STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
giovedì, Giugno 4, 2026
strill.it
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI
No Result
View All Result
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI
No Result
View All Result
strill.it
No Result
View All Result
Home RUBRICHE Storie

Un agosto di sangue in Caucaso

21 Agosto 2008
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
0

ossezia.jpg

di Anna Foti – E’ un agosto di sangue in Caucaso dopo l’attacco dell’Ossezia del Nord da parte del governo georgiano guidato da Saakashvili. Dopo l’arrivo immediato delle truppe russe in Ossezia, una tregua saltata e l’avanzamento verso la capitale della Georgia, Tbilisi, dei carri armati russi con milizie ossete al seguito, drammatico è il bilancio di morti, quasi tutti civili sudosseti e profughi. Più di qualcuno richiama alla memoria l’incubo ceceno durante il quale la Russia di Putin e di Vladimir Shamanov, nominato capo delle forze armate russe in questo conflitto, perpetrarono gravi abusi in nome di un nemico chiamato “Terrorismo ceceno”. Nella storia che ancora chiama sangue, tuttavia, accanto alla autodeterminazione di un popolo, quello sudosseto, all’ostinazione di un governo che non la consente, questa volta quello georgiano, ancora in ballo è la Russia che di Putin è rimasta nella sostanza dal momento che a lui e non al neo presidente Medvedev sono affidate le delicate contrattazioni con Bush e Sarkozy, intervenuti per caldeggiare il ritiro delle truppe russe dal territorio georgiano.  Anche la Nato tiene questa linea e viene tacciata dal governo russo come fautrice del “regime criminale georgiano”.

Alcuni equilibri potrebbero saltare e tradursi in fratture. L’Unione Europea, intanto, si limita ad una disponibilità ad un’operazione di pace in Ossezia ma non condanna l’operato russo.

C’è chi prefigura scenari sempre più drammatici e violenti dal momento che vi sarebbero interessi legati alla costruzione di un gasdotto verso l’Europa. Due i progetti che porterebbero energia in Europa ma con due percorsi differenti uno dei quali non riguardante la Russia. Questo denominato “Nabucco” dal Mar Caspio e dal Medio Oriente trasporterebbe gas fino all’Europa, in Austria attraverso la Turchia e usando la Georgia, mentre l’altro, quello caldeggiato dalla Russia e in cui anche l’Italia sarebbe coinvolta nella costruzione, il SouthStream, trasporterebbe gas dalle coste russe attraverso il Mar Nero, in direzione Bulgaria, distribuendolo poi attraverso l’Austria, la Grecia e l’Italia meridionale. L’Europa non è unanime circa il progetto da sostenere. Mentre la Russia sembra avere le idee chiare nel voler boicottare il “Nabucco” in favore del “SouthStream”. L’obiettivo è quello di far passare il gasdotto dalla Russia e non dalla Georgia.

