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Reggio: altro duro colpo ai Labate

22 Ottobre 2008
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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antonino_labate.jpg
di Grazia Candido –
Un altro duro colpo inferto dalle Fiamme Gialle di Reggio Calabria alla cosca Labate. Nella notte scorsa, la Guardia di Finanza ha tratto in arresto il boss Antonino Labate, reggente dell’omonima cosca reggina, raggiunto nel 2007 da ordinanza di custodia cautelare

per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis) e, dallo stesso anno latitante.  Il Labate, coinvolto anche in acquisti attraverso prestanomi, di attività commerciali e in corse clandestine di cavalli e relative scommesse, dopo un anno di latitanza varca le porte del carcere di San Pietro. L’arresto, eseguito dai finanzieri del G.I.C.O del nucleo PT di Reggio Calabria dopo una serie di delicate e complesse attività info-investigative coordinate dal Comandante provinciale Alberto Reda e dirette dal Comandante del Nucleo di Polizia Tributaria, colonnello Luca Cervi, è avvenuto presso un appartamento privato sito in uno stabile di Via Pio XI (traversa De Blasio). Il proprietario dell’immobile, l’incensurato F.L residente e originario di Reggio Calabria, ha favorito la latitanza del Labate e al momento, è ricercato dalle forze dell’ordine.

“Grazie all’attività di controllo economico del territorio svolta dal corpo della Guardia di Finanza  – esordisce il comandante Reda durante la conferenza stampa di stamani negli uffici del comando provinciale – abbiamo acquisito le informazioni utili per catturare Antonino Labate, uno degli elementi di spicco della ’ndrangheta reggina e quindi, dell’omonima cosca che da anni, dominando la zona sud della città, impone il pizzo a molti esercizi commerciali. Nel 2007 il Labate era sfuggito all’arresto, insieme al fratello Michele, tuttora latitante, nell’ambito dell’“Operazione Gebbione” quando la consorteria mafiosa condotta dagli stessi, insieme ai fratelli Pietro, attualmente detenuto in regime 41 bis, Santo e Francesco, entrambi detenuti, aveva subito un duro colpo da parte della Questura di Reggio Calabria”.

Le successive attività investigative coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria hanno consentito poi, il sequestro di alcuni immobili nel patrimonio aziendale di 11 società e di 50 tra autoveicoli e moto per un valore complessivo di 5 milioni di euro riconducibili alla cosca. 

Il capo della cosca Labate che all’arresto non ha posto alcuna resistenza, “svolgeva una vita tranquilla e modica, secondo gli investigatori, usciva una volta a settimana accompagnato in macchina dal proprietario dell’appartamento”.

“L’immobile, posto in un’area sotto il controllo della citata consorteria mafiosa è stato individuato dalle Fiamme Gialle reggine attraverso una delicata attività investigativa sul territorio mediante appostamenti quotidiani – evidenza il colonnello Cervi –  uniti ad un’intensa attività di ricerca, elaborazione ed analisi di dati acquisiti attraverso la consultazione degli archivi e delle banche informative in uso al Corpo e ad altri uffici pubblici”.

“E’ stata un’operazione delicata e importante per tutti – conclude il colonnello Reda – e ancora una volta, si fa sentire la presenza dello Stato su un territorio difficile e imperniato dalla criminalità organizzata. Anche se ancora siamo lontani dallo sgombero totale del sistema criminale, con le nostre azioni diamo ai cittadini un minimo di garanzia, di sicurezza per poter operare più liberamente sul suolo locale”.

Gli inquirenti ora sono impegnati a valutare il materiale trovato nell’abitazione del Labate, in particolare gli appunti e un telefono cellulare perché “non escludono che il capo del clan comunicasse ai suoi picciotti attraverso i pizzini”.

 

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