La Regione Calabria, la Provincia di Cosenza, Confindustria Calabria e due parti offese “private” si sono costituiti parte civile all’udienza preliminare a carico di 35 presunti affiliati al clan Forastefano di Cassano, coinvolti nell’inchiesta antimafia nome in codice “Omnia”, e comparsi oggi a Catanzaro davanti al gup Abigail Mellace. Pochi, rispetto alla lunga lista di parti offese che compaiono nelle carte del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Vincenzo Luberto. Fra gli Enti pubblici che hanno chiesto di costituirsi parte civile mancano, in particolare, i vari Comuni contemplati fra le parti lese nel procedimento. Il solo Comune di Cassano Ionio si costituira’, ma al processo davanti al tribunale collegiale di Castrovillari dove, il 13 ottobre, avra’ inizio il dibattimento per i tanti imputati che non hanno chiesto riti alternativi. Sono invece 35 quelli che hanno chiesto il giudizio abbreviato (che in caso di condanna comporta lo sconto di un terzo sulla pena da irrogare), per i quali e’ iniziata oggi, nell’aula bunker in via Paglia, a Catanzaro, la requisitoria del pubblico ministero Luberto, che terminera’ giorno 31 con le singole richieste di condanna. Oggi, intanto, il pm ha iniziato a ripercorrere il vasto impianto accusatorio, in cui a vario titolo sono contestati i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, e reati fine che vanno dalla rapina all’estorsione, all’usura, allo spaccio di droga. Secondo quanto emerse fin dall’operazione dei carabinieri scattata il 10 luglio del 2007 per l’esecuzione di oltre 50 ordini di cattura – l’inchiesta ha coinvolto tra gli altri anche il consigliere regionale Franco La Rupa, non arrestato ma solo indagato, poiche’ gli inquirenti ritengono che i Forastefano abbiano sostenuto la sua candidatura -, il clan non solo avrebbe imposto in modo generalizzato il pizzo agli imprenditori agricoli, agli imprenditori del terziario e agli appaltatori di opere pubbliche e private in tutta la Piana della Sibaritide, nel Cosentino, ma avrebbe inoltre gestito l’immigrazione clandestina e l’impiego della manodopera irregolare, mettendo a segno inoltre una serie di truffe all’Inps grazie a cooperative agricole di cui aveva acquisito il controllo, e grazie alle quali avrebbe assunto fittiziamente un gran numero di braccianti. Gli affiliati avrebbero infine gestito l’offerta del pescato nel territorio di Cassano Ionio, attraverso imprese, vicine al sodalizio, che rivendevano i prodotti ittici. (AGI)




