Siamo alle solite furbate ed alle solite truffe a danno dei “fantasmi della sanità”: i precari.
Premesso che a mio giudizio, sic et simpliciter, i precari “dovrebbero morire”.
Calma, non è che gli auguro una morte ma è che, essendo dei fantasmi, sono insignificanti, inutili e dunque non producono nulla (in termini legali).
Fantasmi, creati da un sistema incapace di produrre regolari concorsi, che dovrebbero premiare i migliori, con consequenziale stabilità e certezza del loro futuro.
Persone sfruttate, in quanto “pisicologicamente deboli” , “diversi” e “ricattabili” con una “precarietà della loro esistenza” in quanto legati al fato del “mostruoso Dio/politico” a cui tutto è concesso.
Ecco perché non gradisco i “due pesi due misure” di chi si attacca a “proposte di legge fantasiose e personalizzate”, che privilegiano alcuni penalizzando altri..
La mia affermazione nasce dal fatto che, se da una parte si cerca (giustamente) la soluzione di stabilizzare i dirigenti precari della sanità reggina, di contro vengono esclusi “vergognosamente” ,da tale manovra, l’intero gruppo di precari del Centro Unico Regionale Trapianti di Cellule Staminali e Terapie cellulari.
Centro definito di “eccellenza”, vanto dei politici e “paravento” per la cattiva sanità.
Ma se è vero (come è vero) che il suddetto centro rappresenta un riferimento nazionale e motivo di cosi tanto orgoglio il merito di chi è?
Ve lo dico subito: anche di “questi illustri precari sconosciuti”, questi “usa e getta”, che servono al bisogno come il “rotolo di morbidezza”, di una famosa pubblicità, che per quanto morbido e resistente alla fine dovrà seguire inevitabilmente il suo destino: il water.
Consentitemi di esprimere la mia indignazione per questa ingiusta, illegittima ed inaccettabile penalizzazione degli stessi.
Professionisti che da oltre dieci anni svolgono un lavoro altamente qualificato e specializzato che si sono formati nel tempo e che ora rischiano di essere messi da parte, “dimenticati” ed eventualmente sostituiti da altre “cellule staminali”.
Risulta strano ed ingiustificato il silenzio da parte di chi si è avvalso in questi anni di tali professionisti, che dopo tanti sacrifici hanno raggiunto i “requisiti soggettivi” previsti per la stabilizzazione.
O forse è comodo avere dei soggetti “facilmente ricattabili”; e dunque “gestibili” nell’illusoria speranza di una futura sistemazione ?
Bisogna avere il coraggio di lottare per ciò in cui si crede: se si pensa che le unità tecnico-dirigenziali del CTMO siano serviti a creare quello che oggi è un centro d’avanguardia, oggi è “dovere morale” non lasciarli soli in questa battaglia.
Ed a proposito di “guerra tra poveri”, non vorrei che i colleghi politici regionali cadessero nella tentazione della “furbata”, di qualche “escamotage tecnico” o di qualche “temporanea dimenticanza”: siamo “gente navigata” per non capire che per alcuni soggetti vi sono delle pressioni mentre per altri tali pressioni sono quasi nulle o inesistenti.
Ergo, non usiamo sempre la stessa logica della convenienza personale ma trattiamo tutti alla stessa maniera.
Il disegno di legge firmato da un gruppo di consiglieri regionali prevede la stabilizzazione del personale dirigente in servizio ma non il personale non dirigente: ciò è discriminante ed ingiusto verso tali professionalità.
Tale “forma di razzismo” è deprecabile e denota in chi lo attua scarso senso di “lungimiranza politica sanitaria” e scarso senso morale.
E’ questa la situazione paradigmatica della legge del tutto o niente!
Questi precari “grattano la porta per entrare” ma c’è, tra questi, chi scrupolosamente si fa il “manicure” e non ha pertanto le unghie per grattare: non per questo è giusto abbandonarli al proprio destino.
Io i precari li voglio morti (prediligo i concorsi pubblici!) ma non è che voi li uccidete veramente?
Antonio Nicolò –Capogruppo di Alleanza Nazionale-




