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La Rosa (Prc) chiede dimissioni Ministro Gelmini

5 Settembre 2008
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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Dal segretario provinciale di Rifondazione comunista riceviamo e pubblichiamo

Che il governo attualmente in carica, il Berlusconi Ter della presunta seconda (o terza?) repubblica, fosse – tenacemente, coerentemente, puntualmente – un governo antisociale e antimeridionale era cosa già nota (e già ratificata dai primi atti del Consiglio dei Ministri). Tuttavia, nell’ambito della compagine guidata dal Presidente Berlusconi, vi è una ministra che – apparsa dal nulla e rappresentativa di poco più che se stessa – eccelle nella sua azione di abbattimento del residuo welfare pubblico, una ministra – la Maria Stella Gelmini – che sta perseguendo uno spaventoso disegno di regressione culturale ed organizzativa della scuola pubblica italiana.

Serve fermarla, al più presto e nella maniera più efficace possibile. Serve fermarla per la sua azione di gerarchizzazione delle istituzioni scolastiche, per il ritorno al maestro unico, per il suo pregiudizio nei per la cancellazione di decine di migliaia di posti di lavoro, per la chiusura di numerose scuole, confronti degli insegnanti meridionali. Non passa giorno, ormai, in cui sui giornali e sugli organi di informazione della nostra provincia non si assista all’annunciata chiusura di plessi scolastici, alla cancellazione di classi e di corsi, con relative  contestazioni di sindaci e di popolazioni locali. Purtroppo, la logica che guida la destra post-moderna del berlusconismo realizzato è quello della “cassa” a vantaggio  dei più ricchi, a vantaggio di chi ha (di tutto e di più): e, quindi, la scuola pubblica quale bene  e diritto universale, la scuola pubblica quale istituzione inclusiva e  democratica, è solo un peso da ammortizzare, un costo da contenere, senza alcuna considerazione per l’insostituibile ruolo di presidio che – in molte realtà di provincia – una scuola, anche piccola, piccolissima, può rappresentare per pezzi interi di territorio e di società. Le istituzioni locali della Calabria tutta dovrebbero richiedere ufficialmente il fermo a questa scellerata azione distruttiva del Ministro Gelmini, a richiedere anche l’immediato allontanamento da una postazione di governo così importante e, se vogliamo, così immeritata. Noi lo faremo, ovunque possibile, con i nostri amministratori e con i nostri rappresentanti istituzionali, e lo faremo ancora con le mobilitazioni che – inevitabilmente – il mondo della scuola tout court saprà mettere in campo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

Ma c’è di più e, per certi versi, di peggio. Il  Ministro Gelmini è divenuta anche un simbolo di un certo malcostume “politicante”, ovvero del moralismo ipocrita di tanta classe politica, della doppia morale con cui si giudicano fatti e situazioni. Come considerare altrimenti la sfacciataggine con la quale ha ammesso – in quanto ritenuto più facile e in quanto fuori dalle quote “castali” presenti al Nord – di aver svolto l’esame di accesso alla professione di avvocato a Reggio Calabria (e non a Brescia, sua terra d’origine)?

Rifondazione Comunista, al pari di altre forze d’opposizione, ne ha chiesto le dimissioni immediate. Lo ha fatto anche con un incisivo editoriale su LIBERAZIONE, contestando persino il diritto del Ministro Gelmini di “tediarci con i suoi discorsi sul merito” nel mentre confessa di non aver esitato un istante a comportarsi come tutti gli altri pur di ottenere il suo “pezzo di carta”: ovvero, infischiandosene del merito e delle valutazioni obiettive, della parità di trattamento dinanzi alla legge, ecc..

È bene precisarlo: noi, cittadini semplici e militanti di sinistra, non abbiamo ( e non vogliamo avere) alcun titolo a giudicare chi lotta – in un modo o nell’altro – per garantirsi un lavoro e/o una professione qualificati. È tutto un sistema di corporazioni, di privilegi, oligarchie che andrebbe buttato giù e ricostruito in un’ottica di grande apertura democratica ed inclusiva. Da un Ministro della Repubblica ci aspettiamo che contesti le modalità corporative e antidemocratiche con le quali si accede al mondo delle professioni (come ben esemplificato dalla sua partecipazione agli esami di Reggio Calabria), che si batta per un mondo scolastico ed universitario dove le differenze di casta vengano ridimensionate. E, invece, abbiamo l’elogio dell’arrangiarsi, dell’imbrogliare, della parità d’accesso quale mera chincaglieria costituzionale: ma davvero è questo quello che si merita il popolo italiano? Davvero il massimo cui possiamo aspirare è un Ministro che parla di merito e di ordine quando – per diretta e personale esperienza –  non sa nemmeno cosa siano?

 

 

 

Il Segretario Provinciale PRC
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