”Mio padre ha preso spunto dalla mia tessera di giovane comunista per sostenere che mia madre non e’ in grado di badare a me, perche’ i comunisti sono un gruppo di persone che portano i figli su una brutta strada”. Difende la madre il ragazzo di 16 anni che il tribunale di Catania ha affidato al padre. Nella decisione, presa dalla prima sezione civile, avrebbe pesato il fatto che il giovanem, che ha la tessera di Rifondazione Comunista, ”frequenta luoghi di ritrovo giovanili dove e’ diffuso l’uso di sostanze alcoliche e psicotrope”. ”Dovrei stare da mio padre, ma dopo l’aggressione che ho subito ho deciso di andare da mia madre – continua – Mio padre non fa altro che associare i comunisti a droga, alcol, insomma a una vita sbandata; io, invece, col mio gruppo mi trovo bene”. Il ragazzo racconta di essere stato portato dal padre in un centro per essere sottoposto al drug test. ”Sono risultato negativo – dice – ma mio padre ha continuato a dire che facevo uso di droghe. Questo e’ un punto fermo sul quale lui crede di potersi appoggiare per vincere a modo suo questa guerra”. (ANSA)




