L’ormai famoso “Decreto Brunetta”, tra i tanti provvedimenti promossi nell’ottica e del contenimento della spesa, non prevede il ricorso al precariato da parte della Pubblica Amministrazione. Tale aspetto, al di là delle considerazioni di merito, scaraventa migliaia di famiglie nel baratro dell’incertezza. Per diversi anni, in forza ad una legge dello Stato, tantissimi lavoratori hanno prestato la propria opera ad altrettanto uffici pubblici ed ora, su di essi, incombe l’ombra della disoccupazione. Sebbene, pochi giorni fa, la Regione Calabria, che certamente non brilla per efficienza e solidarietà (vedasi questione Polo Tessile “fantasma”, il primo polo industriale senza un sito e 160 dipendenti prossimi alla scadenza della cassa integrazione) ha comunque raggiunto l’accordo con il governo per la stabilizzazione di migliaia Lsu-Lpu, riuscendo, in poco più di un anno, a ridurre di circa il 50% il bacino dei precari calabresi. Purtroppo, analoga sorte sembra difficile per gli oltre 200 precari che dipendono dalla Provincia e dal Comune di Reggio Calabria. Sono anni che questi Lsu-Lpu lavorano senza diritto al versamento dei contributi previdenziali, senza incentivi per meriti e nessun tipo di retribuzione in caso di malattia eo ferie. Malgrado ciò, nel corso di questi anni, grazie a questo iniquo istituto legislativo, si sono formate anche delle famiglie tra questi lavoratori, che, ad esempio, hanno acceso mutui-casa, basandosi sulle promesse del politico di turno e sulle necessità di alimentare una speranza per la stabilizzazione. Qualcuno potrebbe stupidamente affermare:”Sono stati loro ad accettare di lavorare a queste condizioni ed a contrarre debiti senza avere la sicurezza di poterli onorare!”. E’ forse una colpa aggrapparsi a qualunque lavoro in una terra despressa, come la nostra offre, e magri su di esso tentare di avere una famiglia e di potergli offrire una dimora dignitosa? Queste aspettative, oltre ad essere moralmente condivisibili, non sono, forse, costituzionalmente sancite? La nostra solidarietà e, soprattutto la nostra indignazione ci spinge a richiamare gli Enti in questione a voler affrontare al più presto il problema, anche in sede consiliare se opportuno, facendo sì che anche queste famiglie possano trascorrere un Natale “sicuro”.
Il Socio Fondatore
Sebastiano Cristiano




