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Catanzaro, processo “Revenge”: sentenza prevista per il 20 novembre

16 Ottobre 2008
in Catanzaro
Tempo di lettura: 2 minuti
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Dovrebbe arrivare il 20 novembre la sentenza della Corte d’appello di Catanzaro nei confronti degli imputati dell’operazione “Revenge”, diretta contro il clan dei Gaglianesi del capoluogo di regione, che sono stati condannati al termine del giudizio abbreviato. La parola oggi e’ stata ancora della difesa, prima del rinvio, per la conclusione delle arringhe, al 14 novembre e, informalmente, al 20 per la pronuncia del Collegio presieduto dal giudice Fernando Rosario Barone (consiglieri Maria Ausilia Ferraro e Marco Petrini). Tra gli altri (hanno preso la parola anche Lucio Canzoniere e Domenico Pietragalla), oggi, hanno discusso gli avvocati Vincenzo Ioppoli e Saverio Loiero, difensori rispettivamente di Antonio Comito e Giuseppe Arena, due imputati “di primo piano” nell’inchiesta della Squadra mobile catanzarese e della Dda. Il primo, infatti, altrimenti detto “Cento pistole”, e’ identificato dagli inquirenti come “capo-quartiere” a Catanzaro Sala; uno dei “responsabili” delle zone in cui la citta’ risultava suddivisa, da nord, zona affidata ai componenti storici del clan, fino a sud, zona concessa invece ai gruppi criminali rom, ormai a pieno titolo affiliati alla criminalita’ locale, con tanto di bene placito degli Arena di Isola capo Rizzuto, da cui i Gaglianesi dipenderebbero e di cui Giuseppe sarebbe l’attuale reggente. Una tesi, quella della Procura, contrastata tanto dall’avvocato Ioppoli, che ha fra l’altro negato l’appartenenza del suo assistito ad un clan la cui “contestazione” risale all’indagine “Falco Ghibli”, del ’93, in cui Comito non era in alcun modo coinvolto; quanto dall’avvocato Loiero, il quale ha invece negato l’esistenza del presunto legame fra gli Arena ed i cosiddetti “Gaglianesi”, che pure emerse da quella stessa precedente inchiesta. Non a caso Falco-Ghibli – che fra gli altri porto’ in carcere il boss della cosca catanzarese, Girolamo Costanzo (condannato all’ergastolo, “compare Gino” e’ recluso nella Casa circondariale di Spoleto in regime di carcere duro) – e’ stata citata anche dal gip Abigail Mellace la quale, nell’ordinanza cautelare emessa su richiesta del titolare del caso, il pm Gerardo Dominijanni, scrisse che le indagini della Mobile partite nel 2002 hanno disvelato “con chiarezza l’attuale esistenza, la piena operativita’ e la concreta pericolosita’ di un sodalizio mafioso radicato da tempo sul territorio di Catanzaro e i cui organi di vertice agiscono in costante collegamento e sotto le direttive e la vigilanza del clan dominante a Isola Capo Rizzuto e facente capo alla potente famiglia Arena”. Per l’esecuzione di quell’ordinanza, e dei 44 ordini di cattura che conteneva, “Revenge” scatto’, il 28 febbraio 2006, facendo luce sulla gestione del racket delle estorsioni, su giri di usura, traffico di armi e stupefacenti, in tutta la citta’. Alla fine, delle 86 persone per cui Dominijanni chiese il rinvio a giudizio, 34 scelsero il giudizio abbreviato. Il 20 luglio del 2007 dodici di loro furono condannati ad un totale di 38 anni di carcere, multe per 5.100 euro in tutto, risarcimenti per 240.000 euro (sono costituiti parte civile Regione, Provincia e Comune di Catanzaro, rispettivamente con gli avvocati Francesco Pittelli, Federica Pallone e Nunzio Raimondi). Si tratta di: Giuseppe Arena (2 anni in primo grado), Massimo Berlingiere (2 anni e 8 mesi), Giuseppe Caroleo (4 anni e 8 mesi), Antonio Comito (7 anni), Pasquale Comito (3 anni e 8 mesi), Ida Luana Di Bona (6 mesi), Antonio Gualtieri (3 anni), Francesco Gentile (2 anni), Pasquale Marullo (3 anni e 4 mesi), Giuseppe Miniaci (2 anni), Agostino Trapasso (3 anni), Luigi Vecceloque Pereloque (4 anni e 2 mesi). Per tutti, alla scorsa udienza del 20 settembre il sostituto procuratore generale Alfredo Garbati ha chiesto la conferma delle condanne di primo grado, tranne che per Gentile, Arena, Miniaci, e Gualtieri, per i quali ha proposto un inasprimento delle pene. (AGI)

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