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Home CITTA Reggio Calabria

Provincia: Tucci su chiusura scuola

21 Agosto 2008
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Mi associo al coro di critiche mosse in questi giorni per la chiusura di molti plessi scolastici della nostra provincia e offro alcuni spunti di riflessione. Chiudere la scuola in un paese o in una piccola frazione della nostra provincia, corrisponde ad un piccolo terremoto sociale che innesca una serie di eventi problematici  concatenati. La scuola rappresenta la proiezione delle aspirazioni di un certo contesto culturale; è lo specchio del territorio inserito in una geografia culturale più vasta; è o dovrebbe essere uno dei modi per appartenere ad una terra. Se i bambini di un piccolo centro devono spostarsi in un altro luogo per poter studiare, si creano già le premesse per la costruzione di un “altrove possibile” a discapito di un “qui” limitato e negativo, emarginante. Gli effetti negativi non sono soltanto nella mentalità e nella costruzione di una prospettiva futura: ci sono anche aspetti più pratici: come ci si sposta da un luogo ad un altro? Con quali conseguenze e con quali sacrifici in termini di economia e di riflesso nelle dimensioni della vita familiare? Insomma ci sembra proprio che questi provvedimenti non tengano affatto in considerazione che i criteri di economicità di un istituto scolastico non possono essere valutati unicamente in base al numero minimo di alunni. Nel calcolo dei costi e benefici andrebbero considerati tutti i danni sociali conseguenti; tutti quei meccanismi di protezione dei bambini che, venendo a mancare nella fase più importante della loro vita, portano inevitabilmente ad un maggiore costo sociale nel futuro. La politica deve recuperare una visione complessiva di quell’universo di valori che formano la persona umana. La centralità dell’individuo si ritrova  nello spirito della nostra costituzione all’art 2 (La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità,…); ricorda l’insegnamento di personalità di spicco della nostra storia democratica come Giorgio La Pira  che durante la sua carica di sindaco di Firenze dedicò ampia attenzione alla costruzione di nuove scuole.
Oggi assistiamo alla vittoria sempre più invadente della sostituzione della definizione di uomo come persona colla definizione di uomo come individuo.  Una sorta di anti-umanesimo che celebra l’utilitarismo come etica del rapporto sociale. L’individuo si muove agisce esclusivamente in base ai propri interessi come ha giustamente sottolineato Mons. Carlo Caffarra. Ed è proprio secondo questa visione ristretta dell’uomo che si è sbrigativamente preso in considerazione che la chiusura delle scuole e il conseguente accentramento in plessi più grande, possa veramente essere la soluzione ideale. Quello che ci colpisce è che, in piena epoca di esaltazione dei localismi, quando da più parti si invoca il recupero di un’identità perduta nella società multietnica e multirazziale, in tempi in cui le stesse Università, un tempo simbolo per eccellenza del necessario spostamento di giovani verso centri maggiori per motivi di studio, oggi aprono una miriade di piccole sedi operative diffuse nel territorio,  questa politica dell’accentramento si pone in chiara controtendenza e in grande contraddizione perché incide in quella fascia di età in cui si formano i processi inculturativi dei giovani.
Chi ascolta i giovani? Stiamo tenendo conto  delle loro volontà e delle loro aspirazioni? Nel panorama dei valori della società odierna, i giovani esistono solo come individui potenziali. Diventeranno “soggetti” solo da adulti, quando la nostra società potrà delineare il loro profilo del consumo secondo le migliori tecniche di marketing. Fino ad allori saranno considerati solo destinatari muti di processi di costruzione di bisogni.
In decisioni così importanti chi si occupa dei nostri giovani?
Così come l’economia, la scienza che governa e dirige il mondo di oggi, traccia i profili delle nostre esistenze come individui, occorre risvegliare una diversa coscienza dell’uomo informata ai valori della vita e della dignità umana.
Se si danneggia la scuola si danneggia la famiglia, si distrugge il futuro dei giovani e le aspettative di una società che vuole migliorarsi.
Quali prospettive di cambiamento possiamo immaginare senza prima aver recuperato la consapevolezza  che l’economia non può rappresentare in nessun caso la felicità se mancano i valori fondamentali di riferimento per la costruzione del futuro?
Contro la politica dei numeri auspichiamo una nuova attenzione per una scuola informata ai valori.

 

 

 

Attilio Tucci

Assessore Politiche sociali e giovanili

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