”I giornalisti chiesero a Giovanni Falcone se l’esercito poteva contribuire alla sconfitta della mafia e il magistrato rispose affermativamente, precisando pero’ che l’esercito a cui egli alludeva era costituito da maestri elementari, non gia’ da militari, conferendo all’istruzione un potere assoluto. Alla luce di questa autorevole affermazione, il taglio di scuole nei piccoli centri calabresi e’ da considerarsi estremamente inopportuno e socialmente dannoso”. E’ quanto afferma Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, secondo il quale ”se da un lato ci sono ragioni di bilancio, dall’altro non e’ possibile ignorare lo stato emergenziale in cui versano determinati territori, fra i quali la Calabria occupa un posto preminente”. ”In Calabria -sottolinea il sociologo- occorrerebbe istituire punti d’istruzione scolastica anche nel piu’ sperduto paesello dell’entroterra aspromontano e silano, altro che smantellamento. La forza dirompente della ‘ndrangheta affonda le proprie radici su una cultura che deve essere sconfitta sullo stesso piano, cioe’ quello dei valori, che devono essere iniettati ipodermicamente perche’, parafrasando una delle piu’ rilevanti teorie della potenza della comunicazione, ogni membro del pubblico di massa e’ direttamente attaccato dal messaggio, con effetti dirompenti soprattutto sui soggetti in eta’ evolutiva”. Marziale chiede quindi al Governo ”di riconoscere alla Calabria, sul piano scolastico, lo status emergenziale e di voler potenziare, piuttosto che diminuire, la presenza di punti d’istruzione sul territorio, altrimenti ogni enunciazione di lotta alla criminalita’ organizzata potrebbe risuonare retorica alle orecchie di quanti con la ndrangheta sono costretti a fare i conti quotidianamente, cioe’ i cittadini calabresi. E – conclude – come se non bastasse, le famiglie devono fare i conti con un sistema di trasporti non paragonabile al collegamento esistente tra Milano ed il suo hinterland, per cui preoccuparsi di portare un bimbo a scuola dalla periferia al centro piu’ prossimo e’ compito piu’ che arduo”. (Adnkronos)




