Riceviamo e pubblichiamo
La riflessione che viene inviata in allegato ha, nella stesura, preceduto l’articolo
di Ernesto Galli Della Loggia intitolato “Il silenzio del Sud” (Corriere della Sera,
14 settembre 2008).
A scrivere è una docente di liceo classico del Sud che ha vissuto e vive nella
quotidianità “l’intera realtà sociale del Mezzogiorno” (E.Galli Della Loggia).
Infatti, l’operare nella scuola, il contatto quotidiano con i giovani e con gli
adulti che interagiscono offrono materia di conoscenza approfondita della complessa
realtà umana. Quanto viene esposto relativamente a un segmento circoscritto nello
spazio e nel tempo della via scolastica è sufficiente per far capire la sofferenza
che accompagna l’attività di chi lavora nel Sud e per il Sud. La “questione
meridionale”, piuttosto che con l’attenzione ai dati statistici che mettono a fuoco
uno spaccato della realtà (il riferimento è all’“abbassamento della complessiva
qualità scolastica nel Sud”), va letta con un’attenzione ad una pseudocultura
dominante, veicolata da comportamenti umani che purtroppo sono sono stati per
lungo tempo trasmessi da una cultura emersa nella seconda metà del secolo scorso.
Una profonda esigenza di “giustizia” nella “fratellanza” è stata
causa diretta di un’attenzione al “buonismo” generatore di operatività
ambigua se non di profonde ingiustizie, di clientelismo, di progressiva
deresponsabilizzazione di soggetti che via via vedono il proprio destino non frutto
di impegno personale, ma piuttosto di disegni che altri devono realizzare.
Il quadro che è sotteso, le cui tinte non sono certo consonanti, non deve precludere
la possibilità di individuare le potenzialità in positivo che emergono sia nelle
giovani generazioni sia in quegli adulti che operando senza far rumore rompono “il
silenzio” che la cultura dominante esprime in sé.
È forse questa testimonianza, purtroppo non sufficientemente diffusa, che va
attribuita a “quella coscienza polemicamente e analiticamente esploratrice” capace
di “svolgere quella funzione critica […] tratto decisivo della sua identità”.
Paradossale cogliere questo atteggiamento identitario in un episodio, quello che è
oggetto della “riflessione” allegata. Tuttavia, essa rivela l’uso della norma in ogni
spaccato della società meridionale, norma che può apparire osservata ma di cui, nei
fatti, si fa ad ogni livello uso distorto.
Il silenzio del Sud sarà rotto solo e soltanto dall’esplodere di una coscienza
etica.
Pina Spataro
già docente di Filosofia e Storia nei licei
già consigliere del CNPI




