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Città antica e patria per la famiglia dei poeti

3 Ottobre 2008
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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di Anna Foti- Dopo una pioggia leggera e una foschia, che l’avanzare del giorno ha disciolto nell’aria leggera, Sarajevo ha accolto oggi la delegazione internazionale di poeti giunti nei Balcani per il settima edizione degli Incontri Internazionali di Poesia dedicati allo scrittore bosniaco, scomparso nel 2002, Izet Sarajlic. Al Kino Bosna l’esordio di questa contaminazione poetica, in cui la lingua è una inesauribile risorsa e l’attività di traduzione uno scrigno di sfumature e occasioni di confronto.

Al via con una serata di letture e interpretazioni di Pieter Boskma (Olanda), Francis Combes (Francia), Rafael Courtoisie (Uruguay), Felix Grande (Spagna), Cletus Nelson Nwadike (Nigeria – Svezia), Marko Vesovic (Bosnia Ezegovina). Ad aprire la danza di versi Alessandro Fallavollita, ambasciatore Italiano a Sarajevo, Semiha Borovac, sindaco della capitale bosniaca, e Sergio Iagulli, direttore della Casa della Poesia, promotrice del progetto.

Sarajevo si conferma capitale internazionale di Poesia oltre che essere definita da molti come la Gerusalemme d’Europa. A dire il vero, quando si attraversa il centro circondato dalle colline, dal verde e dalle case scoscese, con il quartiere turco, le cattedrali ortodosse e le moschee, le une a pochi passi dalle altre, si capisce il perchè. Millenni di storia, molteplici tracce di civiltà, l’intera Bosnia rappresenta in Europa uno scrigno in cui culture e religioni si sono incrociate e contaminate. Dal Cristianesimo all’Islam, dalla civiltà greca a quella romana, dall’impero ottomano alla federazione yugoslava. Viaggi attraverso il tempo che lasciano ricordi vivi nei luoghi e nelle persone. Un lembo di terra multiculturale, insolito in Europa, in cui Ortodossi convivono con cattolici e seguaci della chiesa Bosniaca. Una città capace di ospitare già nel 1884 il primo tram dei Balcani e di divenire una della più grandi città dell’Impero Ottomano in territorio europeo. Una terra che diede ospitalità anche ad una numerosa comunità ebraica, poi decimata dallo sterminio nazista.

Laboratori artigianali, di legno, rame e metalli vari ancora animano le vie del centro, le stesse che circondano la Biblioteca nazionale bombardata durante la guerra e adesso in fase di ristrutturazione.

Lasciando il centro sulle larghe vie che costeggiano il fiume, la memoria incalza e spesso si incontrano cimiteri con centinaia di lapidi bianche. Sono le vittime della guerra degli anni Novanta. I segni di quella violenza, di quell’orrore sono visibili anche su alcune strutture e su alcuni edifici ma non ispirano compassione verso una città ancora piegata da quella sofferenza. La città di Sarajevo ha patito, questo è certo, ma ha anche reagito ed eventi come questo Incontro Internazionale di Poesia la ripongono al centro di quel contesto culturale vivo e carico di fermento che ha sempre dimostrato di meritare. Un salto indietro a prima della guerra, al tempo in cui a Sarayevo lo stesso Izet Sarajlic, anche il suo nome presente tre quelle fulgide lapidi, promuoveva annualmente le Giornate Internazionali della Poesia cui prendevano parte anche i poeti dall’Est Europeo. Un salto indietro per andare avanti.

Ma riprendere le fila di una tradizione poetica e culturale spezzata dal sangue e dalla violenza necessita di una forte presenza di spirito. Izet Sarajlic, scomparso nel 2002, ha dimostrato non solo di esserne dotato, ma anche di essere stato in grado di seminare e di lasciare una significativa eredità fatta di versi e scrittura, di pensieri e intenzioni. I poeti stringano legami al di là dell’incontro di lettura di condivisione e lascino decantare, nel tempo e al di là delle distanze, emozioni, affetti, dolori e amicizie. Una vera e propria famiglia insomma nella mente e nel cuore di Izet, quella dei poeti che avrebbero dovuto conoscersi e camminare vicini. Un progetto concepito a Sarajevo e per Sarajevo, al quale Izet cominciò a lavorare prima della guerra e che la guerra, bruscamente ha rischiato di fagocitare e di cancellare. Tale pericolo si è protratto fino all’incontro con Casa della Poesia di Baronissi (Salerno) e con i suoi direttori, Sergio Iagulli e Raffaella Marzano. Un incontro non fortuito ma a cui erano destinati: una casa editrice, di respiro internazionale che conta tra le sue pubblicazioni autorevoli voci poetiche italiane e straniere, e un poeta che avrebbe volentieri visitato i luoghi natii e la tomba di Alfonso Gatto, poeta italiano originario di Salerno di cui il prossimo anno ricorre il centenario della nascita che la stessa Casa della Poesia celebrerà con un’iniziativa di spessore internazionale.

“Certi incontri sono determinanti – hanno commentato Sergio Iagulli e Raffaella Marzano di Casa della Poesia – e noi possiamo testimoniarlo. Pubblicammo per la prima volta in Italia la sua raccolta “Qualcuno ha suonato” nel 2001 e da allora in poi nacque con Izet un’amicizia profonda. Lui ci raccontò del suo sogno di creare la famiglia dei Poeti e insieme a lui progettammo di riaccendere una nuova stagione poetica a Sarajevo. Purtroppo però riuscimmo ad avviare la prima edizione solo nel 2002 a pochi mesi dalla sua scomparsa, avvenuta nel maggio di quello stesso anno. Da allora continuiamo a farlo in sua memoriaì”.

Izet Sarajlic, presidente onorario di Casa della Poesia e cittadino onorario della città di Salerno, non riuscì infatti a prendere mai parte a quel progetto di cui ha rappresentato l’anima e il motore fin dal principio. La sua memoria dunque rimane in questi luoghi e nei suoi versi, ma soprattutto nei versi declamati in questi luoghi, in questa città, la sua, che ha amato al punto da non abbandonarla neanche durante i bombardamenti. I semi di ciò che egli ha piantato continueranno a germogliare. Come accaduto a Baronissi, in provincia di Salerno, dove in occasione dell’ultima Giornata Mondiale della Poesia – 21 marzo – Casa della Poesia è riuscita a completare il progetto poetico di cultura e solidarietà inaugurando anche la “casa dei poeti”, luogo di approdo e di rifugio per gli appassionati e culla per nuove esperienza di condivisione. I semi che Izet ha piantato germoglieranno ogni volta che a Sarajevo, e in ogni altro angolo di mondo, la poesia opporrà bellezza e speranza alle ferite dei conflitti e alla paura del futuro. Almeno la poesia non sia vittima della guerra.

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