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Home CITTA Reggio Calabria

Sequestrati beni per 500 mila euro al clan Bellocco

26 Settembre 2008
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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clan_bellocco.jpg
Due fabbricati di circa 300 m.q. complessivi per un valore complessivo di oltre 500 mila euro riconducibili alla criminalità organizzata in particolare al clan Bellocco, operante nei comuni di Rosarno e San Ferdinando, sono stati sequestrati dalla Guaria di Finanza di Gioia Tauro su disposizione della Procura della Repubblica di Palmi.

Il provvedimento è maturato nell’ambito di pregresse indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria che alla fine del 2005 emetteva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Giulio Bellocco, classe 1951, la moglie Aurora Spanò, classe 1947, Francesco Antonio Rao, classe 1965 (figlio di primo letto di Aurora Spanò) Vincenzo D’Agostino, classe 1965 e Antonio Loiacono, classe 1974, di Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, tutti accusati di usura ed estorsione aggravata e continuata. Il sequestro ha riguardato due fabbricati di fatto nella  disponibilità dei Bellocco. Gli accertamenti, così come prevede l’articolo 2 della legge 575/75, sono stati eseguiti, oltre che nei confronti dei destinatari del provvedimento di sequestro, anche nei confronti dei rispettivi figli e coniugi che con gli indagati hanno convissuto negli ultimi cinque anni. L’attività investigativa, coordinata dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, durata circa un anno, ha consentito di accertare come gli affiliati al clan Bellocco, tutti tra loro legati da stretto vincolo di parentela, provvedevano, nel corso del tempo, a reimpiegare i proventi derivanti dai delitti di usura ed estorsione nell’acquisto di beni immobili, utilizzando il sistema della scrittura privata non registrata in modo da rendere estremamente difficoltoso risalire all’effettivo proprietario del bene. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura della Repubblica di Palmi.

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