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Pentedattilo Film Festival: la prima giornata

20 Settembre 2008
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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La giornata
Pier Paolo Pasolini e il suo rapporto con la Calabria sono stati al centro della prima giornata del festival, iniziato ufficialmente poco dopo le ore 17.00 con la conferenza di presentazione all’interno della chiesa di SS. Pietro e Paolo.
Maria Milasi, coordinatrice artistica, e Kristina Mvravcova, presentatrice e coordinatrice delle serate, hanno dato il benvenuto agli ospiti di questa terza edizione, sottolineando la crescita costante e continua del Pentedattilo film festival che ormai è uno degli appuntamenti fissi e più attesi non solo per gli appassionati di cinema.
All’interno della chiesa è stata allestita la mostra fotografica: “Il vangelo secondo Matera”, del giornalista-fotografo Domenico Notarangelo, in collaborazione con la casa editrice “Città del sole” che ha edito l’omonimo volume. Si tratta di una vera e propria testimonianza del rapporto di amicizia e collaborazione di Notarangelo con il regista, nata in occasione dei lavori per il film “Il vangelo secondo Matteo”, girato a Matera. 
Nelle varie location nel borgo di Pentedattilo sono iniziate quindi le proiezioni dei cortometraggi in concorso e fuori concorso per le varie sezioni: Corto donna, Corto giovani, Territorio in Movimento, Documentari.

La conferenza nella chiesa di SS. Pietro e Paolo
Nel corso di un incontro con la presenza dell’editore Franco Arcidiaco e di Tonino de Pace del Circolo del cinema “Cesare Zavattini”, il giornalista Domenico Notarangelo ha ripercorso la sua esperienza con Pasolini, raccontando numerosi aneddoti del regista: «Un personaggio importante, del quale conservo un ricordo vivo. Ho pianto quando ho saputo della sua morte e ancora oggi a parlarne sento una forte emozione. Le foto della mostra le ho fatte tutte sul set mentre il regista girava il suo film. Tra l’altro mi sono ritrovato a fare pure la comparsa, dicendo anche due battute. Ho fatto 70 foto in tre giorni, e nel corso della mia carriera ho fatto in tutto oltre centocinquantamila scatti».
Tonino de Pace, oltre a ricordare la figura di Pasolini, ha dato qualche delucidazione sul documentario “Pasolini e la Calabria. Comizio d’amore”, proiettato alla fine della conferenza: «Si tratta di un lavoro in cui abbiamo cercato di far capire il rapporto che il regista ha avuto con la nostra regione. All’inizio controverso ma poi di estremo amore con una popolazione che aveva tutte quelle caratteristiche di emarginazione e quelle radici contadine cui Pasolini era interessato. Il nostro è stato il tentativo di documentare questo percorso che lo ha portato fino a Reggio nei giorni della rivolta del ’70». L’invito di de Pace è quello di non guardare a Pasolini in maniera ideologica: «Lui era uno che modulava le sue idee sugli accadimenti, senza pregiudiziali. Per questo dico che non bisogna guardarlo in modo ideologico».
Franco Arcidiaco, oltre a ringraziare Notarangelo il cui libro, ha detto «rappresenta uno dei lavori più importanti editi dalla mia casa editrice», ha raccontato qualche aneddoto: «Avevo 15 anni nel ’68 e ho vissuto quegli anni e la figura di Pasolini molto intensamente. Era uno che risvegliava le coscienze, sempre critico. Noi dividevamo il mondo in due, buoni e cattivi e lui invece con i suoi ragionamenti ti spiazzava sempre».

Approfondimento
Molto seguita e apprezzata la testimonianza di Domenico Notarangelo, la cui mostra fotografica è ancora visitabile all’interno della chiesa di SS. Pietro e Paolo. Un racconto pieno di aneddoti: «Pasolini era stato prima in Palestina alla ricerca di una location adatta per il suo film, senza però trovare quello che cercava. “Qui è tutto maledettamente moderno” aveva commentato. Alla fine, dopo alcuni tentativi in Puglia, il maestro aveva trovato in Matera le caratteristiche che potevano richiamare i paesaggi in cui era vissuto Cristo decidendo quindi di girare il suo film lì. A quei tempi – continua Notarangelo- io ero corrispondente dell’Unità e militante del partito comunista. Pasolini era un personaggio scomodo per tanti ed era spesso vittima di aggressioni da parte di gruppi neo-fascisti. Temendo che potessero verificarsi anche a Matera, gli organizzatori delle riprese pensarono di rivolgersi alla locale sezione del partito comunista per predisporre una specie di servizio d’ordine. Io avevo 34 anni all’epoca e fui incaricato della cosa. Nacque così il rapporto tra me e il maestro. Sinceramente parlando ero sicuro che non ci sarebbero stati problemi di aggressioni, Matera è una città democratica e la gente non avrebbe mai fatto del male a Pasolini, comunque mi misi a disposizione e organizzai un servizio d’ordine. Non solo. Quando lui volle conoscermi e lo incontrai nella hall del suo albergo, mi chiese di trovargli 50 comparse che avrebbero dovuto interpretare il ruolo di sacerdoti e farisei». Notarangelo si commuove mentre racconta questi aneddoti: «Ne ho un ricordo molto vivo, lucidissimo. È come se tutto stesse succedendo di nuovo adesso. Gli chiesi: che facce devono avere queste comparse? E lui con una battuta mi rispose: sai, quelle facce fasciste! Gli trovai 51 comparse, ne scelse 50. Man mano che girava, i negativi venivano mandati a Roma dove venivano lavorati e poi ritornavano. Pasolini visionava il girato assieme ai suoi assistenti ed io ero lì con loro. A un certo punto il maestro mi disse: “devi anche tu fare una parte, devi fare il centurione”. Io gli chiesi: “Quanto tempo ci impiegheremo?” E lui: “3 ore”. Furono tre giorni! Fu in quel momento che decisi di fare delle fotografie sul set. Prima non ci avevo neanche pensato. Non era facile perché c’è il fotografo di scena, ma me lo consentirono ugualmente. Feci 70 fotografie in 3 giorni. Mi ero preparato due macchinette cui avevo allungato le cinghie per poterle avere con me nonostante il vestito da centurione che dovevo indossare. Quando non ero occupato come comparsa, fotografavo».
Notarangelo racconta anche un aneddoto curioso su Pasolini e il suo rapporto con il PCI: “Essendo corrispondete dell’Unità, telefonai al giornale e dissi: “Ho la possibilità di fare un articolo su Pasolini che sta girando un film, lo volete?” Mi risposero: “No, grazie. In caso lo facciamo noi”. Alla fine non lo fecero neanche loro e così l’Unità “bucò” il film “Il vangelo secondo Matteo”. Pasolini era un personaggio scomodo per tanti. Amava discutere. Era sempre circondato da giovani che gli facevano domande ma poi era lui a farle a loro. Voleva conoscerli, sapere cosa pensavano, che film guardavano, in che contesto vivevano, cosa leggevano».
Sulla foto che compare nella copertina del suo libro, “I vangeli secondo Matera”, l’autore racconta: «Vidi Pasolini senza occhiali e vicino alla macchina per le riprese. Lui portava sempre delle lenti scure e mi sembrò importante fargli uno scatto senza. La cosa curiosa è che impiegai un po’ a sistemare la macchina fotografica, lui capì che lo stavo per fotografare e che ero in difficoltà ma temporeggiò come per darmi il tempo, alla fine riuscì a fare lo scatto, uno dei più belli: Pasolini senza occhiali, vicino alla camera che guarda nell’obiettivo. Una foto importantissima».

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