
di Stefano Iorfida- Il 3 settembre del 1943, le forze angloamericane, dopo una serie di pesanti cannoneggiamenti, sbarcano a Reggio approdando in diverse zone costiere della città (Catona, Pentimele, Gallico). L’8 settembre era vicino ma è fuor di dubbio che sul piano giuridico e politico si sia trattato di una invasione e non, come spesso si sostiene, di una liberazione.
Gli alleati trovano una città quasi vuota a causa dei pesanti bombardamenti che dal 6 maggio ne hanno sconvolto la vita civile. Come è ben noto nella primavera-estate del 1943 Reggio fu incessantemente bombardata. E’ pur vero che azioni di offesa aerea ( mitragliamenti, lancio di bombe e di spezzoni incendiari) furono effettuati su Reggio fin dal 1941, ma gli atroci bombardamenti sulla città ebbero inizio solo il 6 maggio 1943 rispondendo ad una necessità tattico-operativa da parte delle truppe angloamericane che si apprestavano allo sbarco in Sicilia. In attesa del comandante delle truppe d’occupazione l’ultimo sindaco-podestà della Città Michele Barbaro. Si tratta di un periodo storico importante e complesso analizzato con acutezza da Agazio Trombetta, le cui ricerche sul tema hanno costituito senza dubbio una svolta anche per l’ampiezza delle fonti utilizzate e per la considerazione, finora mancata, che non poche delle incursioni aeree sull’Italia e su Reggio Calabria e la sua Provincia non avessero sempre e in ogni caso un valore strategico ma anche un significato quasi “terroristico” mirando a demoralizzare la popolazione civile in vista del prossimo sbarco alleato in Sicilia. Sullo sbarco un altro studioso reggino, Giuseppe Marcianò, servendosi di fonti alleate, in parte non ancora esplorate, ha realizzato un prezioso volume, “Operazione Baytown” ricco anche di una inedita documentazione fotografica. Da quel giorno Reggio riprende lentamente a vivere. Pur sottoposta a amministrazione militare ricomincia ad avere una parvenza di democrazia. Le incursioni aeree della primavera-estate hanno inferto danni materiali gravissimi ad una città che si era appena ripresa dal terremoto e molti degli “sfollati” hanno da affrontare gravi problemi al loro ritorno:case distrutte o danneggiate, penuria di cibo. La guerra d’altra parte si sarebbe conclusa solo due anni dopo. A 65 anni di distanza giova forse ricordare l’evento e rendere omaggio a quei reggini che pur appartenendo a diversi schieramenti politici (abbiamo citato Barbaro e giova ricordare il prefetto Priolo), in un momento difficile hanno saputo mantenere una compostezza degna di uomini delle istituzioni. Un ringraziamento anche agli storici citati e a tutti gli altri che attraverso le loro ricerche ci consentono di non dimenticare e di tramandare ai giovani – se ne esisteranno in futuro ancora interessati alle vicende della loro città -la memoria di fatti apparentemente lontani nel tempo ma indispensabili per comprendere il presente e soprattutto il futuro di una comunità.