Ma torniamo al conflitto che intanto, gasdotto si gasdotto no, continua a causare morte e a seminare devastazione. Pressioni arrivano anche da Francia e Germania per il ritiro delle truppe russe dalla zona di conflitto e insistenti richieste piovono dal presidente Bush per il mantenimento dell’integrità del territorio georgiano. Intanto sono in arrivo gli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa  OSCE e il Cremino, che non intende abbandonare il confine del Mar Nero, dichiara che il ritiro iniziato nei giorni scorsi e che dovrebbe concludersi entro domani 22 agosto, sarà completato se analogo comportamento sarà tenuto dalle milizie georgiane dai territori sudosseti.  Intanto l’Ossezia del Sud ribadisce, per voce del suo presidente Eduard Kokoity, che conferma quanto votato in un referendum nel 1992, cioè la volontà popolare di separarsi dalla Georgia e di essere annessi alla Russia. Erano gli anni in cui divenne presidente Eduard Shevarnadze, già ministro degli esteri sovietico con Gorbaciov, che adesso critica aspramente l’operato della Georgia che avrebbe inteso risolvere il nodo della Ossezia del Sud con l’uso della forza e delle armi, inasprendo un contesto già preannunciato quando la stessa popolazione georgiana venne espulsa durante le guerriglie degli anni Novanta dall’Ossezia e dalla Abkhazia. Ma la questione come sempre è molto più complessa e la violenza genera altra violenza, semina morte e lascia riapparire il fantasma, che tale non è stato in Cecenia, di genocidio. La Georgia è infatti erede di un regno centenario ricco di minoranze etniche concentrate in piccole aree geografiche, come l’Abkhazia e l’Ossezia del Nord, lo Javakheti in cui vivono gli armeni e l’Ajara in cui risiedono georgiani mussulmani. Già indipendente per un breve periodo dopo la rivoluzione del 1917, la Georgia fu di nuovo occupata dall’Unione Sovietica nel 1921 e resta sua parte integrante fino al crollo degli anni Novanta, quando essa ne esce come uno stato completamente da rifondare. In questo contesto si rafforzano nel tempo le spinte indipendentiste e parallelamente anche gli interessi russi nelle medesime zone. Su queste crisi separatiste si concentra fino al ricorso all’uso della forza, l’attuale presidente georgiano Saakashvili, per contrastare l’influenza della Russia che ha riconosciuto a tutti i residenti della zona la cittadinanza.

Sarebbe auspicabile che l’osservatorio internazionale riflettesse anche sull’aspetto relativo alle responsabilità nei confronti delle vittime, oltre che sugli equilibri internazionali e sulle mire al nuovo polo energetico, certamente importanti ma non quanto il rispetto dei diritti e la giustizia. Si legge in comunicato di Amnesty International Italia che “Dato il livello di distruzione e l’alto numero di perdite denunciato tra la popolazione civile, Amnesty International ritiene che queste azioni possano aver costituito attacchi indiscriminati o sproporzionati oppure deliberati contro obiettivi civili. In tutti i casi, si tratterebbe di crimini di guerra che non devono restare impuniti. Crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nel territorio della Georgia, a prescindere dalla nazionalità degli autori, ricadrebbero sotto la giurisdizione della Corte penale internazionale, ai sensi dell’art. 12 dello Statuto della Corte stessa (Statuto di Roma). La Georgia ha ratificato lo Statuto di Roma il 5 settembre 2003, la Russia lo ha firmato il 13 settembre 2000. Sebbene non abbia ratificato lo Statuto di Roma, il governo russo è obbligato a non compiere azioni contrarie ai suoi obiettivi e scopi, come ad esempio commettere crimini di guerra o crimini contro l’umanità.

E’ un agosto di sangue nel Caucaso. E’ un agosto caldo che tuttavia lascia l’amaro di un sospetto: la guerra fredda potrebbe tornare ad accendersi. A ritenerlo plausibile è Shevarnadze che lavorò con successo alla fine della guerra fredda e allo smantellamento delle armi nucleari. Egli non fa segreto di intravedere nel posizionamento dello scudo antimissile nella Repubblica Ceca e in Polonia da parte degli Stati Uniti, un passo indietro verso il ripristino dei blocchi contrapposti.     

 

Post precedente

Reggio: Rtl protagonista dell’estate reggina a Palazzo di città

Post successivo

Rende: ancora fiamme nella zona industriale

Post successivo

Rende: ancora fiamme nella zona industriale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Associazione Culturale “Urba“
Via Crisafi 17a – 89100 Reggio Calabria
P.I. 02376000804 – Strill.it – Reg. Trib. Rc n° 07/06

seguici

Info sul sito

  • Home
  • Contatti
  • Politica cookie

Per la tua pubblicità

  • Inserzioni e sponsorizzazioni
  • Mappa ADV

© 2026 STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
Made with ❤ muscaridesign.it

No Result
View All Result
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI

© 2026 STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
Made with ❤ muscaridesign.it