La Fiera del libro calabrese, alla sua prima edizione assoluta, apre ufficialmente i battenti martedì 28 ottobre presso la sede dell’Associazione “Sinergie Culturali”, che organizza la manifestazione con la collaborazione della libreria Biblios, nella centralissima via Leonardo da Vinci di Lamezia. La rassegna culturale si terrà per 5 giorni (conclusione fissata per sabato 1 novembre) e prevede, durante il pomeriggio dell’ultimo giorno, lo svolgimento di un incontro a cui parteciperanno editori e rappresentanti delle istituzioni. La Fiera ospita le case editrici calabresi o aventi, nella Regione, la propria sede sociale e si prefigge l’obiettivo di attirare l’attenzione dei cittadini di ogni parte della Calabria rendendoli partecipi in modo attivo. Reggio Calabria e la sua provincia sono presenti con Città del Sole Edizioni, Laruffa, Nuove Edizioni Barbaro, Rem e Calabria Sconosciuta. Particolare attenzione viene attribuita agli operatori culturali come dirigenti scolastici e professori e a coloro che agiscono nel settore delle comunicazioni sociali e come responsabili di biblioteche. Il programma prevede chiaramente l’esposizione dei manoscritti ma anche diversi momenti di riflessione culturale mediante anche l’organizzazione di convegni destinati agli alunni delle scuole. Nei giorni precedenti, nella sede di “Sinergie Culturali”, in fermento per i preparativi dell’evento, c’è stata l’opportunità di incontrare Don Natale Colafati, presidente dell’Associazione organizzatrice, che ha curato tutti i dettagli dell’importante rassegna culturale. In un’intervista rilasciata a “Il Corriere dei due Mari” emerge il suo pensiero sulle motivazioni che lo hanno spinto ad adoperarsi per organizzare questa manifestazione. “Il vero sviluppo della Calabria – sottolinea – si vince o si perde sul piano culturale ed è fondamentale che autori ed editori di casa nostra non rinuncino alla propria identità sol perché gli altri, che parlano a voce più alta, cerchino di reprimerli. Siamo convinti che spesso l’editoria minore è definita tale in quanto viene estromessa dai grandi circuiti della distribuzione pur non avendo nulla da invidiare alla grande editoria sul piano qualitativo dell’offerta. Aggiungo inoltre che non serve a nulla parlare o scrivere se non c’è nessuno che ascolta o legge e questa è un’occasione che si vuole dare a case editrici ed autori per esprimere la propria identità”. Per quanto riguarda i presupposti finalizzati a dare seguito all’iniziativa Don Natale si esprime positivamente: “Siamo solo all’inizio e abbiamo tutta la volontà di proseguire e ingrandirci. A tal proposito sottolineo che la Fiera è realizzata anche con il contributo del Comune e della Provincia di Lamezia mentre si registra l’assenza della Regione Calabria e questo è un gap tra istituzioni e realtà che bisogna colmare proprio attraverso la produzione culturale. La gestazione di questo evento è iniziata due anni fa. Abbiamo cercato, attraverso la Fiera, di essere più incisivi su un territorio più vasto di quello lamentino dove opera l’associazione”. E sul coinvolgimento futuro di editori nazionali? “Rinuncerei ad operare questa scelta. La mia idea piuttosto è quella di estendere la partecipazione a quei libri anche non editi in Calabria che parlano di questa nostra regione o che sono scritti da calabresi con altre case editrici”. Il discorso si concentra a questo punto su aspetti più generali come lo standard culturale presente sul territorio regionale. “Importante non confondere grado d’istruzione con livello culturale. Il primo elemento può contribuire allo sviluppo del secondo ma non necessariamente. Anche una persona meno istruita può essere colta in quanto la cultura vera è anche una concezione della vita, della società, l’essere protagonisti responsabili della storia capaci di esprimere la propria identità, capire che l’individualismo è una prigione che incapsula il dinamismo della persona e privilegiare invece la dimensione sociale e solidale, la scelta autonoma. Questo significa crescita culturale. La cultura è un processo graduale. Bisogna motivare, non imporre perché le persone si coinvolgano consapevolmente in questo circuito. La cultura deve diventare una dimensione di popolo in cui ognuno non sia solo destinatario ma promotore della stessa”.




