Riceviamo e pubblichiamo:
Nel silenzio delle associazioni di tutela, nel pieno della calura agostana, scompare in silenzio uno storico locale che avrebbe dovuto godere di vincoli finalizzati a conservarne e valorizzarne l’esistenza, seppure nel rispetto dell’impresa privata e dei necessari adeguamenti delle attività commerciali. La ex Farmacia Curia, sita sul Corso Garibaldi nei pressi della Cattedrale, cambiata negli ultimi anni proprietà si è all’improvviso in questi giorni spogliata dei bellissimi armadi di legno intagliato, tra i più belli della città, e degli arredi e le ceramiche antiche che facevano ordinatamente bella mostra di sé. Non sappiamo se avesse anche, come le altre attività simili, oggetti e vecchi attrezzi di lavoro. Soggetta ad improvvisa chiusura per ristrutturazione, pare che gli armadi siano stati in tutta fretta venduti e si stiano facendo lavori che modificano integralmente l’antica struttura che per tanti decenni è stata un preciso riferimento nel centro storico della città. Certamente restano ancora a Reggio altri esempi che andrebbero adeguatamente tutelati per evitare che una città, “nuova” perché ricostruita negli anni ’20-40 a seguito del disastroso terremoto di cui ricorre quest’anno il centenario, non riesca neanche a conservare neppure la memoria delle sue nuove origini. L’appello è quindi nell’immediato rivolto ai proprietari di queste attività e di rimando alle autorità competenti per la tutela. A cosa infatti serve conservare nel Museo archeologico nazionale di Reggio e in altri musei della regione i vasi da farmacia seicenteschi provenienti dalla Certosa di Serra S. Bruno e dal Convento di San Domenico in Soriano,di fabbricazione di Castelli in Abruzzo e firmate da Francesco Saverio Grue, uno dei maggiori ceramisti dell’epoca? Cosa è stato di queste antiche tradizioni negli anni successivi? E’ evidente che anche la Calabria ha fatto parte di una storia della medicina e della preparazione erboristica e farmaceutica. Ove non sia ancora stato fatto occorrerebbe colmare questo vuoto per far capire ad amministratori e privati il valore di questo patrimonio.
Tutte le città che si rispettano hanno i loro antichi caffè, le antiche trattorie, gli empori e le farmacie storiche che fanno addirittura parte di itinerari e circuiti di visita turistico- culturali immortalati da specifiche guide. Pensiamo all’antico caffè Greco di Roma che ha tanto ispirato il nostro pittore Stellario Baccellieri, al caffè Renzelli nel centro storico di Cosenza, al Pedrocchi di Padova, al Florian di Venezia e a tanti altri luoghi simili che pure Reggio possedeva e che sono stati sacrificati ad un malinteso concetto di ammodernamento che pure poteva valorizzare, assieme alle novità tecnologiche, le tradizioni cui tanto tenevano i nostri antenati.
Un esempio di buona gestione del proprio patrimonio, del settore che oggi segnaliamo, ci viene dalla Regione Toscana con il progetto Farmacie Storiche promosso con la collaborazione dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza. I risultati relativi a questi aspetti della cultura scientifica sono stati pubblicati alcuni anni or sono in una guida, rivolta sia agli studiosi che alle amministrazioni pubbliche e ai semplici cittadini, alla cui realizzazione ha fattivamente contribuito sia la Regione che gli imprenditori privati interessati alla promozione del territorio.
Il censimento delle collezioni di interesse scientifico esistenti in Toscana prendeva spunto dalla necessità di salvaguardare le testimonianze superstiti della storia scientifica e tecnica della regione e mise in luce anche beni come le farmacie storiche, consistenti in un insieme di elementi architettonici, arredi, apparecchiature e dotazioni, che rappresentavano un mondo al quale era doveroso prestare attenzione. La pratica medica e farmaceutica, fin dai tempi più antichi è legata a un diffuso spirito religioso rivolto all’assistenza agli infermi. Trova larga applicazione sia nelle strutture monastiche sorte fin dal Mille sull’onda dell’osservanza alla Regula di San Benedetto, sia pure nell’ambito di strutture costruite per merito di facoltosi benefattori. Si potrebbe dire che in Toscana, come in altre regioni come la Calabria non vi era Convento o Spedale che, accanto all’Ospitium, dove venivano accolti e curati i pellegrini, non avesse una Spezieria e un Monacus Pigmentarius addetto alla coltivazione e preparazione dei medicamenti.
La Toscana è famosa anche per le sue numerose spezierie pubbliche, le cosiddette botteghe di speziale che, antenate delle farmacie attuali, e come queste gestite da privati, erano strettamente legate e sottoposte, al loro nascere, alle regole dell’Arte dei Medici e Speziali.
Di questa complessa storia delle antiche strutture dove si preparavano e vendevano medicinali, oggi non rimangono che poche tracce; alla dispersione delle farmacie conventuali contribuì ad esempio la soppressione dei conventi che portò spesso alla perdita di arredi e dotazioni antiche, così come il nuovo assetto del sistema sanitario, sotto il cui controllo erano passate le farmacie ospedaliere, portò a cambiamenti e spostamenti che costituiscono un capitolo, ancora in parte da indagare, della storia della farmacia.
Dalla consapevolezza che la regione Toscana ha, anche in questo campo, una storia ricca e articolata, dalla necessità di riscoprire e valorizzare quanto di questo patrimonio culturale è rimasto, è nata la ricerca sulle farmacie storiche che ha assunto i caratteri di un vero e proprio censimento per la conoscenza di una realtà complessa, soggetta a continue trasformazioni, che non si ricollega solo alla storia più generale della scienza medica ma fa parte di quella di ogni singola città o di un territorio caratterizzati da diversità e originalità culturali.
Strumento del censimento è stata una scheda appositamente studiata e progettata in modo da restituire in maniera sintetica l’ampio spettro d’informazioni che una realtà così complessa poteva esprimere. Nel censimento sono state oggetto di particolare attenzione soprattutto quelle realtà che hanno mantenuto in gran parte intatte le testimonianze del proprio passato. La “carta di identità” di ogni singola farmacia contiene i requisiti relativi ai principali connotati, alla sede in cui la farmacia è collocata, all’arredo, alla dotazione e alla storia. Scaffali e banco di vendita talvolta costituiscono un unicum altamente significativo dell’epoca in cui sono stati realizzati; la dotazione, per lo più costituita da oggetti che servivano a contenere o a preparare gli antichi medicamenti, riguarda mortai in bronzo, pezzi ceramici e vitrei che, essendo generalmente di manifattura toscana, sono indice di quello stretto legame che esisteva tra l’attività farmaceutica e manifatturiera. La storia di ogni singola farmacia è stata ricostruita in base alle fonti bibliografiche e alle informazioni orali e in diversi casi in base al materiale documentario fornito dai singoli farmacisti. In alcuni casi la storia della farmacia ha assunto i caratteri della storia della famiglia del farmacista, ultimo di una “stirpe” che conserva archivi, vecchi ricettari, diplomi di laurea e antiche farmacopee, ma anche si è arricchita delle esperienze legate agli eventi bellici e alle alluvioni.
Riteniamo importante sottolineare il fatto che, come nel caso della farmacia ex Curia, le farmacie si trasformano e vengono modernizzate con grande frequenza con conseguenti dispersioni parziali o totali di arredi o dotazioni e si può affermare che le farmacie storiche tuttora esistenti lo sono grazie alla sensibilità, cultura e passione per la loro professione dei farmacisti proprietari.
Marisa Cagliostro




