Difformita’ tra il contenuto delle trascrizioni telefoniche ed ambientali effettuate dal consulente della Corte d’Assise, Giuseppe De Gaetano, e quello delle trascrizioni effettuate dai consulenti della pubblica accusa sono emerse oggi durante l’udienza del processo Fortugno. Si tratta di intercettazioni effettuate dalle forze dell’ordine in diversi procedimenti: operazioni “Intreccio”, “Onorata Sanita’” , “Bellu Lavuru”, e di intercettazioni in carcere tra presunti esponenti della cosca Cordi’ di Locri con altre persone detenute; altre intercettazioni riguardano utenze telefoniche di alcuni imputati del processo Fortugno. E’ stato il Pm Mario Andrigo a rilevare le incongruenze negli atti depositati da De Gaetano e quelli effettivamente trascritti; forse un probabile errore materiale considerata la coincidenza con altre intercettazioni che si sono sovrapposte con lo stesso numero progressivo. La Corte ha chiesto al proprio consulente di risalire al file audio originale per verificare i dati e completare la trascrizione per come richiesto dai pubblici ministeri. Gli avvocati Minniti e Scarfo’, del collegio di difesa, hanno chiesto l’acquisizione degli atti informativi che hanno portato alla conclusione della Procura di Chieti sul suicidio di Bruno Piccolo, il collaboratore di giustizia impiccatosi il 15 ottobre del 2007 a Francavilla al Mare dove viveva in regime di protezione e sotto altre generalita’. Minniti, in particolare, ha chiesto l’escussione di persone a conoscenza della vicenda Piccolo: “Per sgombrare ogni ombra sarebbe opportuno ascoltare Sergio Pignatiello, datore di lavoro del collaboratore che riferiva di conoscere la sua vera identita’, nonostante si facesse chiamare Bruno Dandolo, Aura Botocea, con la quale Piccolo avrebbe avuto una relazione sentimentale, tale Stefano Marchegiani che avrebbe comprato la corda con la quale Piccolo si e’ suicidato, infine capire chi e’ tale Ababei Miki, pare un albanese non rintracciato dalla Procura di Chieti, del quale Piccolo aveva in casa la fotocopia del passaporto”. La Corte si e’ riservata di decidere. (AGI)




