenuti nel resto di quell’articolo?

Quali altre iniziative “a difesa della Città” hanno visto protagonista la Fondazione Mediterranea?

Rileggiamo l’articolo. Cosa disse, tra altre cose, Maltese?

“Nella colossale sede della Regione, costata un po’ meno di una piramide, il presidente Agazio Loiero promette: “Con i dodici miliardi di euro in arrivo dall’Europa, nei prossimi cinque anni possiamo cambiare faccia alla Calabria”. Qualcuno potrebbe obiettare che, prima, bisognerebbe cambiare qualche faccia in Regione, con trenta consiglieri inquisiti su cinquanta.“

E infatti sono ancora tutti lì. Con le ciliegine sulla torta rappresentata dai “casi” Sculco e Gallo.

“Ma in Calabria le facce destinate a cambiare sono piuttosto altre, quelle degli onesti. I commercianti che si ribellano al pizzo e sono costretti alla vera latitanza, i talenti avviati all’emigrazione e i magistrati dotati di un eccesso d’iniziativa.”

Mi sembra che i dati recenti parlino di una vera e propria “emorragia” di giovani verso le altre regioni. E gli ultimi concorsi banditi dal CSM per i posti di procuratore, in sedi disagiate come la Calabria, sono andati deserti.

“Sei anni fa, il pool antimafia reggino di Salvatore Boemi, che aveva indagato su 64 cosche e portato a 400 ergastoli, fu smantellato pezzo per pezzo, con i magistrati distaccati sul “fronte della guerra al terrorismo islamico”, e non uscì un articolo di giornale.”

E non ci fu nemmeno una nota della “Fondazione Mediterranea”.

“Al colosso nero della ‘ndrangheta lo Stato spara con fucilini giocattolo. L’antimafia di Reggio è un ufficio semi vuoto. In procura Salvatore Boemi, tornato da poco in fondo a sei anni di esilio, cerca di ricostruire brandelli di pool. In questura non hanno la benzina per le auto.“

Ecco il punto. Di questi problemi, certamente più seri, continuiamo ad occuparci poco. Convinti che si debba cancellare dalla memoria collettiva (sicuri che ne abbiamo una così solida?) un racconto anziché le condizioni di degrado sociale e culturale che, seppure attenuate negli anni, ancora oggi costituiscono l’humus indispensabile per fare attecchire malaffare e connivenze.

“Nel 2006 non c’è stata una denuncia di “pizzo” e il telefono anti-usura tace da sempre. La pace mafiosa avvolge, rassicura, coccola il consenso.“

E’ tutto, ancora, drammaticamente come ieri.

L’immagine della Calabria è devastata per vicende come quella di Pino Màsciari. Vicenda alla quale Curzio Maltese diede risalto, ma la Fondazione Mediterranea, forse, non ebbe il tempo di indignarsi.

“Pino Masciari, imprenditore edile di Vibo, anni fa ha denunciato il pizzo e fatto arrestare decine di malavitosi. Gli hanno fatto saltare la sede. Il resto lo hanno fatto le banche, con la revoca del credito: “cliente a rischio”. E’ fallito per ventimila euro, quando aveva cantieri per tre milioni. Ora vive al Nord senza scorta e senza soldi.“

E quello che disse Tonino Perna? Di quelle parole vogliamo discutere o è prioritario trascinare Repubblica in Tribunale?

“O lo stato capisce che questa è la peggior emergenza mafiosa di sempre, oppure l’avranno vinta loro e anche gli ultimi calabresi disposti a lottare si rassegneranno o andranno via, com’è da secoli. Già oggi ogni volta che laureo uno studente con 110 e lode mi piange il cuore, perché so che gli sto consegnando un passaporto.”

Anche se la “diffamazione a mezzo stampa” non mi sembra essere il reato tipico di un medico, quale Enzo Vitale mi risulta essere, credo che non abbia dimenticato – perché costituisce la principale esimente dalla punibilità – il principio della “verità anche solo putativa” dei fatti narrati. E Dio non voglia che il Tribunale, chiamato a decidere nel merito, non ritenga sussistente tale condizione rispetto alle affermazioni di Maltese. Corriamo comunque un rischio: che per sentenza si stabilisca che 1 su 2, a Reggio Calabria, è “coinvolto a vario titolo in attività criminali” o che – forse sarebbe peggio – Reggio Calabria è un’isola felice.

Non si tratta quindi del “potere di condizionamento dei media” da parte della Fondazione Mediterranea ma di avere scelto – indebitamente – di correre un rischio che rischia di nuocere ancora di più alla Città. Che sembra il masochistico esercizio di “soffiare sulla cacca”.

Reggio Calabria, caro Vitale, è anche e, considerate le differenze anagrafiche, soprattutto, la mia Città. Quella nella quale vivo e lavoro e nella quale cerco, a fatica, di costruire il mio futuro. I problemi che la affliggono li ho ereditati e la premura di risolverli, posso assicurare, disturba più il sonno mio (e di chi la pensa come me) che non il Suo.

Non mi sono “chiamato fuori” dalla Città, come – in maniera fuorviante – si voleva far notare, ma da una indebita ed inopportuna spendita del suo nome innanzi ad un Tribunale.

Troppo facile chiedere i danni a Curzio Maltese. Se mai la “Fondazione Mediterranea” dovesse decidere di chiedere i danni alle cosche che dominano il territorio, sarò ben lieto di sostenerla. Con tutte le mie forze, anche se modeste.

“La mafia non si combatte con le pagine di giornale” ma – scrive Vitale –  “oltre che con la cultura, con una magistratura che, operando fattivamente e in silenzio, sia un po’ meno dedita alle conferenze stampa e alla gestione del suo potere.”

Meno male. Per un attimo ho pensato che la mafia, la ‘ndrangheta – che qualcuno fa finta d non vedere,  si combattesse ingolfando i Tribunali di querele contro i giornalisti.

www.antoninomonteleone.it

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